La Parashà di Yitro, che abbiamo letto la scorsa settimana, si conclude con le leggi sulla costruzione del “mizbeach in terra” da utilizzare nell’offerta di vari sacrifici animali. La Parashà di Mishpatim, che leggiamo questa settimana, inizia, subito dopo, con il versetto: “E questi sono i giudizi che porrai davanti a loro:” [Shemot 21:1]. Rashi chiede: “Perché i Mishpatim – la sezione che tratta dei casi giudiziari – è stato accostato al brano precedente, che tratta del mizbeach? Questo è stato fatto per insegnarci che il Sinedrio deve essere collocato adiacente al mizbeach”.
Il Maharal, nel sefer Gur Aryè, pone la naturale domanda successiva: per quale motivo il Sinedrio deve essere collocato accanto al mizbeach? Qual è il significato di questo requisito? Sembrerebbero essere due mondi diversi. Il mizbeach appartiene al regno della Kedushà [santità], dal Bet haMikdash e dal Servizio nel Bet haMikdash. Il Sinedrio ha una funzione completamente diversa. Non sembra esserci alcun collegamento tra la Corte Suprema e il mizbeach. Eppure l’Halakhà prevede che il Sinedrio debba essere situato nelle immediate vicinanze del mizbeach. Perché?
Possiamo provare a fornire due risposte: la prima è di natura più omiletica tratta dal sefer Yismach Yehudah, mentre per la seconda possiamo vedere la risposta del Maharal stesso.
Il sefer Yismach Yehudah scrive che il mizbeach simboleggia la mesirut nefesh, la capacità di una persona di sacrificare la propria vita per D-o e la Sua Torà. Non si tratta necessariamente di un sacrificio estremo anche se, quando una persona porta un’offerta sul mizbeach, deve tenere a mente che: “Dovrebbe essere come se fossi sacrificato su questo mizbeach”. Il mizbeach rappresenta il sacrificio, incluso il sacrificio di sé. Nel corso della storia ebraica, molti ebrei sono stati moserè nefesh, anche se spesso, purtroppo, lo sono stati per le cose sbagliate. A quanto pare, si tratta di una capacità di sacrificio e dedizione dovuta ad una eredità. Fa parte del DNA spirituale che abbiamo ereditato dal Patriarca Avraham, che fu disposto a essere moser nefesh diverse volte: fu disposto a gettarsi in una fornace ardente, fu disposto a sacrificare il proprio figlio, e diede prova anche tante altre volte di questa sua caratteristica . Gli ebrei manifestano sicuramente questa capacità di mesiras nefesh. Tuttavia, una persona non dovrebbe essere moser nefesh per una causa qualsiasi. Sebbene sia certamente una qualità ammirevole che gli ebrei siano disposti a sacrificare la propria vita per una causa in cui credono, dobbiamo assicurarci che la nostra mesirat nefesh sia indirizzata e incanalata verso le giuste cause. Questo è il compito del Sinedrio. Il Sinedrio deve essere accanto al mizbeach perché il Sinedrio deve vigilare affinché la mesirat nefesh, simboleggiata dal mizbeach, sia incanalata verso le giuste cause. Essendo quindi compito del Sinedrio monitorare la mesirat nefesh, è per questo che deve essere situata in prossimità del mizbeach.
Il Maharal risponde alla sua stessa domanda ma in modo diverso da quanto abbiamo visto. Il Maharal afferma che non è nemmeno in discussione il motivo per cui il Sinedrio debba essere situato accanto al mizbeach. “Devono essere completamente equiparati”. Il mizbeach ripristina la pace tra Israele e il loro Padre Celeste (permettendo che venga compiuta una corretta espiazione dei peccati sia per gli individui che per il popolo nel suo insieme). La parola ebraica per sacrificio è korban, dalla radice k-r-v, che significa avvicinarsi, perché i sacrifici avvicinano gli ebrei al loro Padre Celeste. Allo stesso modo, lo scopo della Legge Civile della Torà, cioè dei Mishpatim, è portare la pace tra le persone.
