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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Redazione

Brit Shalom. Come 100 anni fa fallirono i sionisti del governo con gli arabi

Adi Levi Astrachan - 26 ottobre 2026 - Blog dell'Istituto Leo Baeck

Nel 1925 nacque il gruppo «Brit Shalom» («Alleanza per la pace»). I suoi membri, molti dei quali tedeschi o originari dell'Europa centrale, cercavano una soluzione autentica alla cosiddetta «questione araba» attraverso il dialogo e il riconoscimento dell'altro, della sua identità e delle sue aspirazioni. Il gruppo rappresenta uno dei tentativi più significativi di riconoscere l'identità palestinese, pur mantenendo l'aspirazione a creare una patria nazionale ebraica attraverso mezzi pacifici. Conoscerne la storia ci offre l'opportunità di osservare il movimento sionista da una prospettiva diversa, scoprendo la pluralità delle voci che convivevano al suo interno. Eppure, nonostante la ricca produzione di studi accademici dedicati al gruppo, il grande pubblico israeliano lo conosce poco e il sistema scolastico israeliano non ne insegna la storia. Esiste ancora una possibilità di pace?

Il gruppo «Brit Shalom» era composto da accademici, intellettuali, giornalisti e attivisti sionisti. Tra i suoi membri più noti figuravano Martin Buber, R. Binyamin, Shmuel Hugo Bergmann, Gerda Luft, Hans Kohn, Gershom Scholem, Akiva Ernst Simon e Henrietta Szold. Alcuni di loro — tra cui Buber, Scholem, Bergmann e Simon — parteciparono nel 1955 alla fondazione dell'Istituto Leo Baeck di Gerusalemme. Il gruppo operò per meno di un decennio, fino al 1933, e fu oggetto di durissime critiche da parte della maggioranza degli esponenti dello Yishuv, la comunità ebraica della Palestina mandataria, e del movimento sionista, che consideravano i suoi membri disfattisti e traditori.

L'obiettivo principale di «Brit Shalom» era coltivare rapporti di amicizia tra la comunità ebraica e quella araba del paese, partendo dalla consapevolezza che il progetto sionista mirava a fondare una patria nazionale ebraica in una terra la cui popolazione era in maggioranza araba. I membri del gruppo ritenevano che, con il passare del tempo, l'opposizione degli arabi di Palestina al sionismo si sarebbe intensificata e che fosse quindi necessario avviare un dialogo con loro, lavorando alla costruzione di intese capaci di rendere possibile una convivenza pacifica. Per realizzare la coesistenza tra ebrei e arabi, «Brit Shalom» proponeva di rinunciare al diritto di costituire una patria nazionale ebraica in Terra d'Israele nei termini formulati dalla Dichiarazione Balfour. I suoi membri si dichiaravano disposti a limitare l'immigrazione ebraica per non compromettere la maggioranza araba del paese e non alimentare ulteriormente il risentimento nei confronti dello Yishuv. Altri, come R. Binyamin, si opponevano al principio del «lavoro ebraico» (avodà ivrit), che aveva provocato la sistematica estromissione dei lavoratori arabi.

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