Come i «coloni violenti» sono diventati l'ennesima isteria antisionista, mentre gli attacchi terroristici palestinesi in Cisgiordania continuano a intensificarsi
Adam Louis-Klein - TabletMag - 3 settembre 2026
Nell'immagine: uomini si fronteggiano vicino a bestiame al pascolo nella comunità beduina araba di al-Ka'abneh, a nord di al-Taybeh, a nord-est di Ramallah, in Cisgiordania, il 1° settembre 2026. Mohammad Nazal / Middle East Images / AFP via Getty Images
L’isteria che infuria nei canali mediatici internazionali riguardo alla violenza in Giudea e Samaria — altrimenti nota come Cisgiordania — ha raggiunto nuovi vertici. L’accusa di genocidio ha cambiato bersaglio: ora che la guerra a Gaza è uscita dal centro dell’attenzione, ne ha preso il posto la campagna contro la violenza dei coloni. Il punto cruciale è la logica della giustificazione: le accuse non vengono formulate come affermazioni neutrali, ma sono accompagnate da minacce, conseguenze e sanzioni da infliggere a Israele.
Il 29 agosto, The New Yorker ha pubblicato un articolo di David D. Kirkpatrick che avanzava una strana proposta: poiché gli insediamenti israeliani ostacolerebbero la creazione di uno Stato palestinese contiguo, e poiché coloni israeliani violenti cercherebbero presumibilmente di effettuare una pulizia etnica dei palestinesi, l’unica opzione sarebbe espellere centinaia di migliaia di coloni. In altre parole: gli israeliani starebbero compiendo una pulizia etnica dei palestinesi; pertanto, gli israeliani dovrebbero essere sottoposti a pulizia etnica.
Il New York Times ha seguito la stessa linea due giorni dopo con un lungo articolo che dava spazio a ex generali delle Forze di Difesa Israeliane, i quali accusavano i coloni di attuare un programma di pulizia etnica. «Questi generali hanno combattuto per Israele. Ora vedono il “terrorismo ebraico” come la vera minaccia», proclamava il titolo. Secondo tali generali, regimi e milizie genocidari come l’Iran, Hamas o Hezbollah non costituirebbero la minaccia principale per Israele. Il vero pericolo sarebbero i coloni ebrei. Essi avvertono persino, con un tono piuttosto cupo, che «quando una società si comporta in questo modo, quella società è condannata».
