“Dimorerete in capanne per sette giorni…” (Levitico 23:42). Il Talmud si interroga sul significato del precetto di costruire e abitare nella sukkah riportando due punti di vista: 1. le nostre capanne commemorano “sukkot mamash”, capanne vere e proprie, nelle quali i nostri antenati hanno dimorato durante gli anni di viaggio nel deserto; 2. sono il ricordo delle “Anane Hakavod”, le miracolose nuvole della Gloria divina che circondavano i figli d’Israele e gli garantivano protezione durante questo periodo.
Nello Shulchan Arukh (Orach Chayym 625), Rabbi Yosef Caro (1488-1575) ha codificato il motivo del precetto seguendo la seconda opinione, secondo cui le nostre capanne commemorano le miracolose nuvole della Gloria: “Nelle sukkot/capanne dimorerete per sette giorni…perché nelle sukkot/capanne ho fatto risiedere i figli d’Israele (Levitico 23:42). Si tratta delle nubi della Gloria che li hanno protetti da tutto il caldo intenso e dal sole del deserto. Ed è una mitzvah iniziare a costruire la sukkah subito dopo Yom Kippur. Perché se a qualcuno si presenta una mitzvah da compiere, non deve rimandare la sua esecuzione”. Il Gaon di Vilna (Rav Eliyahu ben Shlomo Zalman, 1720-1797) ha successivamente chiarito che il precetto della Sukkah commemori non le “Anane Hakavod” stesse, ma piuttosto il loro ritorno dopo che erano state portate via.
Dopo il peccato del vitello d’oro, il Signore decretò che i figli d’Israele sarebbe stati annientati, ma poi revocò quel decreto in risposta alle sentite suppliche di Mosè. Tuttavia, spiega il Gaon di Vilna, anche se il Signore revocò questo decreto, rimosse le “Anane Hakavod” che esprimevano il Suo affetto speciale, la Sua protezione per il popolo e la stretta relazione con loro. Ma quando i figli d’Israele si pentirono, il Signore annunciò, nel giorno che sarebbe diventano il Giorno di Kippur (10 di Tishry), il Suo completo perdono. Il giorno seguente, Mosè trasmise ai figli d’Israele l’istruzione di Dio di donare materiali per la costruzione del Mishkan/Tabernacolo, la dimora divina in mezzo al popolo d’Israele. Le donazioni furono copiose nel corso dei successivi giorni e poi, il 15 di Tishry, quando gli artigiani iniziarono a costruire il Mishkan/Taberncolo, Dio restaurò le “Anane Hakavod”. È questa restaurazione delle nuvole della Gloria, scrive il Gaon, che noi celebriamo a Sukkot. Celebriamo soprattutto il fatto che anche dopo il peccato del vitello d’oro, Dio ci ha misericordiosamente perdonati e ha persino restaurato completamente la Sua relazione con noi, al punto che ci ha restituito le nuvole della Gloria.
Con questa spiegazione, il Gaon di Vilna risponde anche alla domanda sul perché Sukkot viene celebrato in questa data. Dal 15 di Tishry, per sette giorni, attraverso le nostre capanne, celebriamo il ritorno delle “Anane Hakavod”.
Rav Eliezer Yehuda Waldenberg (1915-2006), nel suo Tzitz Eliezer (vol. 15), solleva la questione di come sia possibile conciliare la spiegazione del Gaon di Vilna, con un versetto nel libro di Nechemya (9:19) che afferma chiaramente che le “Anane Hakavod” non se ne andarono mai: “E Tu, nella Tua grande compassione, non li abbandonasti mai nel deserto; la colonna di nuvola non fu mai rimossa da loro durante il giorno per guidarli lungo il cammino…”.
Rav Waldenberg osserva che il versetto biblico parla specificamente di una particolare funzione delle “Anane Hakavod”, guidare il popolo attraverso il deserto. Le nuvole della Gloria, servivano anche a molti altri scopi, come proteggere le persone dagli elementi ostili, dagli animali selvatici, dai nemici e anche rendere il terreno confortevole e il territorio facilmente percorribile. Di conseguenza, scrive Rav Waldenberg, possiamo distinguere tra diverse nuvole. Come dice il versetto nel libro di Nechemya, le nuvole che guidarono il popolo d’Israele attraverso il deserto non se ne andarono mai, furono solo le altre nuvole, quelle con le altre funzioni, ad essere portate via per il peccato del vitello d’oro e fatte tornare quando iniziò la costruzione del Mishkan/Tabernacolo.
La spiegazione di Rav Waldenberg, riafferma un principio che mai dovremmo mettere in dubbio, che il Signore non abbandonerà mai e poi mai il popolo d’Israele, la Sua preziosa nazione. Anche dopo il peccato del vitello d’oro, ha continuato a mostrare loro la strada da seguire così da permettergli di tornare a Lui.
La nostra relazione con Dio non potrà mai essere recisa definitivamente, perché il Signore è e rimarrà sempre con noi. Non importa quali errori abbiamo commesso, non importa quanto ci siamo allontanati da Lui, il Signore non rifiuterà mai nessuno dei Suoi preziosi figli, Egli invece attende pazientemente che facciamo ritorno a Lui.
Sukkot è la festa che ci pone davanti la possibilità immediata, di dimostrare nella pratica tutte le promesse e gli impegni che, in teoria, ci siamo presi a Rosh hashanah e Kippur, Shabbat Shalom e Chag Sameach.
