Il rabbino Beni Lau è convinto che i giorni del Messia siano ormai in corso: il mescolarsi delle diverse comunità è il compimento delle profezie, e i discendenti dei sopravvissuti della Shoah sono una forma di resurrezione dei morti. Proprio per questo guarda con timore a chi vorrebbe correre in avanti senza accertarsi che tutto il popolo d’Israele sia con lui.
Orly Goldklang - Makor Rishon - 3.8.2026
Qualche anno fa Joan Lau si imbatté in un ebreo vestito di nero che passava per strada e gridava a gran voce: “Il Messia, adesso!”. Joan gli rispose: “Idiota, il Messia è già qui: che cosa stai gridando?”
Joan ride mentre suo figlio, il rabbino Beni Lau, rievoca l’episodio. “Proprio così”, conferma lei, seduta con noi sulla terrazza della sua casa di Gerusalemme, accanto a quella del figlio.
Chi è, dunque, questo Messia che sarebbe già arrivato?
“Mia madre dice sempre che il Messia è un’energia grazie alla quale il mondo diventa migliore: un luogo purificato, liberato dalla politica e dalla forza bruta”, dice il rabbino Beni. “Non ci siamo ancora, ma stiamo andando in quella direzione. E mia madre è stata la mia maestra. Io credo nella concentrazione di quell’idea che dice: ‘la pienezza di tutta la terra è la sua gloria’; quando questa energia si raccoglie in un punto e quel punto viene custodito nella purezza, come ‘la rugiada dell’Ermon che scende sui monti di Sion’, allora si realizza la ‘vita per sempre’. Ma il Messia non arriva senza sobbalzi lungo il cammino. Chi lo immagina come una fantasia che si compie d’un colpo e sistema tutto, si spezzerà al primo urto. Le fratture più gravi le vedi in chi non ha resistenza, in chi non sa reggere il percorso. Il Messia non è un passaggio da zero a cento. La strada fa parte del processo, e saperlo dà forza. Questa, in fondo, è tutta la dottrina messianica.”
“Sai in quale momento il rabbino Tzvi Yehuda Kook colloca l’inizio della redenzione? Non con l’ascesa del Gaon di Vilna, e neppure con l’inizio del sionismo. La colloca דווקא (apposta) con l’espulsione dalla Spagna. La chiusura della Spagna agli ebrei è, per lui, il momento che li orienta verso la Terra d’Israele.”