La Mechiltà chiede: perché le Leggi Civili furono presentate (qui nella Parashà di Mishpatim, subito dopo i Dieci Comandamenti) prima di tutte le altre leggi della Torà? Perché quando le persone hanno discussioni, litigi e odio tra loro, e poi risolvono la loro disputa per mezzo di un Din Torà [giudizio della Torà], la competizione e il malcontento tra le due parti si intensificano. Durante un contenzioso la pace è interrotta. Successivamente regna la pace tra le parti. Allo stesso modo, il mizbeach e i tribunali formano una partnership per portare la pace nel mondo. Questa è la connessione ovvia: il mizbeach porta la pace tra il popolo di Israele e il loro Padre Celeste, i tribunali portano la pace tra l’uomo e il suo prossimo. Svolgono quindi la stessa funzione, sebbene in direzioni diverse.
Tutto questo sembra essere idilliaco, ma sappiamo che spesso accade che a fronte di una disputa in un Tribunale, quando viene data ragione ad una parte ed eventualmente condannata l’altra, non regna sempre l’armonia. Alle volte, invece, il sentimento che ne scaturisce è di acrimonia, un senso di ingiustizia e di insoddisfazione. Ma è davvero così? Possiamo sempre essere certi che si sia trattato di un’ingiustizia?
il Netivot Shalom offre una possibile spiegazione basandosi sul seguente passo talmudico [Shabbat 10a]: “Chiunque giudichi un vero giudizio della Torà con sincerità (Dan Din Emet la ‘Amitò) anche una sola volta nella sua vita, viene considerato dalla Torà come se fosse diventato un compagno del Santo Benedetto Egli sia”. Il Netivot Shalom sottolinea che l’espressione Dan Din Emet la ‘Amitò usata dal Talmud sembra ridondante. La verità è verità (Emet è Emet) — qual è l’implicazione dell’aggiunta dell’aggettivo “la ‘Amitò” [veritiero]?
La spiegazione del Netivot Shalom stesso è che l’espressione “Dan Din Emet” [egli giudica un giudizio vero] significa che ha emesso correttamente la sua sentenza basandosi sui principi codificati nello Shulchan Aruch Choshen Mishpat. Si è trattato di una sentenza corretta della Torà. L’aggiunta dell’aggettivo la ‘Amito si riferisce alla Verità di D-o stesso. D-o cosa deve accadere per rettificare errori a volte antichi commessi, affinché una persona possa completare con successo la sua missione in questo mondo. Giudicando con questo elemento aggiuntivo della Verità dell’Onnipotente (anche se potrebbe essere all’insaputa del giudice), il giudice è diventato un partner del Santo Benedetto Egli sia.
Tutto questo può sembrare lontano dalle nostre vite ma non lo è. La Parashà di Mishpatim e gli insegnamenti che ne derivano sono importanti. Ci viene insegnato che anche cose che potremmo giudicare casuali o normali, come la vicinanza del mizbeach al Sinedrio, sono in realtà basilari La mesirut nefesh che ci viene richiesta è tutto sommato semplice. Anche se osservare le mitzvot rappresenta per noi un sacrificio, si tratta di una mesirut nefesh importante, un sacrificio di noi stessi nella giusta direzione (osservata dal Sinedrio, o con la guida dei Rabbini) verso il nostro Creatore (mizbeach, sacrificio per D-o). Anche se sembra facile giudicare, ergerci a giudici, cosa che purtroppo alle volte tendiamo a fare, non è facile giudicare per la giustizia, per il vero emet la’Amito. Proprio per questo i Pirké Avot ci ammoniscono: “Non giudicare il tuo prossimo finché non sei stato il suo posto” (insegnamento di Hillel haZaqen, Mishna 4, Cap 2). Tra le righe di regole apparentemente molto tecniche, la Torà ci insegna parte di un comportamento corretto, etico ed encomiabile, che dovrebbe diventare un fondamento per tutti noi. Una vita guidata dalle mitzvot, dalla mesirut nefesh corretta e dall’Emet la’Amito.
