Indagine preliminare su due registri
La Rassegna Mensile di Israel – Vol. 81, No. 1 (GENNAIO-APRILE 2015), pp. 21-49 (29 pages)
Riccardo Di Segni
Ringrazio Serena Di Nepi, Angelo Piattelli e Tullia Catalan per indicazioni bibliografiche, Sergio Della Pergola per indicazioni bibliografiche e osservazioni, Liliana Picciotto per osservazioni e informazioni preziose, lo staff dell’Archivio della Comunità Ebraica di Roma (Claudio Procaccia, Marcello Anticoli, Silvia Haia Antonucci) per dati e spiegazioni, lo staff del Centro Culturale della CER (Miriam Hayun e Micol Temin) per l’aiuto nelle ricerche bibliografiche, Gabriele Di Segni per i grafici.
I battesimi e le conversioni all’ebraismo nella Comunità ebraica di Roma nella prima metà del XX secolo sono annotati in due registri conservati nell’Archivio della Comunità. Il numero dei battezzati è stato finora noto solo nella sua totalità, quello dei convertiti mai pubblicato. Questo studio presenta, analizza e confronta i dati dei due processi nella loro evoluzione temporale, in particolare in rapporto agli anni della persecuzione, e mette in evidenza l’importanza di fattori come il sesso, l’età, l’origine da matrimonio misto. Vengono identificati alcuni nomi di persone che sono state sia battezzate che convertite. Viene anche studiato il destino dei battezzati e dei convertiti durante la Shoà.
Introduzione
Il passaggio dall’ebraismo ad altre religioni, in particolare a quella cristiana, è stato un fenomeno costante nella storia ebraica, che ha avuto in determinati momenti e luoghi dei picchi collegati a eventi drammatici di persecuzioni. Tale fenomeno, divenuto rilevante durante la persecuzione nazifascista, è stato oggetto di molti studi per quanto riguarda i secoli passati[1] ma non sembra analizzato in modo approfondito per quanto riguarda
l’Italia e Roma del XIX e XX secolo, pur conoscendosene abbastanza vagamente l’entità complessiva. Eppure si tratta di un argomento meritevole di attenzione; la conversione al cristianesimo fu infatti una delle tre maggiori cause della drastica riduzione della presenza ebraica in Italia durante il fascismo, insieme agli eccidi e alle emigrazioni.[2] Queste ultime vite umane sono state ampiamente e puntualmente documentate con ricostruzioni autorevoli,[3] ma gli altri fenomeni, benché ripetutamente citati,[4] solo in pochi casi sono stati oggetto di studi approfonditi e sistematici,[5] nonostante esista in proposito abbondante documentazione che attende di essere studiata.[6]
D’altra parte non vi sono state solo fuoriuscite ma anche ingressi mediante conversioni (“ghiurim”). Dopo la fine del regime papale, i primi casi di conversioni all’ebraismo appaiono nell’epoca dell’acquisizione dei diritti e anche questa realtà va rappresentata e studiata con precisione, andando oltre alle informazioni generiche. La cosa è tanto più importante per il confronto con il fenomeno contemporaneo dell’uscita, segnata dal battesimo.
Questo lavoro ha lo scopo di fornire un quadro di battesimi e delle conversioni nella Comunità di Roma nella prima metà del XX secolo, prendendo in considerazione sia la conversione degli ebrei al cattolica, che quella di non ebrei all’ebraismo, sulla base di due fonti principali. Il primo documento è un registro di dissociazioni conservato presso l’Archivio della Comunità, nel quale vengono riportati i nomi dei battezzati e dei dissociati, con altre registrazioni.
I nomi sono divisi in pagine distinte in ordine alfabetico; nell’ambito della stessa lettera le prime segnature seguono un ordine alfabetico, peraltro non rigoroso, all’inizio e successivamente alle prime notazioni si segue per la stessa lettera iniziale l’ordine cronologico di immissione. Ogni notazione porta il cognome (di nascita, e per le donne sposate quello del marito), il nome, la paternità e la maternità con indicazione dell’esistenza in vita dei genitori, la data di nascita, la data (g/m/a) dell’atto di battesimo e quella della notifica alla Comunità. L’ordine alfabetico della serie iniziale di registrazioni fa pensare a una fonte precedente con schede personali distinte e riordinate in seguito; in effetti una serie di queste schede esiste ancora, ma il loro numero è decisamente inferiore a quello delle notazioni nel registro. Un mio ricordo personale di decenni fa (confermato dagli archivisti) è la presenza di schedari rilegati; una parte di questa documentazione pare sia stata distrutta da allagamenti. Il registro è stato interamente riversato in forma elettronica su un file Excel (da Marcello Anticoli, a suo tempo aiutato da Giancarlo Spizzichino z.l.) e questo ne rende possibile la consultazione rapida e l’elaborazione dei dati. Va precisato che il registro originario non è da considerare completo, perché raccoglie essenzialmente le notifiche fatte alla Comunità e probabilmente alcune registrazioni sono state omesse; queste inoltre sono spesso incomplete, a volte i dati sono problematici e non attendibili, se non altro per evidenti anacronismi; alcune registrazioni possono essere doppie o triple e vi sono errori di ortografia e possibilità di lettura erronea del nome scritto. Le carenze originarie si ripercuotono nella copia elettronica, con la possibilità di ulteriori errori di trascrizione.
Con tutte queste riserve si tratta di una formidabile risorsa primaria di ricerca, anche se i risultati rispecchiano quanto è stato iscritto nel registro, con possibili differenze dalla realtà.
Il secondo documento è un registro dell’Archivio intitolato Teviloth (immersioni rituali) e con nome ebraico תוליבט לש רפס, ed è una rubrica in ordine alfabetico nella quale sono segnati generalmente in ordine progressivo, inizialmente dalla stessa mano, poi da mani diverse, i nomi delle persone che hanno fatto la tevilà, il bagno rituale prescritto per chi si converte all’ebraismo o, secondo la consuetudine in uso anche a Roma, per chi rientra all’ebraismo rinunciando al battesimo. Il registro ha due tipi di segnalazioni che, in alcuni casi, vengono distinte con sottolineature a penna di colori differenti; il tempo ha fatto sbiadire i colori che spesso risultano irriconoscibili o indistinguibili. A differenza dei dettagli presenti nell’altro registro, in questa rubrica sono segnati solo cognome, nome, paternità (non sempre), qualche volta la maternità, e la data (g/m/a) dell’atto. Le registrazioni coprono l’arco temporale dal 1915 al 1975. Nello studio del documento la distinzione tra conversioni e riammissioni è stata possibile in base a vari criteri e riscontri incrociati.
