(da un articolo di Rav Ari Kahn)
Nel lungo discorso di Moshè che apre il libro di Devarim vengono rivisitati vari momenti cruciali della storia ebraica, fra cui varie rovinose cadute. Moshè mette in guardia il popolo ebraico dall’idolatria e lo incoraggia a più riprese a praticare le mitzwot. Intrattenere una relazione con D. è un impegno notevole.
La parashà di ‘Eqev si apre con un tono simile: se daremo ascolto ai mishpatìm, li osserveremo e li metteremo in pratica, il Signore darà seguito all’alleanza che ha stretto con i nostri padri.
Il termine èqev è tuttavia un termine insolito, che significa tallone. Corrisponde a ciò che segue, così come il tallone segue il piede.
Viene illustrata la nostra relazione con D. che risulta dalla nostra osservanza delle mitzwòt.
Rashì intende queste parole in senso più letterale: tutto dipende dalla nostra osservanza delle mitzwot che solitamente si calpestano con il tallone. Anziché concentrarsi sulle mitwzòt considerate più importanti, si sottolineano le mitzwòt più semplici.
Di che mitzwòt si tratta? Il testo prosegue facendo riferimento ai mishpatìm. Ramban sottolinea che questo termine è associato alle transazioni monetarie e più in generale alle interazioni fra le persone. Troppo spesso queste norme nel business vengono trascurate.
R. Moshè di Coucy segue questa stessa logica per spiegare il lungo esilio del popolo ebraico. Le pratiche commerciali disoneste costringono il Signore a prolungare l’esilio. Se dovesse liberare Israele, nonostante il suo comportamento corrotto, si troverebbe in una posizione scomoda. I non ebrei infatti potrebbero lamentarsi, e la redenzione può attendere.
Il problema è però che queste trasgressioni non sono da considerarsi esattamente minori. Questo tipo di disonestà infatti mina le fondamenta della comunità, disfa la trama della società. Questo tipo di comportamento è condannato dai maestri anche quando l’illecito non è punibile dalla legge. Se ad esempio non viene dato seguito a una transazione, e il tribunale non può costringere l’acquirente, secondo la Mishnà (Bavà Metzià 4,2) veniva recitata una formula, nota come mi she-parà, volta a limitare questo atteggiamento in prospettiva: “colui che esigette il pagamento dalla generazione del diluvio e dalla generazione della dispersione, esigerà il pagamento da chi non mantiene la propria parola”.
Il messaggio è inequivocabile: il comportamento disonesto in ambito commerciale, anche quando non è sanzionabile, distrugge la società.
Rashì, forse perché non considera queste trasgressioni leggere, sembra riferirsi ad un ambito più generico, come risulta dal Pirqè Avot (2,1): si devono rispettare le mitzwòt più severe e quelle più semplici, perché non conosciamo la ricompensa per le mitzwòt.
C’è tuttavia una differenza, qui Rashì non parla della pratica delle mitzwòt, ma dell’ascolto. Il solo ascolto porterà la ricompensa. Ascoltare le piccole cose alle quali le persone solitamente danno per scontate, questo porterà alla ricompensa, perché la posta in gioco è la nostra relazione con D., un’alleanza basata sulla gentilezza. Una relazione che non è forgiata sull’obbedienza, ma sull’amore, un amore che è nelle piccole cose, nei dettagli, nell’attenzione e nell’ascolto che percepisce le sfumature, i desideri inespressi e i bisogni. Un amore che non è obbedienza, ma il superamento della legge.
Nelle Hilkhòt teshuvà (10,2) Rambàm utilizza termini molto arditi per spiegare questa relazione: chi ama D. ne parla esattamente come se fosse un innamorato. Anche quando si è separati dall’oggetto del proprio amore, per via delle necessità della vita quotidiana, l’innamorato vede il mondo attraverso un prisma unico. L’oggetto dell’amore è in realtà sempre presente, e il mondo viene visto con una doppia visuale, quella propria e quella dell’amato. Ascoltare D. vuol dire essere sempre sintonizzati con la voce di D. Questo ascolto è l’espressione più stringata della fede ebraica, sintetizzata nello Shemà Israèl, l’ascolto che nello Shemà è seguito dall’amore (we-ahavtà).
Le relazioni reali non sono fondate sull’utilità o sulla speranza di ottenere una ricompensa. Una vera relazione è fondata sull’amore e sull’ascolto, sul prestare attenzione alle piccole cose. Se ci occuperemo delle piccole cose, D. si prenderà cura a propria volta delle grandi cose.
