Allorché i Profeti hanno istituito i quattro Digiuni del 10 Tevet, 17 Tammuz, 9 Av e 3 Tishrì (Tzom Ghedalyah) all’indomani della Distruzione del Primo Tempio, essi venivano osservati tutti con gli stessi rigori di Yom Kippur: le “cinque afflizioni” (divieto di mangiare e bere, calzare scarpe di cuoio, lavarsi, ungersi e avere rapporti coniugali) da una sera all’altra per 25 ore. Ciò perché le istituzioni rabbiniche traevano per lo più ispirazione dalle Mitzwot della Torah e a esse si conformavano: nel nostro caso il riferimento era proprio Yom Kippur, l’unico digiuno periodico che la Torah menzioni. Questo era il quadro durante i settant’anni dell’esilio babilonese.
Quando i reduci tornarono dall’esilio e costruirono il Secondo Tempio, i digiuni furono abrogati e trasformati in giorni di festa, secondo la Profezia di Zekharyah (8, 19). Ma negli anni successivi alla nuova Distruzione (70 E.V.), almeno fino alla rivolta di Bar Kokhbà (135) e alla fine della persecuzione dei Romani, la “generazione perseguitata” (dor ha-shemàd) tornò ad osservare i digiuni come in antico. Cosa avvenne più tardi? La persecuzione violenta era finita, ma il Tempio non era stato ricostruito nel frattempo. Si stabilì che l’osservanza dei digiuni sarebbe dipesa dalla volontà del popolo ebraico in quel momento: “se avessero voluto, si sarebbe digiunato; se avessero deciso altrimenti, no” (Rosh ha-Shanah 18b). La direttiva fu così stabilita per il 10 Tevet, per il 17 Tammuz e per Tzom Ghedalyah. Diverso il caso di Tish’ah be-Av, in cui si commemora la doppia Distruzione del Tempio: anche nella condizione intermedia fra la persecuzione e la ricostruzione in cui ci troviamo l’osservanza di questo Digiuno non dipende da una scelta popolare, ma è un obbligo. In pratica, il popolo d’Israele adottò per gli altri digiuni una linea di compromesso: limitare le “afflizioni” al divieto di mangiare e bere, cioè al digiuno in senso stretto e limitarlo alle ore dall’alba all’uscita delle prime stelle.
C’è una discussione fra i Decisori Medioevali se per ricostruzione si debba intendere la riedificazione del Bet ha-Miqdash o sia sufficiente l’indipendenza politica: in questo caso, l’esistenza dello Stato di Israele ci esenterebbe almeno dai tre digiuni “minori”. Peraltro solo Rashì accoglie l’interpretazione più facilitante, a fronte di tutti gli altri, dal Nachmanide in poi, che pensano diversamente. Pertanto anche dopo la fondazione dello Stato di Israele noi continuiamo a trovarci nella condizione intermedia e siamo tenuti a osservare tutti i digiuni fino alla ricostruzione del Bet ha-Miqdash, che possa avverarsi presto ai nostri giorni. Allora i giorni di digiuno si trasformeranno in occasioni di gioia, secondo le parole del Profeta Zekharyah (Peninè Halakhah).
