Ogni volta che si legge la parashà degli Esploratori forse si tende a dare per scontato che siano state persone paurose, insicure con poca fede nella riuscita di entrare in Eretz Israel. In realtà i maestri ci rivelano che essi erano leader spirituali immensi. Proprio per questa levatura, essi compresero che l’ingresso nella Terra d’Israele avrebbe segnato la fine di un’era: la spiritualità non sarebbe più stata un’esperienza puramente contemplativa, ma avrebbe dovuto materializzarsi attraverso le Mitzvot pratiche legate alla terra e alla quotidianità. Nel deserto, il popolo viveva in un mondo ideale: ricevevano la Manna dal cielo senza sforzo e i loro abiti non si consumavano, addirittura crescevano miracolosamente insieme alla persona, ci racconta il midrash. Entrare in Terra d’Israele significava la fine dei miracoli passivi e l’inizio del lavoro della terra. Anche il Talmud ci insegna che una delle tre cose che si merita con issurim-grandi sforzi (tribolazioni) è Eretz Israel. Forse la più grande paura degli esploratori non era quella di fallire…
Avevano paura di riuscire. Molte persone vivono così: amano i sogni ma temono la loro realizzazione, se questo comporta fatica e responsabilità. Gli esploratori forse rifiutavano un mondo che possa esistere intersecando materia e spirito. Psicologicamente, preferivano l’infantilismo della dipendenza totale alla responsabilità dell’età adulta. Volevano i diritti della vicinanza divina, ma senza i doveri dell’azione concreta. Questa dinamica mi fa pensare all’”Anti-Eden”. Mi sembra che Lo Zohar definisca i beni ricevuti senza sforzo come “il Pane della Vergogna”, un nutrimento facile, si, ma che svuota la dignità dell’essere umano. Comunemente si pensa ad Adam e Chavvà come peccatori. Una rivoluzionaria interpretazione chassidica ci dice che in realtà loro “scelsero” di uscire da quello status paradisiaco in cui veniva dato loro tutto, senza sforzo per meritarlo. Decidono quindi di “diventare adulti” ed uscire dall’isola che non c’è, e responsabilmente mangiare il pane “col sudore del volto”. Non si tratta di una punizione, ma della nascita della meritocrazia spirituale. La Mishnà sintetizza questa legge psicologica ed esistenziale: “Lepum tza’ara agra” — Secondo lo sforzo ci sarà la ricompensa.
La tradizione insegna che la notte in cui il popolo pianse per il rapporto degli esploratori era il 9 di Av. Dio decretò: “Voi avete pianto un pianto gratuito (Bechià shel chinam), e Io stabilirò per voi un pianto per le generazioni (Bechià le-dorot)”. “Hinam”, Gratuito, ecco il termine chiave: volere qualcosa gratuitamente ci riporta in Egitto: il “gratis” dell’Egitto rappresenta il rifiuto infantile della responsabilità. Preferivano la schiavitù pur di non affrontare la fatica di scegliere e di crescere, e non poche volte chiesero di rientrare nella “rassicurante schiavitù”. Ma perché la conseguenza di quel pianto fu la futura distruzione del primo e secondo Bet Hamikdash? Forse il termine Bet HaMikdash (Santuario) può essere letto come “Bait HaMekadesh”, la casa materiale che santifica la realtà fisica. Il servizio nel Tempio è chiamato per eccellenza Avodà (Lavoro/Fatica); la tefillà che sostituì i sacrifici è chiamata Avodà Shebalev (il lavoro che si fa con il cuore). Rifiutando la fatica fisica di Eretz Yisrael, si rifiuta l’idea stessa che la materia possa e debba essere santificata con lo sforzo umano. Se l’uomo rifiuta il lavoro quotidiano, il Tempio perde la sua funzione, e le sue mura crollano. Chi non fatica per costruire, finisce per distruggere il proprio Tempio interiore. Forse non esiste una reale “Comfort Zone” nell’universo dello spirito: pretendere di essere ebrei rivendicando solo i diritti di un Cielo gratuito, senza abbracciare il dovere del sudore e della terra, significa condannare il proprio santuario interno al crollo. In questi “viaggi” tra cielo e terra, esistono deserti da attraversare e Terre Promesse da meritare. Essere ebrei significa comprendere che le benedizioni più grandi non scendono già pronte dal cielo: attendono di essere coltivate, costruite e santificate. Perché Hashem non cerca ospiti nel Suo mondo. Cerca partner nella Sua Creazione.
Buon Viaggio!
Shabbat Shalom