Il confronto dei dati emergenti dai due registri è interessante perché mostra la coesistenza di movimenti da e verso l’ebraismo, nello stesso periodo, in una stessa Comunità e in molti casi nella vita delle stesse persone.[7] Il presente studio viene definito preliminare perché, come si metterà in evidenza nell’esposizione e discussione dei dati, esistono molti punti da verificare e problemi da chiarire, che richiederanno analisi estese ad altre fonti e controlli incrociati. Ci si soffermerà soprattutto sui dati “quantitativi”, evitando di parlare di casi singoli, perché trattandosi di fatti relativamente recenti e con familiari e discendenti ancora in vita, vi sono aspetti di riservatezza che non possono essere trattati pubblicamente.[8]
Analisi dei dati
Il numero dei battesimi registrati nel file è pari a 1721, su un totale di 2693 nomi, la differenza è da riferire alle dissociazioni senza battesimo. Secondo l’art. 5 della legge delle Comunità del 1930 «cessa di far parte della Comunità chi passa ad altra religione», quindi era necessario per l’anagrafe comunitaria prendere atto del passaggio. Il primo battesimo registrato risale al 1865 (che non è la data della introduzione nel registro, che dovrebbe iniziare a essere in uso intorno al 1935), l’ultimo è avvenuto nel 2005. Il totale dei battesimi del XIX secolo registrati è 31 (8 uomini e 23 donne). Per quanto riguarda il Novecento, dal 1900 al 1980 (data che in questo paragrafo viene presa come riferimento di fine periodo, per mostrare la coda del fenomeno) il numero totale è 1545, di cui 721 uomini e 824 donne, quindi con lieve prevalenza del sesso femminile. Lo scarto tra le cifre 1545 e 1721 è dovuto a battesimi successivi al 1980 e soprattutto ad atti senza data.
1. La distribuzione nel tempo
La frequenza e l’evoluzione nel tempo sono esposte nella Tabella 1 e nel Grafico 1.
TABELLA 1. NUMERO DEI BATTESIMI DAL 1900 AL 1980
| Anno | Maschi | Femmine | Totale |
| 1900 | 2 | 1 | 3 |
| 1901 | 3 | 3 | 6 |
| 1902 | 2 | 1 | 3 |
| 1903 | 4 | 1 | 5 |
| 1904 | 1 | 2 | 3 |
| 1905 | 1 | 3 | 4 |
| 1906 | 4 | 5 | 9 |
| 1907 | 2 | 1 | 3 |
| 1908 | 5 | 5 | 10 |
| 1909 | 2 | 5 | 7 |
| 1910 | 7 | 4 | 11 |
| 1911 | 2 | 3 | 5 |
| 1912 | 2 | 5 | 7 |
| 1913 | 6 | 5 | 11 |
| 1914 | 4 | 6 | 10 |
| 1915 | 8 | 4 | 12 |
| 1916 | 7 | 2 | 9 |
| 1917 | 5 | 2 | 7 |
| 1918 | 5 | 3 | 8 |
| 1919 | 5 | 7 | 12 |
| 1920 | 4 | 5 | 9 |
| 1921 | 2 | 7 | 9 |
| 1922 | 10 | 11 | 21 |
| 1923 | 6 | 7 | 13 |
| 1924 | 6 | 4 | 10 |
| 1925 | 12 | 4 | 16 |
| 1926 | 9 | 8 | 17 |
| 1927 | 9 | 8 | 17 |
| 1928 | 11 | 12 | 23 |
| 1929 | 13 | 14 | 27 |
| 1930 | 15 | 15 | 30 |
| 1931 | 14 | 9 | 23 |
| 1932 | 9 | 13 | 22 |
| 1933 | 20 | 19 | 39 |
| 1934 | 19 | 24 | 43 |
| 1935 | 19 | 24 | 43 |
| 1936 | 17 | 16 | 33 |
| 1937 | 22 | 23 | 45 |
| 1938 | 163 | 182 | 345 |
| 1939 | 58 | 61 | 119 |
| 1940 | 62 | 74 | 136 |
| 1941 | 61 | 91 | 152 |
| 1942 | 59 | 87 | 146 |
| 1943 | 0 | 0 | 0 |
| 1944 | 0 | 0 | 0 |
| 1945 | 22 | 28 | 50 |
| 1946 | 16 | 20 | 36 |
| 1947 | 9 | 9 | 18 |
| 1948 | 11 | 18 | 29 |
| 1949 | 7 | 13 | 20 |
| 1950 | 11 | 10 | 21 |
| 1951 | 9 | 6 | 15 |
| 1952 | 10 | 10 | 20 |
| 1953 | 4 | 9 | 13 |
| 1954 | 5 | 8 | 13 |
| 1955 | 9 | 10 | 19 |
| 1956 | 8 | 5 | 13 |
| 1957 | 6 | 2 | 8 |
| 1958 | 4 | 4 | 8 |
| 1959 | 4 | 5 | 9 |
| 1960 | 5 | 5 | 10 |
| 1961 | 8 | 5 | 13 |
| 1962 | 8 | 3 | 11 |
| 1963 | 2 | 5 | 7 |
| 1964 | 5 | 5 | 10 |
| 1965 | 3 | 3 | 6 |
| 1966 | 6 | 3 | 9 |
| 1967 | 3 | 6 | 9 |
| 1968 | 9 | 7 | 16 |
| 1969 | 5 | 5 | 10 |
| 1970 | 4 | 3 | 7 |
| 1971 | 5 | 1 | 6 |
| 1972 | 4 | 8 | 12 |
| 1973 | 4 | 1 | 5 |
| 1974 | 2 | 7 | 9 |
| 1975 | 7 | 4 | 11 |
| 1976 | 6 | 7 | 13 |
| 1977 | 2 | 4 | 6 |
| 1978 | 2 | 3 | 5 |
| 1979 | 5 | 2 | 7 |
| 1980 | 3 | 2 | 5 |
| totale | 721 | 824 | 1545 |
GRAFICO 1. NUMERO DEI BATTESIMI DAL 1900 AL 1980

Compattando i dati per decennio, e distinguendo il periodo della persecuzione, si vede chiaramente un’evoluzione nel tempo. La doppia per decennio, descrive un picco negli anni della persecuzione e poi si riduce progressivamente (Tabella 2 e Grafico 2).
TABELLA 2. BATTESIMI DAL 1900 AL 1980 COMPATTATI PER PERIODI
| Anni del ‘900 | Totali nel periodo | Media annua |
| 1900-09 | 47 | 4,7 |
| 1910-19 | 95 | 9,5 |
| 1920-29 | 164 | 16,4 |
| 1930-37 | 215 | 26,9 |
| 1938-44 | 897 | 128,1 |
| 1945-49 | 153 | 30,6 |
| 1950-59 | 129 | 12,9 |
| 1960-69 | 101 | 10,1 |
| 1970-80 | 81 | 7,4 |
GRAFICO 2. BATTESIMI DAL 1900 AL 1980 COMPATTATI PER PERIODI

Negli anni della persecuzione il numero complessivo arriva a 897, che rispetto alla popolazione ebraica del 1938 (probabilmente sottostimata) supera il 7,2%; l’andamento temporale non è omogeneo, c’è un grosso picco iniziale e delle oscillazioni, come rappresentato da Tabella 3 e Grafico 3.
