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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Redazione

È difficile essere giovani charedi oggi

Michael Eisenberg - Tzarikh Iyun - 16.9.2026

Imprenditore, investitore di venture capital nel settore israeliano e americano dell’alta tecnologia e managing partner del fondo di venture capital Aleph

Molti giovani charedi si trovano oggi a dover affrontare questioni urgenti: il servizio militare, il sostentamento della propria famiglia, il futuro che li attende. Eppure, troppo spesso, invece di cercare una risposta a queste domande, il sistema finisce per considerare chi le pone come una persona debole, o addirittura come qualcuno che sta già scivolando ai margini. Ma domandare non significa necessariamente ribellarsi. Può essere, al contrario, il segno di una responsabilità autentica, del desiderio di confrontarsi con una realtà che cambia e di trovare il proprio posto al suo interno. È arrivato dunque il momento di ascoltare queste domande con onestà, anche quando non abbiamo risposte già pronte.

Quasi vent’anni fa mi trovavo in uno dei gruppi di discussione dell’Israel Democracy Institute. Nel cerchio ristretto sedeva Moshe Abutbul, allora sindaco di Beit Shemesh e, in seguito, deputato della Knesset nelle file dello Shas. Abutbul prese la parola e, con assoluta sicurezza, dichiarò: «Un ebreo di serie A siede e studia Torah; un ebreo di serie B va a lavorare. E lo fa soltanto dopo aver chiesto il permesso al proprio rabbino».

Alzai la mano e gli dissi: «Rav Moshe, per me lei è un ebreo di serie A!».

In questi ultimi giorni, tuttavia, si è scoperto che nella società charedi esiste anche una serie C, come la lettera che si indica sulla scheda elettorale. Per quanto siano numerosi i dissensi che ho avuto e continuo ad avere con il deputato Moshe Gafni, mi ha fatto male constatare che, dopo tutti questi anni, egli abbia scoperto di non appartenere più nemmeno a quella serie B alla quale era stato associato per decenni.

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