Il ministro delle Finanze ha sostenuto che lo Stato sovvenziona la popolazione araba più di quella charedi, difendendo al contempo il sostegno alle famiglie numerose. Le sue dichiarazioni hanno suscitato proteste tra il pubblico: «Voglio incentivare le nascite, e su questo potete contestarmi».
Shir Sasson – Makor Rishon – 14 ottobre 2026
La carica di ministro delle Finanze in Israele è considerata un «cimitero per i politici» e, a giudicare dalle parole dell’attuale titolare, anche lui ritiene che l’incarico non lo abbia aiutato molto in termini di consenso popolare. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilasciato un’intervista al giornalista Amit Segal durante la conferenza Israele sceglie l’industria 2026, organizzata dall’Associazione degli industriali israeliani. Ha sostenuto che i suoi elettori non lo votano per il suo operato in campo economico.
«È proprio questo che mi ha permesso di diventare un buon ministro delle Finanze, non condizionato da considerazioni politiche. Penso che la maggior parte dei miei elettori mi sostenga per ragioni ideologiche. Questo, però, pone anche un limite alla possibilità di ampliare il consenso. Non ho amici ricchi, e ne conosco pochissimi, ammesso che ce ne siano. Non sono influenzato dai gruppi di pressione. È stato un fattore decisivo per gestire la guerra più lunga della storia di Israele».
«L’economia ha tre partner: il Santo, benedetto Egli sia; il secondo siete voi, le persone che escono di casa per lavorare e guadagnare; il terzo è la politica economica», ha dichiarato Smotrich. «Il mio disaccordo con il sistema della difesa riguarda il fatto che io voglio un grande potenziamento delle nostre capacità militari. Dobbiamo essere più forti, in una corsa agli armamenti. Fa parte delle nostre relazioni con il mondo: non c’è spazio per il romanticismo. Se avranno bisogno di noi, avremo un ruolo da svolgere».
Dopo aver illustrato le misure di politica economica da lui adottate, Smotrich ha dichiarato che vorrebbe restare alla guida del Ministero delle Finanze per un altro mandato. «Ma non pongo condizioni, se otterrò la fiducia del pubblico», ha aggiunto.
«Chi sedeva qui prima di me», ha detto il ministro delle Finanze, alludendo a Naftali Bennett, «aveva promesso che saremmo diventati Singapore. Da allora è stato primo ministro, ma non mi sembra che siamo diventati Singapore».
Il timore che gli israeliani lascino il Paese
A Smotrich è stato chiesto se non tema che alcuni israeliani decidano di lasciare il Paese qualora il blocco della destra vincesse nuovamente le elezioni e il governo fosse simile a quello attuale.
«Mi addolora molto sentire persone che dicono queste cose e spero che non lo facciano. Abbiamo molto lavoro da fare per riconciliare le diverse parti della società. Ho cercato di essere il ministro delle Finanze di tutti, non ho gestito un’economia di destra. Per il 10% del mio tempo sono stato ministro nel Ministero della Difesa e ho realizzato una rivoluzione negli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria; tra l’altro, anche questo l’ho fatto per voi, affinché non ci fossero pick-up in giro per Tel Aviv. Per il 90% del tempo sono il ministro delle Finanze di tutti».
Il ministro ha aggiunto: «Abbiamo un intero programma per portare in Israele medici ebrei dall’estero. C’è chi ingigantisce il fenomeno sui mezzi d’informazione. La cosa mi addolora: non sono tra quelli che dicono “Avanti, andatevene!”. Del resto, noi abbiamo superato delle prove difficili: la mia famiglia è stata espulsa dal Gush Katif, ma non abbiamo mai lasciato il Paese, nemmeno per un momento. Non abbiamo incoraggiato l’obiezione di coscienza e non abbiamo invitato nessuno a trasferire i propri soldi all’estero.
«Ma non sono disposto a governare con una pistola puntata alla tempia. Lavorerò duramente affinché le persone si sentano a casa qui, sotto il profilo della sicurezza, dell’economia e dell’identità. Tuttavia, non accetto che si presenti come un dato di fatto un fenomeno che, in realtà, è assolutamente marginale».
L’integrazione dei charedim nell’economia
Smotrich ha affrontato anche le sfide legate all’economia della popolazione charedi e agli investimenti dello Stato a suo favore.
«Esiste una sfida: integrare i charedim, sia nell’esercito sia nel mercato del lavoro. Penso che negli ultimi anni ci siano stati sviluppi positivi all’interno della società charedi. Per esempio, è aumentata l’occupazione femminile; inoltre, per molti anni si erano registrati progressi nell’integrazione degli uomini charedim nel mercato del lavoro. Poi c’è stata una battuta d’arresto a causa della guerra e della sensazione, da parte loro, di essere perseguitati».
«Lo Stato finanzia gli arabi molto più dei charedim»
«Considero la natalità un valore, così come lo Stato finanzia i lavoratori all’interno dei propri confini», ha dichiarato Smotrich, suscitando una raffica di grida di protesta da parte del pubblico.
Nonostante le contestazioni, ha proseguito: «Lo Stato finanzia gli agricoltori, e questo è importante. Allo stesso modo, finché sarò ministro delle Finanze, lo Stato finanzierà i bambini. Su questo potete contestarmi. Voglio incentivare le nascite, ma non ho mai detto che i genitori non debbano provvedere al mantenimento dei propri figli.
«Una famiglia charedi ha in media otto figli, mentre una famiglia laica ne ha in media tre. Per questo una famiglia charedi riceve di più. Israele è uno Stato socialdemocratico: nei fatti, il 20% delle persone paga l’80% delle imposte. Eppure, in qualche modo, mi avete posto una domanda sui charedim, senza fare altrettanto — e non è la stessa cosa — riguardo agli arabi».
A questo punto il ministro delle Finanze ha concluso:
«Certo che lo Stato sovvenziona la popolazione araba, e molto più di quella charedi. Semplicemente, non è popolare dirlo».
