Rabbi Yair Hoffman – Vinnews – 13 luglio 2026
La Knesset israeliana ha scritto la Storia lunedì sera, 13 luglio 2026, approvando una nuova Legge Fondamentale che sancisce ufficialmente lo studio della Torà come valore fondamentale dello Stato di Israele. Il disegno di legge, redatto e sostenuto dai partiti charedim, è passato in seconda e terza lettura definitiva con un voto di 63 favorevoli e 52 contrari. Per la prima volta da quando Israele ha iniziato a legiferare le proprie Leggi Fondamentali, una Legge Fondamentale ancora ora lo status dello studio della Torà.
Dal momento che Israele non ha una costituzione scritta, si affida invece a una serie di Leggi Fondamentali che godono di un rango giuridico particolarmente elevato. Questa nuova legge colloca lo studio della Torà in questa categoria elevata, dichiarando che “lo studio della Torà è un valore fondamentale nell’eredità del popolo ebraico e nello Stato di Israele.”
Chi ha redatto il disegno di legge
La normativa è stata presentata formalmente dal deputato Moshe Gafni, presidente di Degel HaTorah, insieme al deputato Yaakov Asher. Una versione precedente della proposta era stata avanzata dal presidente dello Shas, Arye Deri, il quale aveva chiarito che si trattava di una condizione per il sostegno del suo partito a qualsiasi altra legislazione della coalizione. Anche il presidente di United Torah Judaism, il deputato Yitzhak Goldknopf, e la dirigenza dello Shas hanno sostenuto fermamente la legge.
Gafni ha inquadrato la legge in termini storici di ampio respiro. Ha sostenuto che il messaggio che emerge dalla Knesset è che vi è onore per chi studia la Torà. Dopo l’approvazione, ha dichiarato che “il giorno in cui la cosa è sorta ed è divenuta realtà”, definendola un passo storico in cui lo Stato ebraico si ricollega ai valori eterni su cui è stato costruito il popolo ebraico. Deri, da parte sua, ha definito il momento un capitolo storico, affermando che per la prima volta lo Stato ebraico riconosce il valore supremo della sacra Torà e la dignità di coloro che la studiano, chiamandolo “una vittoria per il mondo della Torà.”
Le sorprese nel voto
L’elemento più eclatante del voto è stata la ribellione all’interno dello stesso schieramento di Netanyahu. I deputati del Likud Yuli Edelstein e Dan Illouz hanno votato contro la legge. Entrambi avevano recentemente annunciato l’uscita dal Likud, e la loro opposizione era attesa al momento del voto finale. Nelle letture precedenti il dissenso all’interno della coalizione era stato ancora più ampio. Nella prima lettura, i voti contrari provenienti dall’interno della coalizione includevano Dan Illouz e Yuli Edelstein del Likud, Sharon Haskel di National Right, e Moshe Solomon del Partito Sionista Religioso.
Il dissenso di Moshe Solomon ha avuto un peso particolare perché si è espresso non come un laico, ma come rabbino sionista religioso e ufficiale dell’esercito.
Ha ricordato di aver ricevuto l’ordinazione rabbinica nel 2001 e di aver completato un corso ufficiali nel 1996, e che nei tre anni precedenti aveva partecipato a centinaia di funerali e visite di shivà per soldati caduti. Ha osservato che molti dei caduti avevano testi di studio tra i loro effetti personali, dicendo che anche questa è Torà, e ha sostenuto che il disegno di legge, così come presentato, non veniva a glorificare la Torà. La sua posizione gli è costata cara: in precedenza, dopo che i partiti charedim avevano chiesto al Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich di rimuovere Solomon a causa della sua opposizione, Smotrich ne aveva annunciato la destituzione dall’incarico.
L’altro titolo di giornata è stata l’assenza di Netanyahu.
Il primo ministro non si è presentato in plenaria per il voto finale. Questo ha ripetuto uno schema già visto, poiché era rimasto assente anche dal voto di prima lettura sul disegno di legge che istituisce una commissione d’inchiesta politica sul massacro del 7 ottobre. L’assenza è stata particolarmente significativa, perché in precedenza i partiti charedim avevano chiesto espressamente a Netanyahu di presentarsi. Nella prima lettura avevano insistito perché votasse a favore affinché la legge passasse con una maggioranza di almeno 61 voti, dandole una base giuridica più solida contro futuri ricorsi all’Alta Corte, ed egli era venuto appositamente in plenaria dalla cerimonia di apertura della Maccabiah. Questa volta non si è presentato, attirandosi l’accusa di “codardo” da parte del rivale Gadi Eisenkot.