TABELLA 3. BATTESIMI NEGLI ANNI DELLA PERSECUZIONE
| Anno | Totale |
| 1938 | 412 |
| 1939 | 119 |
| 1940 | 136 |
| 1941 | 152 |
| 1942 | 78 |
| 1943 | 0 |
| 1944 | 0 |
| totale | 897 |
GRAFICO 3. BATTESIMI NEGLI ANNI DELLA PERSECUZIONE

2. Età al momento del battesimo
I dati (riferiti a 1599 casi in cui il dato è riportato) sono descritti nella Tabella 4 e nel Grafico 4. Il primo anno di vita è il periodo di maggiore intensità. La frequenza scende con l’età. Il 60% viene battezzato entro i 30 anni.
TABELLA 4. ETÀ AL MOMENTO DEL BATTESIMO
| Fasce di età | Media per anno | Totale | % |
| I anno | 194 | 194 | 12,13 |
| 1-10 | 18,9 | 189 | 11,82 |
| 11-20 | 24,2 | 242 | 15,13 |
| 21-30 | 33,6 | 336 | 21,01 |
| 31-40 | 26,9 | 269 | 16,82 |
| 41-50 | 17,7 | 177 | 11,07 |
| 51-60 | 11,3 | 113 | 7,07 |
| 61-70 | 5,5 | 55 | 3,44 |
| 71-80 | 2,0 | 20 | 1,25 |
| 81- | 0,4 | 4 | 0,25 |
GRAFICO 4. ETÀ AL MOMENTO DEL BATTESIMO

3. Luogo di nascita
Il dato è descritto nella Tabella 5. Si tratta di popolazione italiana, per due terzi romana. La nascita in città dove la popolazione ebraica è assente non incide sostanzialmente.
TABELLA 5. LUOGO DI NASCITA DEI BATTEZZATI
| Luogo | N | % |
| Roma | 1104 | 65,44 |
| Lazio | 14 | 0,83 |
| Altre città italiane, sedi di Comunità | 455 | 26,97 |
| Altre città italiane non sedi di Comunità | 46 | 2,73 |
| Non identificati | 70 | 4,15 |
4. Anno della notifica alla Comunità
I dati, relativi a 1348 annotazioni, sono esposti nella Tabella 6. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, solo in parte i dati dell’avvenuto battesimo sono stati notificati contestualmente, in diversi casi sono trascorsi molti anni o la notifica è stata fatta addirittura nel dopoguerra. Per esempio, nell’anno culminante, il 1938, sono stati notificati solo 283 atti, di cui 164 avvenuti in quell’anno e gli altri di anni precedenti; dei battesimi del 1938 (in tutto 345, in questa tabella) 249 sono stati notificati entro l’anno successivo. Questi dati possono significare varie cose: che le registrazioni non sono complete; che la notifica in Comunità non era essenziale ai fini dell’ottenimento dei vari benefici derivanti dal battesimo; che poteva esserci una certa reticenza o vergogna o astio, che impediva l’accesso alla Comunità; che alcuni dati riferiti a pregressi battesimi fossero in qualche modo alterati (è probabile che, con la collaborazione di autorità ecclesiastiche, molti atti e certificati fossero stati retrodatati).[9]
TABELLA 6. ANNO DELLA NOTIFICA ALLA COMUNITÀ

5. Figli di matrimoni misti
L’indicazione di paternità e maternità consente l’identificazione dell’origine dei battezzati, se (a) entrambi di genitori ebrei, se (b) di padre non ebreo o (c) di madre non ebrea, se (d) di genitori non ebrei. L’identificazione non è sicura, ma presuntiva e comunque probabile, e si basa sul cognome, se ebraico o meno.
Nella Tabella 7 e nel Grafico 5 vengono esposti i dati relativi all’origine ebraica o mista dei battezzati e la loro percentuale nel numero complessivo. C’è un rapporto molto forte tra origine mista e scelta del battesimo, che scende nel periodo successivo alla persecuzione per poi risalire negli anni Settanta. L’incidenza di questo rapporto si riduce al 22,4% proprio negli anni della persecuzione, ma in assoluto in quel periodo il numero dei figli di matrimonio misto che furono battezzati è comunque il più alto.
TABELLA 7. GENITORI DEI BATTEZZATI E LORO INCIDENZA
| Anni | Totali | Padre non ebreo | Madre non ebrea | Totale genitori non ebrei | % misti/totale battesimi |
| ‘800 | 31 | 2 | 7 | 9 | 29,03 |
| 900-09 | 39 | 6 | 11 | 17 | 43,59 |
| 10-19 | 77 | 11 | 33 | 44 | 57,14 |
| 20-29 | 139 | 13 | 75 | 88 | 63,31 |
| 30-37 | 215 | 21 | 82 | 103 | 47,91 |
| 38-44 | 897 | 166 | 105 | 271 | 22,41 |
| 45-49 | 132 | 43 | 51 | 94 | 71,21 |
| 50-59 | 67 | 9 | 26 | 35 | 52,24 |
| 60-69 | 27 | 8 | 12 | 20 | 74,07 |
| 70-80 | 32 | 9 | 19 | 28 | 87,50 |
| totale | 1656 | 288 | 421 | 709 | 42,81 |
GRAFICO 5. GENITORI DEI BATTEZZATI E LORO INCIDENZA

A questo proposito si propongono varie considerazioni:
- la maggiore presenza di figli di matrimonio misto fra coloro che hanno scelto il battesimo è connaturale alla loro condizione, che li espone a problemi di identità contrapposte e spesso conflittuali;
- nel momento della persecuzione il battesimo rappresenta una via per evitare le durezze del sistema: «Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1 ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica».[10] Questo spiega in molti casi la corsa al fonte battesimale, anche se, su 412 atti del 1938, ben 155 sono successivi al 30 settembre;
- se sappiamo quanti dei battezzati – presenti nei registri – fossero di origine mista, non ci è però noto il numero complessivo dei figli di famiglia mista e in quale percentuale si siano battezzati. Su questo possiamo avanzare solo delle ipotesi. Solo per avere un ordine di grandezza si potrebbe stimare, nel 1938, il numero dei figli di madri ebree e padri non ebrei (gruppo b) intorno a 700 e alla fine degli anni Quaranta circa 870; quello dei figli di padri ebrei e madri non ebree (gruppo c) intorno a 850 e, alla fine degli anni Quaranta, circa 1060.[11] Le analisi vanno distinte tra i due gruppi.
Il gruppo (b) è costituito da persone che nascono ebree secondo la legge ebraica, in quanto figli di madre ebrea. Di 700 possibili fino al ’38 ne risultano battezzati 166 (23%) e in totale, fino al ’49, 251 su 870 (28%); che ne è degli altri? O sono rimasti ebrei e non sono stati battezzati o non sono mai stati iscritti alla Comunità, lasciati senza religione o battezzati senza informare la Comunità. La risposta a questa domanda potrà venire solo dal confronto con altre fonti.
