Perché di Shabbat è proibito cucinare, mentre di Yom Tov è permesso? Lo Shabbat è chiamato Qodesh(Shemot 31, 14), mentre Yom Tov è chiamato Miqraè Qodesh(Wayqrà 23, 4). Lo Zohar (P. Emor) spiega che lo Shabbat è una filiazione diretta della Qedushah del S.B., mentre Yom Tov è una Qedushah indiretta, che va ogni volta “invitata” (miqraè): essa richiede cioè che il popolo d’Israel la proclami ogni volta fissando il calendario. La cosa può essere paragonata ad un padre che ha un figlio unico molto amato, il quale gli domanda di poter invitare a casa sua i suoi amici. Lo Shabbat è paragonato al figlio, mentre Yom Tov all’ospite. Quando arrivano gli ospiti, si prepara apposta per loro e ci si deve dar da fare perché abbiano cibo fresco e fragrante. Non altrettanta è la preoccupazione di fronte ai figli. D’altronde, il figlio ha la sua superiorità: è ammesso di diritto alle proprietà dei genitori, mentre l’ospite deve sempre attendere il permesso del padrone di casa.
Nachmanide(a Wayqrà 23, 7) nota che la Torah usa tendenzialmente a proposito di Yom Tov l’espressione melekhet ‘avodah, anziché melakhah tout court. Per ‘avodah si deve intendere la fatica che l’individuo mette a disposizione altrui, come nell’espressione ‘avodat ‘àved (lett. “lavoro servile”). Con melekhet ‘avodah si esclude dunque dal divieto ogni melakhah che sia destinata alla preparazione del cibo. Quest’ultima (melekhet okhel nefesh) può essere chiamata infatti melekhet hanaah (melakhah compiuta per il proprio piacere, o vantaggio personale).
R. Meir Simchah da Dvinsk(comm. Meshekh Chokhmah a Devarim 4, 15) scrive che gli Yamim Tovim riguardano il rapporto del Creatore con noi ebrei soltanto: Pessach, Shavu’ot e Sukkot testimoniano il fatto che H. ci ha tratto fuori dall’Egitto, ci ha dato la Torah e ci ha fatto dimorare sotto le Nubi di Gloria nel deserto, mentre a Rosh ha-Shanah e Yom Kippur Egli perdona le nostre trasgressioni. Lo Shabbat, invece, coinvolge tutto il mondo. Per questo la cadenza dello Shabbat è stata fissata una volta per tutte, in quanto è legato al Creato opera dell’Unico D. Invece le feste sono consacrate da Israele con un atto del Sanhedrin che stabilisce di volta in volta le date mensili, perché dipendono dall’esistenza del nostro popolo. Il permesso di cucinare nelle feste è stato dato ad Israele a garanzia della sua esistenza. Lo Shabbat, invece, è santificato da D. stesso e perciò cucinare in esso è pure vietato. Un pensatore contemporaneo concilia le ultime due interpretazioni nel modo seguente. Si intende per melekhet hanaah la produzione di beni di consumo (industria alimentare) e per melekhet ‘avodah la produzione di beni durevoli, destinati cioè ad essere adoperati più volte (come l’industria del tessile e del mobile). Nella fase più antica gli uomini primitivi si servivano unicamente dei mezzi messi a disposizione dalla natura; in una seconda fase perfezionarono gli oggetti che si trovano in natura per giungere a fabbricarsi strumenti dai materiali grezzi, come dice il Midrash: “finché non nacque Noach (gli uomini) eseguivano lavori con le loro mani; quando nacque Noach fabbricò per loro aratri, falci, scuri e ogni sorta di strumenti di lavoro” (Tanchumà, Bereshit, 5, 29). La melekhet ‘avodah richiede una creatività maggiore rispetto alla melekhet hanaah. Dal momento che il riposo sabbatico è più rigoroso di quello di Yom Tov, è necessario astenersi anche dalla melekhet hanaah. Come il riposo Divino è stato assoluto, così anche il lavoro temporaneo “per consumo immediato” è proibito. Il divieto di melekhet ‘avodah deriva invece dall’aspetto sociale: ricorda il riposo dei Figli d’Israele reduci dalla schiavitù. Perciò di Yom Tov è proibita solo la melekhet ‘avodah, la melakhah “durevole”: il lavoro produttivo che compivano gli schiavi (J.I. Lipschitz, The Secret of the Sabbath (in ebr.), Shalem Center, Jerusalem, 2010, p. 46-48).
“Shabbat Shalom” della Scuola Rabbinica Margulies Disegni di Torino
