Rashì (Troyes, 1040-1105) nel suo commento alla parashà cita il trattato Sanhedrin (108a) dove i maestri affermano che la decisione finale di fare venire il Diluvio fu presa a causa delle ruberie: “Riguardo al versetto: «E Dio disse a Noè: “La fine di ogni carne è giunta al Mio cospetto, poiché la terra è piena di ruberie a causa loro; ed ecco, Io li distruggerò insieme alla terra”» (Bereshìt, 6:13), Rabbi Yochanan afferma: Venite a vedere quanto sia grande il potere delle ruberie; la generazione del Diluvio trasgredì ogni precetto, ma la sentenza di distruzione non fu sigillata finché non allungarono le mani per commettere ruberie, come è detto: «Poiché la terra è piena di ruberie a causa loro; ed ecco, Io li distruggerò insieme alla terra» (Bereshìt, 6:13). Ed è scritto: «Le ruberie sono insorte come una verga di malvagità; nulla verrà da loro, né dalla loro moltitudine, né da alcuno di loro, né vi sarà lamento per loro» (Yechezkel, 7:11).
R. Ghedalia Schorr (Polonia, 1910-1979, Brooklyn) In Or Ghedalyahu (p.29) afferma che la generazione del Diluvio aveva commesso peccati di ogni tipo. La decisione finale fu presa per via delle ruberie perché “il peccato del ghèzel (furto, rapina, ruberie) è la base di tutte le trasgressioni”. Egli cita l’opera Chidushè Ha-Rim di r. Yitzchak Meir Rotenberg-Alter (1799-1866), il primo Rebbe della dinastia chassidica di Gur in Polonia, che disse che nella parashà di Nassò il passo che prescrive la confessione per fare teshuvà, tratta del furto nei confronti del proselita (Bemidbàr, 5:7 e commento di Rashì). Questo passo insegna che per fare teshuvà per ogni trasgressione bisogna confessare il peccato, perché il furto è la base di ogni trasgressione della Torà. Il Santo Benedetto ha dato forze agli esseri umani per usarle al Suo servizio. Lo scopo della Creazione è che grazie agli esseri umani il Creatore venga onorato da tutto il creato. E quando l’uomo usa le forze che il Creatore gli ha concesso contro la volontà divina, ha commesso un furto. Per questo nella tefillà di Nei’là di Kippur preghiamo di cessare di rubare.
R. Menachem Genack (USA, 1949) in Birkàt Yitzchàk (p. 12) commenta che dopo il Diluvio vi fu un nuovo mondo, una nuova creazione. Egli scrive che chi analizza attentamente il linguaggio della Torà trova un parallelismo tra il racconto della Creazione e quello della parashà di Noach dopo il Diluvio. In questa parashà è scritto: “Dio si ricordò di Noach, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo” (Bereshìt, 8:1-2). Nel racconto della Creazione è scritto: “La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (ibid., 1:2).
Poi segue il versetto della parashà di Noach dove è scritto: “Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti” (ibid., 8:5), che trova un parallelismo con quello del racconto della Creazione dove è scritto: “Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne (ibid., 1:9).
Il passo nel quale è raccontato che Noach inviò il corvo e la colomba per vedere se le acque erano scemate, trova il suo corrispondente con le parole del racconto della Creazione dove è scritto: “E uccelli volino sopra la terra” (ibid, 1:20).
Un altro parallelismo è il seguente:”Dio benedisse Noach e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere” (ibid, 9:1-2).
Questa benedizione trova il suo parallelo nella benedizione che il Signore diede ad Adamo: “Dio li benedisse, se e disse loro:”Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra” (Ibid. 1:28).
Da questi versetti, afferma r. Genack, possiamo dedurre che il mondo dopo il Diluvio era considerato una nuova creazione.
. Schorr, nel concludere il suo commento, scrive che l’arcobaleno, che è un mezzo cerchio, è il segno che indica che non vi sarà un altro Diluvio. Il mezzo cerchio significa che l’uomo non avrà più le forze che aveva prima che gli permisero di distruggere la civiltà. Un mondo nuovo di esseri umani più deboli.