L’altro gruppo, quello dei figli di padre ebreo, è ancora più problematico; perché i figli di madre non ebrea non nascono ebrei e diventano ebrei solo se vengono convertiti all’ebraismo dopo la nascita. Di questo gruppo compaiono nel registro 105 battesimi fino al ’37 (rispetto ai teorici 850), che diventano 237 in tutto alla fine del ’49 (rispetto ai teorici 1060). Ma se non erano ebrei alla nascita, perché compaiono nei registri comunitari? La risposta a questa domanda l’ha data Eugenio Sonnino:[12] da quando entrò in vigore la legge sulle Comunità del 1930, la Comunità di Roma cercò di formare una sua anagrafe attingendo da varie fonti, tra cui l’anagrafe del Governatorato. A questa era stata fornita una lista di tutti i cognomi ebraici, ottenendone un elenco di persone in qualche modo di origine ebraica, ma non necessariamente ebree: si decise «di registrare tutti gli individui nell’anagrafe, indipendentemente dalla identità religiosa dei singoli», con la riserva di fare tutte le verifiche successivamente.[13] Solo alcuni di questi (61, v. sotto al paragrafo 10), erano stati convertiti all’ebraismo, gli altri, non ebrei alla nascita, non lo erano mai diventati (a meno che la madre non si fosse prima convertita all’ebraismo, ma in assenza di riscontri ciò può valere per un numero minimo di casi). Quindi al totale (1576) delle “abiure” vanno sottratti 176 (=237-61) battesimi di figli di padre ebreo che in realtà non erano mai diventati ebrei. Solo in alcuni casi non si può escludere che, per facilitare il processo di fuga, si sia inventata una maternità “ariana” al posto di quella ebraica.
L’abbassamento della percentuale dei figli di matrimonio misto (dal 63,31 al 22%) nel totale del gruppo negli anni della persecuzione deriva dalla forte presenza e preponderanza di altri gruppi; ovvero che gli ebrei, in condizioni di crisi e pericolo, intervengono in modo massiccio, oltre ai fattori.
6. Donne sposate
L’indicazione del cognome del marito per le donne sposate (sotto la forma di «in» o «ved.» per le vedove) consente di identificare un altro gruppo rilevante, quello delle donne sposate, in tutto 205 (Tabella 8). Il primo dato su cui riflettere è che il numero delle donne che si sono battezzate è pari a 750; togliendo circa 316 battezzate fino a 17 anni,[14] età dei primi matrimoni, ne restano 434, e togliendo le 205 donne sposate, ne restano altre 229. È difficile immaginare che questa differenza consista tutta in nubili (che se, secondo i dati pubblicati, costituivano il 15% della popolazione ebraica, arrivavano a 112). Probabilmente si tratta dunque di trascrizioni incomplete; se questo dato fosse reale imporrebbe una nuova riflessione.
È molto interessante ciò che emerge dalla divisione in gruppi delle donne sposate. Già in assoluto il numero di donne sposate con non ebrei supera quello delle donne sposate con ebrei; se si tiene presente che (nel decennio 1944-53) il numero di ebree sposate a non ebrei era il 7,5% rispetto al numero delle sposate con ebrei, ammettendo la costanza di questo dato nei decenni precedenti, il numero di battesimi nel gruppo delle sposate con non ebrei supera di almeno 20 volte quello dell’altro gruppo; facendo un calcolo presuntivo[15] della percentuale rispetto alla popolazione generale ebraica, emerge che delle donne sposate con ebrei solo l’1,51% si è battezzato a confronto con il 36,55 di quelle sposate a non ebrei, almeno una su tre. E infine emerge il dato delle donne convertite all’ebraismo per sposare degli ebrei, di cui solo l’8% ha deciso di lasciare poi l’ebraismo. Praticamente le mogli sembrano estremamente legate e dipendenti alla condizione del marito.
TABELLA 8. BATTESIMI DI DONNE SPOSATE
| Donne sposate | Battezzate | Popolazione generale | % |
| Ebree con ebrei | 58 | 3840 | 1,51 |
| di cui nate da matrimonio misto | 7 | ||
| Ebree con non ebrei | 106 | 290 | 36,55 |
| di cui nate da matrimonio misto | 15 | ||
| Non ebree convertitesi all’ebraismo con ebrei | 41 | 500 | 8,20 |
| totale | 205 |
Questo per le donne. Per gli uomini sposati non abbiamo dati diretti ma indirettamente alcune informazioni si possono ricavare.
7. Conversioni all’ebraismo
Dal 1915 al 1945 sono state registrate 395 conversioni all’ebraismo. La Tabella 9 riporta i dati desunti dal registro delle Teviloth, ordinati per anno, per sesso e per due gruppi distinti (entrambi i genitori non ebrei, figli di padre ebreo).[16]
TABELLA 9. CONVERSIONI ALL’EBRAISMO
| Anno | Entrambi i genitori non ebrei | Padre ebreo | Totale generale | ||||
| M | F | Totale | M | F | Totale | ||
| 1915 | 0 | 2 | 2 | 1 | 0 | 1 | 3 |
| 1917 | 0 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 1 |
| 1918 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1919 | 0 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 1 |
| 1920 | 0 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 1 |
| 1921 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1922 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1923 | 0 | 0 | 0 | 1 | 0 | 1 | 1 |
| 1924 | 0 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 1 |
| 1925 | 0 | 0 | 0 | 2 | 0 | 2 | 2 |
| 1926 | 0 | 0 | 0 | 6 | 3 | 9 | 9 |
| 1927 | 0 | 0 | 0 | 8 | 5 | 13 | 13 |
| 1928 | 0 | 2 | 2 | 3 | 3 | 6 | 8 |
| 1929 | 1 | 0 | 1 | 6 | 4 | 10 | 11 |
| 1930 | 0 | 1 | 1 | 11 | 13 | 24 | 25 |
| 1931 | 0 | 0 | 0 | 11 | 17 | 28 | 28 |
| 1932 | 0 | 1 | 1 | 12 | 19 | 31 | 32 |
| 1933 | 0 | 0 | 0 | 7 | 11 | 18 | 18 |
| 1934 | 0 | 1 | 1 | 14 | 13 | 27 | 28 |
| 1935 | 0 | 2 | 2 | 10 | 11 | 21 | 23 |
| 1936 | 0 | 0 | 0 | 2 | 3 | 5 | 5 |
| 1937 | 1 | 1 | 2 | 6 | 5 | 11 | 13 |
| 1938 | 0 | 0 | 0 | 9 | 12 | 21 | 21 |
| 1939 | 1 | 0 | 1 | 4 | 7 | 11 | 12 |
| 1940 | 0 | 0 | 0 | 1 | 3 | 4 | 4 |
| 1941 | 0 | 0 | 0 | 1 | 1 | 2 | 2 |
| 1942 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1943 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
| 1944* | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
*dopo la liberazione
| Anno | Entrambi i genitori non ebrei | Padre ebreo | Totale generale | ||||
| M | F | Totale | M | F | Totale | ||
| 1945 | 1 | 1 | 2 | 9 | 8 | 17 | 19 |
| 1946 | 0 | 0 | 0 | 14 | 15 | 29 | 29 |
| 1947 | 0 | 0 | 0 | 9 | 13 | 22 | 22 |
| 1948 | 2 | 0 | 2 | 9 | 13 | 22 | 24 |
| 1949 | 2 | 0 | 2 | 7 | 11 | 18 | 20 |
| totali | 20 | 84 | 104 | 145 | 146 | 291 | 395 |
Rispetto al totale di 395 conversioni, 291 (73,67%) erano “recuperi” dei figli di madre non ebrea, gli altri rappresentano conversioni vere.