L’accordo dietro la legge
La stampa in lingua ebraica chiarisce che questa Legge Fondamentale non è rimasta isolata. È stata il primo tassello di un pacchetto più ampio, in cui i partiti charedim hanno rinunciato a far approvare una legge sui sussidi per gli asili nido nell’attuale Knesset, ottenendo in cambio l’approvazione in tre letture della Legge Fondamentale sullo Studio della Torà, insieme a una legge che impedisce l’arresto di renitenti alla leva e a una legge sulla kasherut.
In cambio, i partiti charedim hanno accettato di sostenere il disegno di legge che divide il ruolo del procuratore generale, e avevano già votato a favore dell’istituzione di una commissione d’inchiesta politica (paritetica Coalizione-Opposizione NdR) sul massacro del 7 ottobre.
Vi è stato anche un attrito reale all’interno dello stesso mondo charedi. Sia Degel HaTorah sotto Gafni sia lo Shas sotto Deri hanno deciso di “ingoiare la pillola amara” e accettare di rimuovere la clausola che equiparava gli studiosi di Torà ai soldati, mentre Agudas Yisrael si è opposta, con il capogruppo Ministro Yitzhak Goldknopf che ha dichiarato di non aver acconsentito e di opporsi alla rimozione. Il deputato dello Shas Yinon Azoulay ha riconosciuto apertamente dal podio della commissione che la rimozione della clausola non era di loro gradimento, ma che avevano accettato la richiesta.
Va notato che le uniche due entità ancora esistenti oggi, sia nel nome sia nella sostanza, tra i firmatari originali della Dichiarazione d’Indipendenza di Israele, sono il Consiglio delle Donne Ebree e, forse sorprendentemente per molti, l’Agudath Yisrael.
Cosa potrebbe esservi di positivo in questa legge
I sostenitori vi vedono un valore profondo. Per la comunità charedi, la legge afferma qualcosa che considerano centrale per l’identità ebraica: che lo studio della Torà non è una pratica privata, ma un valore fondante del popolo ebraico e dello Stato ebraico. Deri ha sostenuto che la Torà è la base dell’identità del popolo ebraico, che lo ha preservato attraverso migliaia di anni di esilio, che ha acceso l’anelito a ritornare nella Terra d’Israele e a fondare uno Stato ebraico indipendente, e che dà significato all’esistenza ebraica odierna.
I sostenitori inquadrano inoltre la legge come un correttivo a quella che alcuni onsiderano una “persecuzione degli studiosi di Torà”. Gafni ha sostenuto che oggi una persona che cammina per strada studiando Torà può essere arrestata, e che vi è un degrado del valore che Israele attribuisce allo studio della Torà. Goldknopf ha descritto la legge come una correzione di un’assurdità che non sarebbe mai dovuta esistere, affermando che lo Stato ebraico è stato costretto a legiferare una Legge Fondamentale semplicemente per affermare che lo studio della Torà è il valore fondante su cui poggia la sopravvivenza del popolo ebraico. Il deputato Yaakov Asher ha richiamato l’insegnamento di Rav Saadia Gaon secondo cui la nazione ebraica è una nazione solo in virtù della sua Torà, descrivendo le yeshivot e le sale di studio come l’olio puro che ha preservato la catena delle generazioni.
Altri possibili risultati favorevoli al mondo della Torà
Al di là della vittoria immediata, si può immaginare una serie di benefici futuri per il mondo della Torà se la legge dovesse reggere. Si tratta di proiezioni, non di fatti accertati, ma che discendono naturalmente da una Legge Fondamentale di questo tipo.
In primo luogo, e più concretamente, la legge viene ampiamente intesa come impalcatura costituzionale per una futura legge sull’esenzione dalla leva. Il testo approvato potrebbe assistere gli charedim nel far avanzare una futura legge di esenzione dalla coscrizione davanti all’Alta Corte. Deri e Gafni si sono dichiarati soddisfatti anche del testo attenuato proprio perché potrebbe risultare utile in futuri contenziosi su qualsiasi legge di esenzione. Se ciò si concretizzasse, yeshivot e kollelim (yeshivot per capifamiglia) potrebbero acquisire una maggiore stabilità di lungo periodo contro future sfide legali.
In secondo luogo, una Legge Fondamentale che eleva lo studio della Torà potrebbe fungere da scudo per il continuo finanziamento statale delle istituzioni di Torà, dando alle assegnazioni di bilancio per yeshivot, kollelim ed educazione religiosa un ancoraggio giuridico più solido rispetto alla legislazione ordinaria o alla contrattazione annuale di coalizione.
