“Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come l’Eterno” tuo Dio, ti ha comandato” (Deuteronomio 5:12).
Nel brano della Torah di questa settimana, il passaggio dalle profondità del lutto collettivo di Tisha BeAv a un periodo di consolazione – espresso soprattutto dalle parole di apertura dell’Haftarah “nachamu, nachamu ami/consolate, consolate il mio popolo” – è rappresentato dalla ripetizione dei Dieci Comandamenti. Mosè sembra voler ricordarci, dopo la tristezza e l’afflizione luttuosa di queste ultime tre settimane, la nostra alleanza con Dio e insegnarci, profeticamente, che per noi solo essa è fonte di conforto e rinnovamento.
Eppure, sebbene il testo del decalogo ripetuto sia per lo più lo stesso di quello del libro dell’Esodo (Esodo 20), emergono alcune differenze, in particolare per quanto riguarda il quarto comandamento sullo Shabbat. In Esodo, Dio ci comanda di ricordare il giorno del sabato come momento di commemorazione della creazione del mondo. Astenendoci dal lavoro il settimo giorno, compiamo un atto di imitazione di Dio, ricordandoci della sua benevolenza nell’aver creato il mondo di cui facciamo parte. Ma nel brano di questa settimana, quando Mosè ripete questo comandamento, il motivo della memoria della creazione del mondo scompare e viene sostituito dalla memoria della schiavitù in Egitto. Non solo, Mosè aggiunge che tutti – compresi gli stranieri, gli schiavi e gli animali – come noi – hanno diritto al riposo sabbatico.
Questo paradigma per l’osservanza dello Shabbat, non riflette più un rapporto verticale con l’Onnipotente, ma un rapporto orizzontali con coloro che ci circondano. Lo Shabbat diventa l’emblema di una società in cui nessuno sia sfruttato e l’espressione di un profondo bisogno umano di far riposare il corpo e la mente. Immergendoci in un mondo totalmente spirituale, ci affranchiamo dalla schiavitù di quello materiale.
Il motivo per cui questo concetto viene presentato nell’ultimo libro della Torah, è perché i discorsi di Mosè si concentrano principalmente sulla preparazione del popolo ebraico all’ingresso nella Terra d’Israele, dove il popolo ebraico passerà da uno stile di vita nomade a uno stanziale, in cui dovrà governarsi e costruire una società esemplare. E quando si costruisce una società giusta, la tutela dei diritti di tutti i suoi membri, senza alcuna distinzione, diventa fondamentale. La creazione di una società giusta è paragonabile la stessa creazione del mondo.
Ma non è solo l’opportunità di un riposo fisico a rendere lo Shabbat cruciale per una società sana, lo è soprattutto la consapevolezza che lo Shabbat è un tempo che ci libera dalla dipendenza della materia, rafforza la nostra resilienza e ci permette di guardare oltre il mondo materiale e di pensare e sognare molto più in grande.
Il Midrash (Shemot Rabbah 5:18), si chiede come gli ebrei trascorressero i loro Shabbat durante la schiavitù in Egitto e risponde che ogni settimana, si riunivano e “sognavano” la loro redenzione finale.
Dopo il lutto e il pianto del 9 di Av, lo Shabbat Nachamu, il sabato che apre al tempo della consolazione, può essere percepito come quello vissuto dai nostri padri in Egitto. Raccogliamo i tutti pensieri e sentimenti provati in queste tre settimane di memoria di tempi nefasti, alziamo la testa dalla nube oscura dei problemi che ci circondano e impariamo a sognare un futuro migliore, e non c’è sogno più grande che quello di portare la redenzione finale. Lo Shabbat ha un potere curativo e rigenerante che ci può per rafforzare spiritualmente e fisicamente, stimolare una riflessione profonda sulle nostre priorità e reimmaginare la nostra vita personale, famigliare e comunitaria.
Lo Shabbat crea un’isola nel tempo, dove possiamo sbarcare per avvicinarci a Dio. È solo attraverso il riposo nello Shabbat che possiamo riconoscere veramente la bontà con cui il Signore ha creato il mondo e ricordare il nostro ruolo come Suoi collaboratori. L’osservanza dello Shabbat, simbolo e garanzia di riposo e dignità per tutti, porta con sé una grande forza che, insieme ad una ritrovata unità del popolo ebraico, speriamo presto, avvicinerà la venuta di quel giorno che sarà uno “Shabbat eterno”, Shabat Shalom.