In questo gruppo non incide la differenza di sesso. Il primo gruppo, più esiguo, presenta invece una notevole preponderanza femminile (84 su 104, pari al 80,77%) che fa presuppre che il motivo principale della conversione il matrimonio con un ebreo.
Il Grafico 6 rappresenta l’andamento nel tempo delle due componenti e del totale.
GRAFICO 6. ANDAMENTO DELLE CONVERSIONI ALL’EBRAISMO NEGLI ANNI 1915-48

Appare evidente l’andamento complessivo, con una crescita fino al 1932, un crollo negli anni della persecuzione e la ripresa nel dopoguerra (negli anni 1945-48).
Per la caduta nel 1936 si può addurre come ipotesi plausibile la morte del Rabbino Capo; per la caduta del 1937 forse potrebbe essere un effetto dell’avvento del nazismo in Germania. Il numero delle conversioni di persone non ebrei si tratta di un numero molto esiguo e sostanzialmente omogeneo nel tempo tranne il periodo della persecuzione e il picco ascendente post-bellico del 1945. Comunque anche nei momenti più drammatici vi sono state persone che hanno prese: tre donne si sono convertite nel 1937 e nel 1939 (sotto il regime nazista).
9. Conversioni e battesimi a confronto
Compattando i dati in decenni e isolando gli anni della persecuzione (per le conversioni all’ebraismo è incluso il 1938 dall’inizio e il 1944 dalla liberazione, per i battesimi tutto il 1944 per la lunga scia) il quadro che emerge è rappresentato dalla Tabella 10 e dal Grafico 7.
TABELLA 10. CONVERSIONI ALL’EBRAISMO E BATTESIMI A CONFRONTO
| Anni | Ghiurim | Battesimi |
| 1910-19 | 6 | 77 |
| 1920-29 | 45 | 139 |
| 1930-37 | 162 | 215 |
| 1938-44 | 40 | 897 |
| 1945-49 | 114 | 132 |
GRAFICO 7. CONVERSIONI E BATTESIMI A CONFRONTO

La componente delle famiglie miste nel processo è esposta alla Tabella 11 e nel Grafico 8.
TABELLA 11. FAMIGLIE MISTE: SCELTE NEL TEMPO A CONFRONTO
| Famiglie miste | ||
| Anni | Ghiurim | Battesimi |
| 1910-19 | 0 | 44 |
| 1920-29 | 44 | 88 |
| 1930-37 | 159 | 103 |
| 1938-44 | 39 | 201 |
| 1945-49 | 113 | 90 |
GRAFICO 8. FAMIGLIE MISTE: SCELTE NEL TEMPO A CONFRONTO

Negli anni Venti le famiglie miste hanno optato in maniera quasi identica per l’ebraismo o per il cristianesimo; in seguito il numero dei battesimi è cresciuto e alla fine crollato. Ma gli anni prima e dopo la persecuzione mostrano comunque una costanza numerica nella scelta della conversione all’ebraismo.
10. Nomi ricorrenti nei due registri
Il confronto tra i due registri (per le Teviloth fino al 1949) ha rivelato la presenza di 92 nomi che compaiono in entrambi. Questo significa che si tratta di persone che hanno fatto entrambe le procedure, battesimo e tevilà.
La sequenza degli atti è decisiva, perché se il battesimo viene dopo la tevilà la scelta finale è il cristianesimo, e se la tevilà viene dopo il battesimo significa che si opta per la religione ebraica. Analizzando i dati si distinguono due gruppi principali (Tabella 12):
Il primo, di 24 persone, è quello in cui la tevilà è l’ultimo atto. Vi si individuano due gruppi, uno di ebrei da entrambi i genitori, che hanno avuto il battesimo e poi hanno fatto la tevilà come procedura di riammissione all’ebraismo. Questo è avvenuto negli anni dal 1943 (prima dell’arrivo dei nazisti a Roma) al ’48. L’altro gruppo, più cospicuo, che conta 18 nomi, è di figli di unioni miste che sono stati prima battezzati e poi fatti ebrei (7 dal ’26 al ’32, 2 dal ’38 al ’42, 9 dal 45 al 47).
Sul versante opposto il gruppo più consistente: 68 persone che dopo una tevilà iniziale si sono battezzate. Di questo gruppo, 65 sono figli di unioni miste con madre non ebrea (altrimenti non avrebbero avuto bisogno di tevilà: 6 fino al ’32; 47 negli anni della persecuzione ’38-’42; 8 dal ’45 al ’49 e 4 ancora dopo il ’54). Un gruppo molto più piccolo comprende 3 non ebrei non originari diventati ebrei e (ri)diventati cristiani (2 nel ’38, 1 nel 52).
In tutti i gruppi l’età in cui avviene il passaggio è varia, può essere avvenuta in vecchiaia, molti anni dopo il primo passaggio, o nello stesso anno di nascita.
TABELLA 12. NOMI RICORRENTI NEI DUE REGISTRI
| N | di cui: | |
| Battesimo e poi tevilà | 24 | 18 figli di matrimoni misti, 6 di genitori ebrei |
| Tevilà e poi battesimo | 68 | 65 figli di matrimoni misti, 3 di genitori non ebrei |
| Totale | 92 |
11. I rientri
Dal registro dei battesimi si ricavano anche i nominativi di coloro che hanno chiesto e ottenuto di essere riammessi nella Comunità. Fino al 1949 ne risultano 60. Si tratta sempre di ebrei che si sono dissociati senza battesimo. Il rientro comincia nell’immediato dopoguerra.
Altre fonti comunitarie parlano di 131 rientri totali (di cui 32 donne) dal 1945 al 1949. La differenza tra i due numeri può dipendere da coloro che si sono dissociati senza battesimo. È difficile però, al momento, fare i calcoli di rientri qui citati perché si tratta in parte di ebrei, di cui il foglio di rientro all’ebraismo avviene tramite tevilà, citati prima, e di non ebrei, anche ai nostri giorni.