In terzo luogo, si può immaginare che la legge venga citata in un ventaglio più ampio di contesti nel tempo: nelle controversie sul carattere delle istituzioni pubbliche, nelle questioni di accomodamento religioso nell’esercito e sul lavoro per chi effettivamente presta servizio, e nella definizione dell’autocomprensione di Israele come Stato ebraico. Un valore scritto in una Legge Fondamentale tende a irradiarsi verso l’esterno, influenzando il modo in cui i tribunali e i ministeri interpretano altre leggi.
In quarto luogo, sul piano simbolico e comunitario, il riconoscimento formale dello Stato potrebbe rafforzare il morale e la fiducia della comunità torahica, affermando che uno stile di vita sostenuto per migliaia di anni ora gode di un onorato riconoscimento costituzionale. Asher ha espresso questo spirito citando il versetto: “Non per potenza né per forza, ma per il Mio spirito, dice il Signore degli eserciti.”
Cosa potrebbe esservi di negativo in questa legge
Le critiche sono severe e provengono anche dall’interno del mondo religioso e della coalizione. La preoccupazione centrale riguarda la leva militare. Il Procuratore Generale Gali Baharav-Miara ha avvertito che è giuridicamente insostenibile che il governo, con una mano, aumenti l’onere su chi presta servizio, mentre con l’altra consente, e secondo alcuni addirittura incoraggia, un’evasione di massa dalla leva.
I leader dell’opposizione sono stati diretti e hanno promesso vendetta alle urne. L’ex primo ministro Naftali Bennett ha condannato la legge, definendola una “Legge Fondamentale del disprezzo per la Torà.” Alcuni hanno commentato con ironia che, “se è così, allora dovrebbe essere lui a sostenerla.”
Bennett ha inoltre avvertito che il prossimo governo l’abrogherà, lasciando un marchio d’infamia sui deputati che l’hanno sostenuta. Bennett ha sostenuto che le IDF hanno disperatamente bisogno di ventimila soldati e che la coalizione ha nuovamente dichiarato gli interessi politici più importanti della sicurezza. Eisenkot, l’ex vice capo di stato maggiore, ha sostenuto che lo studio della Torà è un valore importante ma non può servire da copertura politica per abbandonare la missione di difesa dello Stato. Un gruppo di protesta rappresentante le famiglie dei militari ha denunciato che, mentre i riservisti indossano i tefillin sui carri armati in Libano, Gaza e Siria e studiano Gemara sotto il fuoco, il governo approvava un’altra legge di disprezzo nei confronti di chi presta servizio.
Vi è anche il crudo fatto della contraddizione interna che la legge espone. Persino Illouz, che si è opposto al disegno di legge, ha votato in un modo che ha sottolineato la tensione. Ha dichiarato di essere “contro la legge, contro la profanazione del Nome di Dio, a favore della Torà,” parlando mentre teneva in mano un volume di Mishnayot che studia durante i voti in memoria di sua madre, scomparsa quest’anno.
Possibili ripercussioni future
L’effetto reale della legge dipenderà da ciò che accadrà in seguito, e uno scontro con i tribunali appare probabile. In aprile, l’Alta Corte di Giustizia ha ordinato allo Stato di procedere verso la privazione dei benefici finanziari ai renitenti alla leva e verso il perseguimento penale. Questa nuova Legge Fondamentale potrebbe essere impiegata contro tale sentenza, aprendo la strada a uno scontro costituzionale tra la Knesset e la magistratura. Va notato che Deri ha collegato l’intera battaglia al più ampio scontro sul sistema giudiziario, definendo l’opposizione alle leggi haredim come un tentativo di preservare quella che ha chiamato la potenza della “giunta legale.”
Un disegno di legge correlato, che congela l’arresto dei renitenti alla leva haredim, sta avanzando anch’esso. Il Capo di Stato Maggiore delle IDF, Ten. Gen. Eyal Zamir, ha attaccato quel disegno di legge sul congelamento degli arresti come un incentivo a non arruolarsi che creerebbe una profonda frattura. Già a marzo aveva avvertito che l’esercito avrebbe potuto presto collassare senza una soluzione alla crisi degli organici.
Sul piano politico, la legge acuisce una divisione già amara in vista delle elezioni del 27 ottobre. I leader dell’opposizione hanno promesso di abrogarla in caso di vittoria, il che significa che questa legge storica potrebbe rivelarsi anche effimera. Per ora, i partiti charedim hanno ottenuto una vittoria storica, mentre il dibattito nazionale più profondo che essa rappresenta — sullo studio della Torà, il servizio militare e su chi porta il peso della difesa di Israele — non fa che intensificarsi.
L’autore può essere contattato all’indirizzo yairhoffman2@gmail.com
