“Perciò devi dire ai figli d’Israele: Io sono l’Eterno; vi farò uscire dai duri lavori imposti su di voi dagli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio steso e con grandi castighi. Vi prenderò come Mio popolo, e sarò il vostro Dio; e voi conoscerete che Io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. E vi farò entrare nel paese, che giurai di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe; e ve lo darò in eredità. Io sono l’Eterno” (Esodo 6:6-8). Le parole iniziali del brano della Torah che leggeremo domani, presentano la grave situazione di sofferenza dei figli d’Israele in Egitto per la durezza della schiavitù. Per questo Dio assicurò, attraverso Mosè, che li avrebbe miracolosamente liberati e condotti nella Terra d’Israele che, come promesso ai Patriarchi, avrebbe dato loro come “morashah/eredità”.
Ai maestri non è sfuggito che la parola “morashah/eredità”, che viene accostata qui alla Terra d’Israele, in tutta la Torah compare solo in un altro verso, anche abbastanza no: “Moshe ci ha comandato la Torah, ‘morashah/eredità’ per la Congregazione di Giacobbe” (Deuteronomio 33:4).
Il fatto che la parola “morashah/eredità” nella Torah appaia solamente in questi due contasti, in relazione con la Terra d’Israele e la Torah, lascia intendere che la Torah e la Terra d’Israele, condividano una peculiare distinzione.
Sono state proposte diverse spiegazioni per questo legame, tra questi un commento del Talmud secondo cui diversi beni preziosi possono essere acquisiti solo attraverso “Yisurin/sofferenze”. Tra questi beni preziosi rientrano la Terra d’Israele e la Torah.
Acquisire e mantenere la Terra d’Israele, come sappiamo fin troppo bene, comporta un grande sforzo e sacrificio. Molte guerre sono state combattute per il bene del ritorno e della ricostruzione della nostra terra e, ancora oggi, tragici sacrifici vengono fatti mentre questo processo continua a svolgersi.
Anche la conoscenza della Torah può essere raggiunta solo attraverso il sacrificio, lavorando duramente e rinunciando a certe comodità e rimanendo non influenzati dalle distrazioni del mondo circostante. Non si può acquisire la conoscenza della Torah se non si è disposti a fare sacrifici difficili per essa.
Ma c’è anche un’altra ragione per cui la Terra d’Israele e la Torah sono legate.
Un detto dei maestri dice: “il volto di Mosè era come il sole, il volto di Giosuè era come la luna”. Mentre il volto di Mosè splendeva e irradiava intensamente come il sole, il volto del suo discepolo e successore Giosuè, splendeva come la luna. Mosè ricoprì molti ruoli durante la sua guida, ma quello principale fu quello di legislatore, prendendo la Torah e insegnandola a tutto il popolo d’Israele. Anche Giosuè ricoprì diversi ruoli, ma quello principale fu guidare il popolo alla conquista della Terra d’Israele. La luna, come sappiamo, non emette una luce propria, brilla solo quando è allineata in modo tale che la luce del sole la illumini. La relazione tra Mosè e Giosuè e tra Torah e Terra d’Israele, è comparata alla relazione tra il sole e la luna. La “luce” della Terra d’Israele dipende da quella della Torah. L’unicità e la santità della Terra d’Israele derivano direttamente ed esclusivamente dalla Torah. È una terra speciale solo perché “riflette” la luce della Torah, perché è il luogo in cui gli alti ideali e i principi della nostra sacra Torah devono essere messi in pratica. Come la luna, la Terra d’Israele non ha luce propria, è sacra solo perché riceve la luce della santità della Torah. E questo può accadere solo quando la terra è correttamente “allineata” con la Torah, proprio come la luna, che splende solo quando è correttamente allineata con il sole. Ecco perché la Torah e la Terra d’Israele sono definite “morashah/eredità”, perché solo quando la luce della Torah risplende sulla Terra d’Israele, essa si illumina e riflette quella stessa luce che irradia poi sul resto del mondo conferendole la statura unica per cui è stata designata, Shabbat Shalom.
