Il serpente era il più astuto di tutti gli animali del campo che l’Eterno Dio aveva fatto, e disse alla donna: Ha Dio veramente detto ‘Non mangiate di tutti gli alberi del giardino?’. E la donna rispose al serpente: Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto ‘Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete’. Allora il serpente disse alla donna: Voi non morrete affatto; Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, conoscenti il bene e il male (Genesi 3:1-5).
Domani leggeremo la famosa storia del peccato di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Il Creatore aveva comandato loro di non mangiare il frutto di un albero particolare, ma il serpente riuscì a convincere Eva ad assaggiare quel frutto che poi, lei, condivise quel frutto con Adamo. A causa di questo peccato, tutti e tre – Adamo, Eva e il serpente – furono severamente puniti.
Riguardo al serpente, figura estremamente enigmatica, una sorta di terzo incomodo che si mette in mezzo alla prima coppia, nel Talmud troviamo un commento interessante. Si racconta che prima di questo peccato, il serpente fosse il più grande e fedele servitore di Adamo, era pronto a fare tutto ciò che voleva, anche andare in giro per il mondo per portargli i gioielli più preziosi. Però, quando il mondo fu maledetto a causa del peccato, il serpente non poté più servire l’essere umano.
Cosa significa questo racconto? In che modo il serpente era il più grande “servitore” dell’essere umano?
Per capirlo dobbiamo riconsiderare cosa accadde esattamente quando il serpente convinse Eva a mangiare il frutto proibito. Adamo ed Eva avevano a disposizione tutti i frutti di tutti gli altri alberi del giardino e la domanda logica che dovremmo porci è come abbia ceduto Eva alla tentazione dell’unico albero che il Creatore aveva dichiarato proibito.
La risposta a questo interrogativo, forse, sta nell’ipotesi che il serpente abbia magistralmente manipolato l’immaginazione di Eva. Le fece pensare che mangiare il frutto proibito le avrebbe portato gioia e soddisfazione senza precedenti. Il serpente le fece “girare” la mente così da far scaturire, in modo impetuoso, il desiderio di arrivare a quella beatitudine che per le parole del serpente, immaginava di poter provare.
L’immaginazione è certamente un bene prezioso e vitale per l’essere umano. È grazie alla nostra immaginazione che siamo in grado di aspirare ad uno scopo, di avere ambizioni per le quali lavoreremo sodo per riuscire a realizzarle. L’immaginazione è ciò che ha permesso di concepire tutte le grandi invenzioni che gli esseri umani hanno realizzato nella storia. Ed è attraverso l’immaginazione che costruiamo per noi stessi il tipo di vita che desideriamo.
Questo è forse ciò che intende il Talmud quando dice che il serpente avrebbe attraversato il mondo per portare ad Adamo i gioielli più preziosi. L’immaginazione ci permette di “rincorrere” i gioielli, i grandi traguardi, ci mostra cose preziose “in tutto il mondo”, che i nostri occhi attualmente non possono vedere, motivandoci ad adoperarsi per ottenerle.
Però, è altrettanto vero che l’immaginazione può anche rovinarci, come ha rovinato Adamo ed Eva. Potremmo dire che il serpente è stato il primo inserzionista, o venditore, della storia biblica. E cosa fanno gli inserzionisti? Manipolano l’immaginazione, mettono nella nostra mente immagini di serenità che saggeremo se acquistiamo ciò che stanno cercando di vendere. Ci fanno immaginare una felicità sfrenata durante una vacanza di lusso, o guidando a un’auto di lusso, o un aspetto perfetto indossando un certo capo di abbigliamento. Ciò accade quando l’immaginazione diventa il nostro peggior nemico, facendoci sperperare incautamente risorse materiali e spirituali, per qualcosa di cui non abbiamo bisogno e che non ci renderà felici.
L’immaginazione ci rende anche ansiosi e confusi.
Quando non siamo invitati a un evento a cui ci aspettavamo di essere invitati, la nostra immaginazione si mette all’opera, inventando tutti i tipi di motivi per cui non siamo stati invitati. Ci sentiamo feriti e insultati, e poi arrabbiati, perché immaginiamo di essere stati intenzionalmente disprezzati.
Quando notiamo una macchia sui nostri vestiti, o che accidentalmente indossiamo la giacca sbagliata che non corrisponde con la nostra camicia, immaginiamo che tutti ci fissino e ridano segretamente di noi. E, tra le altre cose, l’immaginazione in negativo, ci fa imboccare la via verso l’errore. Come Eva, immaginiamo che fare un atto proibito, ci porterà lo stesso gioia e beatitudine, quando in verità ci farà vergognare e confondere.
La storia del serpente nel giardino dell’Eden ci insegna quanto dobbiamo essere attenti con la nostra immaginazione. Dovremmo usarla per sognare, per aspirare alla grandezza spirituale e a come raggiungerla, per essere motivati ad agire correttamente. Tuttavia, la nostra attenzione deve sempre essere alta, dobbiamo stare attenti a non permettere che l’immaginazione ci rovini portandoci fuori dalla realtà, ci causi rabbia, ansia e paure inutili e, soprattutto, non ci porti a fare cose di cui poi ci pentiremo, Shabbat Shalom.
