“E avvenne nell’ottavo giorno che Moshè chiamò Aharon, i suoi figli e gli anziani d’Israele. Disse ad Aharon: Prendi per te un vitello per il sacrificio per il peccato e un montone per il sacrificio di olocausto, entrambi senza difetto, e offrili davanti all’Eterno. Parlerai quindi ai figli d’Israele, dicendo: Prendete un “capro” per il sacrificio per il peccato, un “vitello” e un agnello di un anno, senza difetto, per sacrificio di olocausto. Un toro e un montone per un sacrificio di ringraziamento, per sacrificarli davanti all’Eterno e un’offerta farinacea, mescolata con olio, perché oggi l’Eterno vi apparirà” (Levitico 9:1-4).
Questo sabato riprendiamo il ciclo della lettura settimanale della Torah leggendo la terza parasha del libro del Levitico che inizia con le parole “Bayom Hasheminì”, nell’ottavo giorno, quello che conclude la cerimonia di inaugurazione del Tabernacolo e che, contemporaneamente, rappresenta il “giorno di apertura” delle attività cultuali da eseguire al suo interno.
Moshèh ordina ad Aharon, che ora assume ufficialmente il ruolo di Sommo Sacerdote (Kohen Gadol), di preparare alcuni animali per il suo sacrificio personale e di istruire i figli d’Israele a preparare gli animali per il loro sacrificio. Il sacrificio per il peccato che Aronne e i figli d’Israele dovevano presentare, era di specie diverse. Aharon doveva portare un “egel”, un vitello, i figli d’Israele un “sair”, un capro.
I Maestri del Midrash, spiegano che queste due offerte servivano a espiare due diversi peccati: il vitello espiava il peccato del vitello d’oro, mentre il capro serviva a espiare la colpa della vendita di Yosef. La colpa del vitello d’oro era recente mentre quella della vendita di Yosef era avvenuta oltre due secoli prima. Per ricordare il fatto: i fratelli di Yosef lo avevano venduto come schiavo in Egitto e, per nascondere il loro misfatto, avevano macellato un capro, immerso la tunica di Yosef nel sangue del capro affinché, il loro padre Ya‘aqov, credesse che il figlio prediletto fosse stato ucciso da un animale feroce. Nel giorno in cui il Tabernacolo fu definitamente consacrato e i Sacerdoti iniziati al loro servizio, il popolo d’Israele espiò i peccati dei loro antenati offrendo un sacrificio speciale a Dio.
Se, su un piano di lettura superficiale, possiamo capire il perché della presentazione del sacrificio da parte di Aharon per la colpa del vitello d’oro (di fatto determinò la costruzione del Tabernacolo), il motivo per cui perché i figli d’Israele dovevano ottenere l’espiazione per la vendita di Yosef in questo giorno, non è altrettanto chiaro e, soprattutto, non è chiaro il collegamento tra i due peccati.
Una possibile risposta sul collegamento tra i due peccati viene da Rav Yosef Tzvi Salant (1884-1981). Rav Yosef Tzvi, spiega che sia il peccato del vitello d’oro sia quello della vendita di Yosef, derivarono dallo stesso errore: ignorare la guida dei leader della Torah.
Come evidenziato da diversi commentatori della Torah, i figli d’Israele non adoravano effettivamente il vitello d’oro in quanto idolo, piuttosto cercarono di creare una figura che sostituisse Moshèh come fonte di guida e istruzione da parte di Dio, come strumento con cui Dio avrebbe trasmesso i Suoi comandamenti. Tale idea non è intrinsecamente errata, anzi, questa è esattamente la funzione svolta dal Tabernacolo. Tuttavia, quando i figli d’Israele concepirono questa idea, si consultarono con Chur, il figlio di Miriam, uno dei capi incaricati di guidare il popolo in assenza di Moshèh. Chur non aderì alla richiesta del popolo che, preso oramai dal fervore dall’idea di forgiare una nuova icona, uccise Chur per essersi opposto. Aharon, l’altro capo incaricato di guidare il popolo, per non subire la stessa sorte del nipote, dovette acconsentire a costruire il vitello d’oro. La gravità del peccato non risiedeva quindi nell’atto in sé, ma piuttosto nello sfacciato disprezzo per l’autorità di Chur.
Analogamente, i fratelli di Yosef, agirono in base a un ragionamento halachico. Yosef, apparentemente nel tentativo di sminuire i fratelli, parlò male di loro al padre (secondo alcuni raccontando menzogne secondo altri interpretando male le loro azioni) e raccontò i suoi sogni nei quali mostrava sé stesso in una posizione di supremazia nei riguardi dei fratelli, violando i diritti esclusivi alla monarchia di Yehudah. I fratelli si costituirono come Bet Din (tribunale rabbinico) e deliberarono che Yosef era passibile di pena di morte. Sebbene la procedura giuridica apparisse corretta, di fondo c’era l’errore di non aver consultato, quindi rispettato, la guida “rabbinica” dell’epoca: Ya‘aqov, Yitzchaq, Shem ed Ever. Come nel caso del vitello d’oro, ciò che arbitrariamente sembrava un comportamento valido e giustificato, di fatto non lo era perché eseguito senza l’approvazione dei maestri della Torah. Nell’ottavo giorno, quando con il sacrificio presentato da Aharon il popolo ottenne l’espiazione per il peccato del vitello d’oro, con la presentazione del suo sacrificio, fu espiato l’errore analogo commesso dai loro antenati che vendettero Giuseppe. Il giorno dell’inaugurazione del Tabernacolo, diventa così il simbolo del riconoscimento del grave errore che si commette quando si prendono decisioni su questioni religiose senza aver consultato la guida rabbinica.
Nello stesso brano, leggiamo della tragica morte dei due figli di Aharon, Nadav e Avihu, avvenuta in quello stesso giorno, per aver portato un’offerta non richiesta. Nel Talmud si spiega che i figli di Aharon portarono la loro offerta sulla base di un arbitrario ragionamento halachico e che furono puniti per non essersi consultati con Moshèh e Aharon.
Proprio quando i figli d’Israele espiavano il peccato di aver ignorato l’autorità dei maestri della Torah, Nadav e Avihu, che erano uomini peraltro straordinariamente giusti, trascurarono di consultarsi con i maestri della loro generazione e per questo furono puniti severamente.
Ciò dimostra l’importanza di riconoscere la nostra connessione con i maestri della Torah e la necessità di agire in conformità con le loro istruzioni e non sulla base dei nostri sentimenti e intuizioni personali, Shabbat Shalom.