12. Il destino nella Shoà
Confrontando la lista dei nomi dei battezzati fino al 1944 con quella dei deportati e delle vittime degli eccidi[17] emergono dati rilevanti. Dei 1412 battezzati risultano 9 deportati (e morti nei campi) e 1 ucciso in un eccidio in Italia. Se si considera che il rapporto tra il numero dei deportati e uccisi italiani rispetto alla popolazione ebraica generale del 1938 è di circa 1/7 e che quello tra il numero degli ebrei romani deportati e la popolazione romana è di circa 1/6,[18] su un gruppo di 1400 persone, si sarebbero dovute avere almeno 200 vittime mentre ce ne sono solo 10. I motivi per i quali effettivamente il battesimo è servito a salvare tante vite possono essere vari, ma perché abbia funzionato bisogna che i battezzati si siano nascosti. Questo deve essere studiato ulteriormente per la storia locale. Si possono proporre tre ipotesi di spiegazione:
I nazisti non si accanirono, almeno inizialmente,[19] con i figli di matrimonio misto e con i coniugi ebrei di persone ariane. Tra i 1400 battezzati, 472 erano figli di matrimonio misto, 106 donne ebree sposate a non ebrei, di cui 15 nate da matrimoni misti, e 41 donne convertite. Persone che potevano essere catturate, cui vanno aggiunti almeno 250 mariti di mogli non ebree che non si possono calcolare da questi registri, si arriva così a un centinaio.
I battezzati potevano godere di maggiori protezioni esterne, soprattutto da parte della Chiesa (e quando si parla di 4000 ebrei romani nascosti negli istituti cristiani potrebbe essere inclusa in questa cifra almeno una parte dei 1400 battezzati).
I nomi dei battezzati erano stati cancellati dagli elenchi comunitari e dello Stato, elenchi in base ai quali potevano essere state compilate le liste per gli arresti (problema finora non del tutto chiarito e sul quale questi dati possono dare ulteriori indicazioni di verifica).
Anche i dieci casi di morti nei campi nazisti o in un eccidio in Italia, per le loro caratteristiche, possono offrire spunti di riflessione: quattro di loro furono catturati nella razzia del 16 ottobre, ed erano due coppie, una moglie e marito, l’altra due giovani sorelle; nella Tabella 13 vengono riportate le iniziali, la data di nascita, quella di battesimo, quella della notifica del battesimo alla Comunità e il luogo e la data dell’arresto. Su dieci nomi, tre sono di probabile padre non ebreo, gli altri sette sono tutti figli di genitori ebrei.
TABELLA 13. BATTEZZATI E VITTIME
| iniziali | Data di nascita | Data battesimo | Data notifica | Luogo e data di arresto |
| AA | 7/5/1887 | 8/7/1910 | 10/3/1937 | Bolzano 16/9/1943 |
| BG | 23/7/1881 | 4/7/1941 | 12/8/1941 | Roma 16/10/1943 |
| (moglie di BG) | 21/12/1901 | 4/7/1941 | 12/8/1941 | Roma 16/10/1943 |
| CM | 28/3/1901 | 6/9/1938 | 20/9/1939 | Bolsena 3/1/1944 |
| DSE | 10/6/1884 | 25/11/1941 | 25/11/1941 | Chianni 20/4/1944 |
| LG | 28/10/1931 | 28/9/1938 | 19/1/1939 | Roma 16/10/1943 |
| (sorella di LG) | 29/7/1926 | 28/9/1938 | 19/1/1939 | Roma 16/10/1943 |
| PG | 25/10/1916 | 22/5/1940 | 4/9/1958 | Littoria 24/11/1943 |
| RG | 29/6/1877 | 26/4/1939 | 26/4/1939 | Roma 7/4/1944 |
| CS | 3/5/1904 | 21/12/1938 | 23/12/1938 | Roma 24/3/1944 |
I primi 9 non sopravvissero ai campi, l’ultimo fu ucciso alla Fosse Ardeatine.
Dati rilevanti emergono anche dal confronto dei nomi dei convertiti all’ebraismo con i nomi dei deportati e delle vittime degli eccidi. Il numero delle tevilot registrate fino alla vigilia dell’invasione nazista è di 260, di cui solo una minima parte (circa 5) sono rappresentate da rientri dopo battesimi. Tutti gli altri sono convertiti all’ebraismo. Rispetto all’entità del campione ci si aspetterebbe circa 40 vittime; invece risultano essere state deportate “solo” 7 persone, di cui una è riuscita a tornare. Esaminando i dettagli alla Tabella 14 si mettono in evidenza alcuni dati: la concentrazione delle date di cattura (4 il 16 ottobre, 3 nell’aprile del 1944), i legami parentali (GET deportata con il marito, VV con il marito e il fratello, verosimilmente catturati a gruppi). Tutti i cognomi sono ebraici. Per spiegare il motivo della scarsa presenza di deportati in questo gruppo si possono riprendere le considerazioni precedenti: la politica nazista di non infierire sui misti e la più facile possibilità di protezione nell’ambiente non ebreo di origine. Se, come detto prima, il battesimo è servito a salvare le vite nella persecuzione, d’altra parte la conversione all’ebraismo non sembra aver aumentato il rischio.
TABELLA 14. CONVERTITI ALL’EBRAISMO E VITTIME
| iniziali | Data di nascita | Data della tevilà | Luogo e data di arresto | Note |
| AM | 9/3/1914 | 29/10/1922 | Roma 16/4/1944 | |
| DCA | 20/1/1916 | 27/10/1939 | Roma 10/4/1944 | |
| GET | 3/5/1921 | 11/6/1934 | Roma 16/10/1943 | Deportata con marito ebreo |
| MA | 11/12/1928 | 3/7/1941 | Roma 10/4/1944 | Forse ma non rientrato convertito ma rientrato |
| OR | 13/11/1918 | 26/10/1934 | Roma 16/10/1943 | |
| VV | 14/2/1893 | 2/1/1925 | Roma 16/10/1943 | Deportata con marito e fratello |
Sintesi dei dati
La ricerca ha messo in evidenza molti dati rilevanti, che si possono così riassumere. Nel periodo considerato sono stati registrati 1576 battesimi, di cui 1400 si configurano come abiure. Si possono distinguere tre periodi: quello prima della persecuzione, in cui il numero medio dei battesimi annuali è progressivamente salito, quasi raddoppiando da decennio a decennio arrivando a una media annua di 26 alla vigilia delle leggi razziali, per un totale di 470; la persecuzione, in cui il totale è arrivato a 897 (7% della popolazione ebraica), con un picco iniziale di 412 conversioni del 1938; e il periodo successivo di brusca contrazione del fenomeno. Il fenomeno ha interessato soprattutto i bambini; il 60% sono stati battezzati entro i 30 anni. Il 65% dei battezzati era di nascita romana. I battesimi sono stati notificati alla Comunità solo in parte contestualmente, per molti è passato tempo, anche molti anni e anche nel dopoguerra. C’è un rapporto molto forte (fino al 63% negli anni ’20) tra origine mista e scelta del battesimo, che negli anni dopo la persecuzione scende per poi risalire negli anni Settanta. L’incidenza di questo rapporto si riduce al 22,4% proprio negli anni della persecuzione.
