Limmud in memoria di Enzo Levi z.l.
“Diceva R. Levì bar Chamà a nome di R. Shim’on ben Laqish: Si deve sempre suscitare lo Yetzer ha-Tov contro lo Yetzer ha-Rà’.
Se lo si batte, bene, altrimenti si studi Torah.
Se lo si batte in questo modo, bene, altrimenti si legga lo Shemà’.
Se lo si batte così, bene, altrimenti gli si rammenti del giorno della morte” (Berakhot 5a; cfr. Sukkah 52b).
“Lo Yetzer ha-Ra’ e l’Angelo della Morte sono la stessa cosa. Forse che l’Angelo della Morte si spezza davanti al giorno della Morte? Egli che procura la Morte agli esseri umani e per realizzare tale scopo cerca sempre di attirarli lontano dalla Torah? Ricordargli il giorno della Morte significa invece spezzare il cuore dell’Uomo. L’istinto del Male alberga infatti dove ci sono la gioia del vino (Simchat ha-Yayin) e la grossolanità. Ma quando lo spirito è spezzato, lo Yetzer ha-Ra’ si allontana. Mentre lo Yetzer ha-Ra’ si trova in corrispondenza della Simchat ha-Yayin, lo Yetzer ha-Tov richiede la gioia della Torah (Simchat ha-Torah)” (Zohar, I, 201b.202a).
Spiega R. Yonatan Eibeschuetz in una sua Derashah che la prima cosa da fare per evitare le trasgressioni è studiare Torah per rimediare alla nostra ignoranza.
Ma quand’anche si sia raggiunta la preparazione necessaria occorre guardarsi dall’orgoglio dei dotti.Il rimedio a ciò è attribuire tutto al S.B. La adesione a Lui (devequt) si ottiene leggendo lo Shemà’, con cui proclamiamo la Sua Unità e ci mettiamo al Suo Servizio (‘Avodah).
Ma neanche questo potrebbe essere sufficiente: siamo ancora soggetti al rischio di voler perseguire guadagni materiali. A ciò si rimedia rammentando il giorno della morte, allorché non porteremo con noi nulla di questo mondo (Ki lo ve-motò yiqqach ha-kkol: Tehillim 49, 18; Ya’arot Devàsh, n. 1).
Possiamo a questo punto comprendere perché il periodo di Teshuvah si articoli attraverso tre festività.
Rosh ha-Shanah è il momento in cui ci ripromettiamo di correggere i nostri errori studiando Torah per rimediare alla nostra ignoranza e mettere in pratica le Mitzwòt. Come si ricorda nel Mussaf, il dono della Torah sul Monte Sinai è stato accolto dal suono dello Shofar
Yom Kippur è il giorno in cui ci affliggiamo con gli ‘innuyim e in questo modo castighiamo il nostro orgoglio. Nel Mussaf noi recitiamo il Seder ‘Avodah.
Sukkot, infine, rappresenta la rinuncia ai beni materiali, allorché ci trasferiamo in una dimora provvisoria, con un tetto di sole frasche. La Sukkah è uno strumento di ghemilut chassadim. “Chi (nelle feste) pensa solo a mangiare e bere con i suoi famigliari e non condivide il suo cibo con i poveri e i derelitti, non persegue la Simchah della Mitzwah, ma solo la Simchah del suo stomaco” (Mishnah Berurah a Shulchan ‘Arukh, O.Ch. 529, n. 17).
| Rosh ha-Shanah | Torah | Ignoranza |
| Yom Kippur | ‘Avodah | Orgoglio |
| Sukkot | Ghemilut Chassadim | Attaccamento al denaro |
