Alessandro Litta Modignani - Il Foglio - 21 ottobre 2026

“Chiunque trovi questa mappa, per favore non la distrugga. Risale al 2025. Qui ci sono fiumi. Valli verdi. E confini diversi dai nostri. C’è anche un paese di cui non ho mai sentito parlare: Israele”. Daniela Santus, docente di Geografia all’Università di Torino e autrice di innumerevoli saggi scientifici, esordisce nel campo della narrativa con un romanzo distopico, di schietto impianto orwelliano.
“Il pozzo di Miriam. Una distopia geopolitica” (Edizioni Lindau) è ambientato nel 2057 in un orribile mondo post-atomico. Trent’anni dopo la “Grande-grande guerra”, il pianeta è devastato e dominato da due superpotenze totalitarie, rivali ma concordi nella necessità di cancellare dalla memoria della popolazione ogni retaggio del passato.
