“Mosè dette ai figli di Gad, ai figli di Ruben e alla metà della tribù di Manasse, figlio di Giuseppe, il regno di Sichon, re degli Emorei, e il regno di Og re di Bashan: il paese, le sue città e i territori delle città del paese all’intorno” (Numeri 32:33). Le tribù di Ruben e Gad chiedono a Mosè di insediarsi permanentemente nella regione a est del fiume Giordano invece di attraversarlo e prendere possesso della loro parte della Terra d’Israele. I figli d’Israele, avevano conquistato questo territorio combattendo i regni di Sichon e Og e le tribù di Ruben e Gad – che possedevano molto bestiame – videro che questa terra offriva vaste quantità di pascoli adatti alle loro esigenze.
Mosè accolse la loro richiesta, ma solo dopo aver ricevuto la promessa che le tribù di Ruben e Gad avrebbero combattuto con le altre tribù per conquistare la Terra d’Israele.
Sorprendentemente, la Torah narra che quando Mosè ripartì questo territorio, ne distribuì delle parti anche a parte della tribù di Manasse. In questo racconto, la tribù di Manasse non è mai menzionata e da quanto possiamo dedurre, la gente di Manasse non andò con Ruben e Gad da Mosè per chiedere di prendere parte del territorio transgiordano. Perché, allora, una parte della tribù di Manasse ha ricevuto una porzione di Ever HaYarden (la regione a est del fiume Giordano) insieme a quelle di Ruben e Gad?
Una possibile risposta a questa domanda, può essere suggerita sulla base di un particolare commento del Midrash che ci illustra il contesto della divisione della tribù di Manasse.
Nel libro della Genesi, leggiamo di come i fratelli di Giuseppe lo vendettero come schiavo a dei mercanti che lo portarono in Egitto, dove alla fine raggiunse la seconda carica istituzionale, al disotto solo del faraone. Quando la carestia, che Giuseppe predisse interpretando i sogni del faraone, colpì la Terra d’Israele, i suoi fratelli andarono da lui per acquistare grano, senza mai riconoscerlo. Tempo dopo, Giuseppe li invitò a pranzo nella propria casa e dopo aver mangiato e bevuto, prima che i fratelli partissero per tornare in Eretz Yisrael, Giuseppe ordinò al suo consigliere – che il Midrash identifica come suo figlio Manasse – di mettere il suo calice nella borsa del fratello minore Beniamino. Quando i fratelli lasciarono la sua casa, Giuseppe ordinò a Manasse di inseguirli e accusarli di furto. Nessuno ovviamente aveva rubato e si fecero perquisire senza alcun dubbio. Ma quando il calice fu trovato nella borsa di Beniamino, i fratelli si strapparono le vesti per la disperazione, poiché sentirono che la tragedia si era ormai abbattuta sulla loro famiglia. Beniamino sarebbe stato arrestato e trattenuto in Egitto come schiavo, non sarebbe tornato del padre Giacobbe come gli aveva promesso Giuda offrendosi come garante e questo dolore, in aggiunta a quello che gli avevano provocato per la vendita di Giuseppe, lo avrebbe definitivamente abbattuto.
Il Midrash commenta che, poiché Manasse aveva fatto sì che i fratelli del padre si strappassero le loro vesti in due, la tribù che discendeva da lui sarebbe stata similmente “strappata” in due parti, con una parte residente nella Terra d’Israele e l’altra al di fuori, a est del fiume Giordano.
Da una lettura superficiale, il Midrash sembra affermare che Manasse fu punito per aver causato angoscia e dolore agli zii. Ma se approfondiamo la questione, si potrà scoprire che, la divisione in due della tribù di Manasse, al contrario, fu in realtà un grande privilegio.
Diversi commentatori spiegano che l’intenzione di Giuseppe nell’incastrare Beniamino era di determinare se i suoi fratelli si fossero pentiti completamente del loro peccato (averlo venduto ai mercanti midianiti come schiavo) mettendoli in una situazione in cui un altro fratello minore (tra l’altro unici figli della stessa madre) si sarebbe trovato nei guai. Giuseppe incastrò Beniamino per vedere se i fratelli avrebbero fatto tutto il possibile per salvarlo e riportarlo a casa. Esattamente l’opposto di come avevano trattato lui cacciandolo dalla famiglia.
Come sappiamo, Giuda si fece avanti per offrirsi come schiavo al posto di Beniamino, dimostrando che i fratelli si erano effettivamente pentiti completamente ed erano cambiati. A quel punto, Giuseppe si rivelò e la famiglia fu finalmente riunita.
Manasse, dunque, fece si stracciare le vesti ai fratelli ma così facendo riunì la famiglia. Questo processo, comportò il dolore dello “strappo” ma ebbe l’effetto di ricucire la frattura che aveva tormentato la famiglia dei figli di Giacobe per molti anni.
Dopo questo ripasso, possiamo tornare alla questione di Ruben e Gad.
Mosè temeva che l’insediamento di Ruben e Gad al di là del fiume avrebbe causato una frattura nella nazione. Il fiume Giordano era un confine naturale che avrebbe potuto dividere la nazione in due, causando la dissociazione di Ruben e Gad dal resto del popolo ebraico. Mosè ideò quindi un piano: avrebbe fatto vivere metà di una delle altre tribù insieme a Ruben e Gad al di là del fiume. Avere metà di una tribù da una parte e l’altra metà dall’altra avrebbe contribuito a garantire che il fiume non diventasse un confine di separazione tra le due regioni e che ci sarebbero stati contatti e comunicazioni continui tra le tribù in terra d’Israele e quelle a este del fiume Giordano.
Per questo scopo cruciale, Mosè scelse la tribù di Manasse, la tribù al cui antenato si attribuisce l’aver riunito la famiglia. Manasse aveva trasmesso questa buona middah/qualità ai suoi discendenti, che rappresentavano la scelta migliore per garantire che il popolo d’Israele rimanesse unito nonostante la separazione geografica. Proprio come Manasse aveva unito la famiglia depositando il calice nella borsa di Beniamino, così i suoi discendenti avrebbero assicurato l’unità della nazione ebraica vivendo su entrambe le sponde del fiume Giordano fungendo da ponte di collegamento tra tutte le tribù. Magari, quando nel 2030 si concluderà l’operazione “Wings of Dawn”, che porterà in Israele i restanti 7000 membri dei “Bne Menashe/figli di Manasse” ancora presenti in India, si aprirà una nuova epoca in cui il ritorno di Manasse, ridesti e faccia di nuovo trasmettere la sua buona qualità, quella di saper unire il popolo d’Israele e ripararlo dalle sue molteplici fratture, Shabbat Shalom.
