Emanuele Calò – Moked.it 3.3.2025

Ho visto la dichiarazione che recita: «Trump vuole espellere i palestinesi da Gaza. Intanto in Cisgiordania prosegue la violenza del governo e dei coloni israeliani. L’Italia non sia complice. Ebree ed Ebrei italiani dicono no alla pulizia etnica». Così configurata, non persuade. Non ha importanza che sia firmata da “ebree ed ebrei italiani”, quando feci comparire, dopo aver fatto una colletta, una dichiarazione sul Medio Oriente, non mi è passato per la mente di chiarire che eravamo ebrei perché esserlo o non esserlo non dovrebbe influire sulla posizione politica adottata. Ma nemmeno chi ha predisposto questa dichiarazione pensa che sia rilevante, perché vi sono anche dei non ebrei.
Gli autori della dichiarazione ricadono in un errore frequente, che è quello di conferire un tocco etnico alle opinioni: «ah, lo dice Tizio che è ebreo». Per anni l’Italia si è divisa, com’è naturale che sia, su Silvio Berlusconi, piuttosto che Umberto Bossi, Massimo D’Alema, e così via. Ma a nessuno è passato per la testa che bisognasse chiarire se i dichiaranti/manifestanti fossero italiani o meno. Sennonché, qui la cosa è ancor meno comprensibile, perché solo i cittadini italiani potevano pronunciarsi sugli anzidetti politici, mentre è improbabile che chi ha firmato questa dichiarazione voti in Israele. Così, va a finire che il messaggio sarebbe: «Pur essendo ebreo, penso questo oppure l’altro». Forse sbaglio, e non è così, ma sta di fatto che quando si parla di Israele, i media preferiscono chiamare un ebreo «critico», come se il fatto di essere ebreo conferisse un particolare valore all’opinione. Quanto al contenuto della dichiarazione, riguarda un progetto improbabile di Trump, non del demone Netanyahu. Il richiamo alla pulizia etnica mi pare irreale, per un Paese come Israele che ha due milioni e mezzo di cittadini arabi, mentre gli ebrei sono stati (tutti) cacciati da (tutti) i paesi arabi.
L’attacco di Hamas del 7 ottobre e quello di Hezbollah dell’8 ottobre, era una comparsata o un attacco al cuore d’Israele mirante a distruggerlo? In giro vi è ciò che Eamann Mac Donnchada ha chiamato «the infantilisation of Palestinians», che altro non è che un pregiudizio, come se questi attacchi, di chi si è rivelato capace di costruire 600 km di tunnel, fossero nulla. Per quanto riguarda i cosiddetti coloni che abbiano commesso azioni illegali, le condanno; del pari, ritengo inaccettabile l’atteggiamento di chi, per fare l’imparziale, ricorre alla più vieta fantasia. L’unico metodo accettabile è quello di non violare le leggi della verità e della logica: il resto è menzogna.
Non è decente mettere a tacere che non passa giorno che un israeliano non venga ucciso – da sempre – dentro e fuori Israele, a pugnalate, con le bombe, facendosi saltare in aria, mettendolo sotto con un mezzo e così via. Chi ha firmato l’anzidetto documento non ha considerato la sua unilateralità, ritenendo che il messaggio sia comunque giusto e dovuto. Su un social media, ho visto un messaggio – fotocopia diffuso in Australia, ovviamente in inglese. Qualcosa di analogo è stato proposto anche negli Usa. Per ora, mi pare che la pulizia etnica riguardi gli israeliani morti ammazzati e sequestrati.
Un leader dimenticabile si rese tristemente famoso quando decise di qualificare come un dettaglio lo sterminio degli ebrei; sennonché, mai questo ricorso ai “dettagli” è stato pertinente come in questo caso. I Bibas non sono stati uccisi nel bombardamento, per dire, di Dresda, bensì strangolati di proposito. Nella Seconda guerra mondiale, una scuola lombarda fu colpita da una bomba alleata, a Via Rasella morì un giovincello, ucciso dalla bomba dei partigiani; ma né gli aviatori alleati né i partigiani sono andati a strangolare con le loro mani un bebè e il suo fratellino.
Perché succede tutto questo? Io me lo domanderei. La butto lì: si tratta della terza religione ebraica, e non ritengo che sia pubblicità occulta citare il mio libro sulla questione ebraica, dove ne ho parlato. La prima religione ebraica è quella che ufficialmente pratichiamo, la seconda è il cosiddetto shoahismo, mentre la terza la ricondurrei, per mera pigrizia, al Tikkun Olam, così popolare in America e che piace tanto a Obama e Biden. Si tratta di «essere tanto buoni» (se aiuta ad essere accettati, meglio ancora); ricordo che il geniale Carlo Ginzburg disse a Sorgente di Vita (beninteso con altre parole) che per lui l’ebraismo consiste nell’essere tanto buoni. I sei milioni di ebrei gassati erano tanto buoni ma, visti i risultati, i superstiti hanno deciso di essere come gli altri, normali, e lo scopo del sionismo è di restituire agli ebrei la normalità. Non voglio una Giornata della Memoria per gli israeliani: sono molto cattivo?
Su una cosa, dovremmo pure intenderci. La dichiarazione con le 200 firme è ebraica come il gefilte fish, le orecchie di Haman e le borekas, per la parte (primordiale o essenziale?) che riguarda i problemi identitari; se molti dei firmatari, oltre che essere capaci, sono pure dotati della famosa autoironia ebraica, se ne accorgeranno. Forse non subito, probabilmente da vecchi, ma se ne accorgeranno.
https://moked.it/blog/2025/03/03/la-polemica-emanuele-calo-la-terza-religione-ebraica/