In parallelo, ma in direzione opposta, sono state registrate 395 conversioni all’ebraismo. Si tratta nel 73% dei casi di figli, maschi e femmine, di madre non ebrea. L’altro gruppo, più esiguo, presenta una notevole preponderanza femminile (80%).
Il bilancio demografico complessivo conversioni/battesimi è negativo per il picco della persecuzione ma in alcuni periodi non c’è stata grande differenza e dopo la guerra il rapporto si è invertito.
Il comportamento delle donne sposate mostra in linea di massima un adeguamento alla condizione e alla scelta del marito.
Il confronto tra i due registri, quello dei battesimi e quello delle tevilot, ha rivelato la presenza di 92 nomi che compaiono in entrambi. Per 24 persone, la tevilà è l’ultimo atto, espressione di volontà di rientro all’ebraismo. Sul versante opposto, 68 persone dopo una tevilà iniziale si sono battezzate.
Il battesimo è servito a salvare molte vite nella persecuzione. Dei 1412 battezzati, fino a tutto il 1944, risultano solo 10 vittime rispetto a una cifra attesa di 200. D’altra parte, la conversione all’ebraismo non ha aumentato il rischio.
Questo studio è, come si è detto all’inizio, solo preliminare. È necessario verificare i dati incompleti o errati, fare riscontri con altri registri, aumentare le informazioni da altre fonti; identificare i comportamenti nell’ambito delle famiglie e delle reti famigliari; ricostruire le storie personali, passando dalla ricerca quantitativa a quella qualitativa; confrontare con i dati delle altre Comunità per ottenere un bilancio complessivo italiano.
[1] Su Roma: Marina Caffiero, Battesimi forzati. Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei papi, Roma, Viella 2004; Serena Di Nepi, Neofiti, in Adriano Prosperi (a cura di), Dizionario storico dell’Inquisizione Romana. Con la collaborazione di Vincenzo Lavenia e John Tedeschi, Pisa, Edizioni della Normale 2010, vol. 2, pp. 1112-1113; Domenico Rocciolo, Documenti sulle conversioni di ebrei a Roma nel Seicento e Settecento, «Ricerche per la storia religiosa di Roma» 2 (1978), pp. 445-452; Wipertus H. Rudt de Collenberg, Le baptême des juifs à Rome de 1614 à 1798 selon les registres de la “Casa dei Catecumeni”, «Archivum Historiae Pontificiae» 24 (1986), pp. 91-231, 25 (1987), pp. 105-261. Su Modena: Marina Caffiero, Matteo Al Kalak, Convertire e sostenere. Modelli di assistenza ai nuovi cristiani. La casa dei catecumeni di Modena, in Marina Caffiero (a cura di), Itinerari ebraico-cristiani. Società, cultura, miti, Roma, Viella 2009, pp. 71-105. Su Ancona: Giacomo Martina, “Invitare et sua perfidia”. La Casa dei catecumeni di Ancona tra Settecento e Ottocento, «Studia Picena» LXXII (2007) pp. 127-185. Su Ferrara: Michele Campopiano, L’identità coatta. La Casa dei catecumeni di Ferrara, in Michele Luzzati, Maria Giuseppina Muzzarelli (a cura di), Verso l’epilogo di una convivenza. Gli ebrei a Bologna nel XVI secolo, Firenze, Giuntina 1996, pp. 155-174. Su Torino: Donatella Levi, In bilico. Il ghetto ebraico di Torino nel Settecento, Torino, Zamorani 2009. Su Firenze: Samuela Marconcini, La Pia Casa dei Catecumeni di Firenze, in Michele Luzzati (a cura di), Le radici storiche dell’antisemitismo, Firenze, Opus 2003. Su Trieste: Tullia Catalan, La Comunità ebraica di Trieste (1781-1914). Politica, società e cultura, Trieste, Lint 2000, pp. 197-220.
[2] Nel 1938 gli ebrei italiani (il numero non comprende coloro che si erano dissociati dal giudaismo) erano 46.656; alla fine della persecuzione ne risultano circa 29.000 presenze (compresi i liberati al sud, ed esclusi coloro che erano rimasti all’estero in attesa di rientro che gli ex-deportati in attesa di rientro). Cfr. Liliana Picciotto, Il libro della memoria, Milano, Mursia 2002, p. 24. Gli ebrei uccisi dai nazifascisti furono 6.270 (secondo il conto del Libro della Memoria, salvo aggiornamenti, comunicazione personale di Liliana Picciotto), cui vanno aggiunte le morti da cause belliche. Tra gli altri fattori di decrescita furono le emigrazioni (9400 nel periodo) e le conversioni, oltre alla riduzione di nuzialità e natalità durante la guerra. Nella Comunità di Roma, il numero era di 12.494 nel 1938 e di circa 10.500 nel ’45. V. Sergio Della Pergola Anatomia dell’ebraismo italiano, Roma, Assisi-Carucci 1976, p. 29; Raffaele Tagliacozzo, Le trasformazioni demografiche della Comunità Ebraica di Roma (e Appendice), in Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma, Gli ebrei italiani e la Comunità di Roma nel secondo dopoguerra, Roma, Economia e Lavoro, Camera di Commercio di Roma 2007, pp. 95 sgg. I dati sono imprecisi e variabili a secondo di quali sono i differenti criteri di questi censimenti. A conti fatti la Comunità Ebraica di Roma perse quasi 2000 persone come vittime (eccidi e morti per la guerra), una cifra simile di emigrazioni e, come risulta da questo lavoro, circa 1400 convertiti al cristianesimo
[3] Il lavoro fondamentale è quello di Liliana Picciotto, Il libro della memoria, cit. Per un aggiornamento sul numero dei deportati da Roma, v. Silvia Haia Antonucci, Claudio Procaccia (a cura di), Dopo il 16 ottobre 1943. Gli ebrei di Roma: occupazione, resistenza, accoglienza e delazioni (1943-1944), di prossima pubblicazione.
[4] Sono stati pubblicati dati totali sulle dissociazioni in Italia divisi per anni. Cfr. Dante Lattes, Coloro che son partiti, «La Rassegna Mensile di Israel» XXVI (1960), pp. 347-350; nel suo articolo, verosimilmente basato su dati archivistici dell’Unione delle Comunità, si riportano le cifre di «dissociazioni o rinunzie», che dal 1932 al 1944 ammontano a un totale di 6693; più altre 374 fino a tutto il 1949; lo stesso Autore avanza dubbi sulla completezza dei suoi dati; in ogni caso si tratta di una cifra che non si identifica con i battesimi, perché furono in molti a dissociarsi senza battezzarsi. Gli stessi dati sono riportati da Eugenio Sonnino, La conta degli ebrei, dalle anagrafi comunitarie al problematico censimento del 1938, nel sito http://www.demographics.it/public/file_23_1_2011.pdf, p. 21. In Sergio Della Pergola, Precursori, convergenti, emarginati: trasformazioni sociodemografiche degli ebrei in Italia, 1870-1945, in Italia Judaica. Gli ebrei nell’Italia unita, 1870-1945, Roma, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Ufficio Centrale per i Beni Archivistici 1993, pp. 48-81, le cifre riportate a p. 66 si riferiscono alle dissociazioni (non solo ai battesimi) e per quanto raggruppate diversamente da Lattes danno un totale sovrapponibile, più alto solo di poche decine. Dal registro comunitario risultano a Roma, fino a tutto il 1949, 1718 dissociazioni di cui 1466 per battesimo.
[5] Si veda per Trieste, Ellen Ginzburg Migliorino, L’antisemitismo e la Comunità ebraica, in Giacomo Todeschini, Ioly Zorattini (a cura di), Gli ebrei fra Italia nordorientale e impero asburgico. Dal medioevo all’età contemporanea, Pordenone, Studio Tesi 1991, pp. 433-455; Ead., Il censimento degli ebrei a Trieste nel 1938, «Storia e problemi contemporanei» 10 (ottobre 1992), pp. 33-53; per Perugia, Luciana Brunelli, Generazioni di ebrei nel 1938. Il caso di Perugia, «Zakhor» V (2001-2002), pp. 109-135.
[6] Fonti di informazioni sono gli archivi delle singole Comunità, l’archivio dell’Unione delle Comunità, che riceveva dalle Comunità copie delle dichiarazioni, ma anche gli Archivi di Stato, in particolare i documenti della Demorazza: la questione degli accertamenti di razza stava a cuore allo Stato persecutore che riceveva le denunce, le vagliava, le censiva e ne faceva oggetto di relazioni, la cui attendibilità, peraltro, deve essere verificata: cfr. L. Brunelli, Generazioni di ebrei, cit., a p. 130, n. 101. Sui dati della Demorazza, v. Marie-Anne Matard-Bonucci, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, Bologna, Il Mulino 2008, pp. 308-311 e 458-459. La difficoltà sta nel fatto che lo Stato censiva a modo suo la razza e vi inseriva dati confusi sulla religione; probabilmente i criteri di raccolta dei dati variavano da città a città; cfr. Sergio Della Pergola, Appunti sulla demografia della persecuzione antiebraica in Italia, «La Rassegna Mensile di Israel» XLVI (1981), pp. 120-137.
[7] Sono percorsi che vengono segnati da un atto di alto valore simbolico, in un contesto religioso che richiede contatto con acqua speciale che, paradossalmente, ha le stesse origini ma significato radicalmente opposto. Per l’ingresso nell’ebraismo è richiesta la tevilà, che è l’immersione totale del corpo in acque pure; il battesimo cristiano (la stessa parola greca rende la tevilà ebraica) in origine si ispira nel senso e nei modi a questo rito, passando poi dall’immersione all’infusione sul capo. Sul rapporto tra rito ebraico e cristiano delle origini, cfr. Gerard Rouwhorst, A Remarkable Case of Religious Interaction: Water Baptism in Judaism and Christianity, in Marcel Poorthuis, Joshua Schwartz, Joseph Turner (a cura di), Interaction between Judaism and Christianity in History, Religion, Art and Literature, Leiden, Brill 2009, pp. 103-125.
[8] Un esempio di studio di una singola storia in questo senso – senza nomi – è nell’articolo di Di Segni R. Una storia d’amore nell’Italia fascista, «Zakhor» VII (2003-2004), pp. 89-106.
[9] Una circolare del 24/12/1934 di Felice Ravenna, presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, indirizzata a Rabbini, Consiglieri dell’Unione e Presidenti delle Comunità, comunicava dati allarmanti desunti dalle notifiche fatte alle varie Comunità sulle dissociazioni e abiure dal 1867 al 1934. Il numero delle conversioni di Roma risulta essere 119. Questo numero contraddice le registrazioni di conversioni segnate nel nostro registro di riferimento, che al 1943 erano molte di meno, e questo significa che vi erano diverse modalità di registrazione; soprattutto è in notevole contrasto con il numero di conversioni che risulta dal registro, che è di 445 a quella data. O le conversioni non venivano notificate o furono retrodatate.
[10] Art. 8, ultimo comma del R.D-L 17/11/1938, n. 1728.
[11] Nel decennio 1944-53, 71 uomini ebrei e 58 donne ebree fecero matrimonio misto. Cfr. Sergio Della Pergola, Matrimoni ebraici e matrimoni misti nella Comunità di Roma 1926-1978, in Elio Toaff (a cura di), Annuario di Studi Ebraici 1975-76, Roma 1977, pp. 121-144, in part. p. 134. Presupponendo una costanza di questo dato nei decenni precedenti e 3 figli per uomo o donna sposati si arriva a questi totali, ovviamente del tutto presuntivi ma utili come riferimento generico.
[12] E. Sonnino, La conta degli ebrei, cit., pp. 4-10.
[13] Quando poi nel 1938 fu il Governatorato a chiedere i registri comunitari, questi contenevano numerosi individui non ebrei che subirono «conseguenze inaspettate per la loro tranquilla esistenza domestica, professionale, materiale, venendo a torto ritenuti appartenenti alle Comunità», come scriveva il Presidente della Comunità Aldo Ascoli al questore di Roma, il 9 gennaio del 1939.
[14] Sono 632 in tutto e non essendoci differenze tra uomini e donne si può ragionevolmente dividere il totale per due.
[15] La popolazione generale è stata calcolata con questo criterio induttivo: nel decennio 1944-53 vi sono stati 768 matrimoni ebraici (S. Della Pergola, Matrimoni ebraici, cit., pp.121-144), quindi 768 donne ebree sposate a ebrei. Presupponendo una costanza di dati dall’inizio del secolo (ma prima in eccesso, poi ridotta nella Shoà), moltiplicando per 5 decenni, si ottiene il numero di 3840 donne sposate. Nello stesso decennio di riferimento le donne ebree sposate a non ebrei erano 58; presumendo una situazione stabile e quindi moltiplicando per cinque decenni si ottengono 290 donne ebree sposate a non ebrei. Il numero di non ebree convertite è ricavato dal totale delle donne che si sono convertite, vedi oltre nel testo. I numeri sono in eccesso.
[16] Non vengono qui considerate altre registrazioni di conversioni, come quelle fatte nel dopoguerra a Bari per gruppi di profughi in transito (almeno 4), e quelle per il gruppo di San Nicandro (44, di cui 21 nel 1946, 16 nel 1948 e 7 nel 1949); alcune registrazioni del dopoguerra (almeno 11) non sono classificabili.
[17] L. Picciotto, Il Libro della Memoria, cit.
[18] Considerando il rapporto tra popolazione ebraica prima della guerra e numero di vittime, sia per tutta l’Italia (46.656 rispetto a 6.270) che per Roma (12.494 rispetto a circa 2000), cfr. n. 2.
[19] Come risulta dalla relazione del 17/10/1943 di Kappler al suo superiore Wolff.
