L’attacco del 7 ottobre ha avuto un impatto, in un modo o nell’altro, su tutti gli israeliani. Alcuni hanno iniziato a interrogarsi sull’esistenza di Dio; altri si sono avvicinati alla religione e hanno cercato un legame più profondo con la spiritualità.
Linda Gradstein - Jerusalem Post - 20/9/2026
Nella foto: Le strade deserte di Tel Aviv durante Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione e la più sacra delle festività ebraiche. Israele si è completamente fermato per 25 ore in occasione di Yom Kippur, quando gli ebrei osservanti digiunano. 2 ottobre 2025.
Adele Raemer è un’ebrea dichiaratamente laica del kibbutz Nirim, al confine con Gaza, e si sta preparando a Yom Kippur.
«Non sono una persona religiosa e non digiuno a Yom Kippur, perché penso che sarebbe ipocrita», ha raccontato al Jerusalem Post. «Per me è una giornata di silenziosa introspezione. A volte organizziamo dei gruppi di discussione, ma è un giorno in cui apprezzo il fatto di essere nel mio kibbutz, nel mio Paese e di appartenere al popolo ebraico».
Il 7 ottobre 2023, circa 150 terroristi di Hamas penetrarono nel kibbutz Nirim, uccidendo cinque membri della comunità e rapendone altri cinque, portandoli a Gaza. Tre di loro, tutte donne, furono liberate nell’ambito di un accordo di cessate il fuoco con Hamas; i due uomini furono invece uccisi nei tunnel.
Durante i combattimenti nel kibbutz morirono anche tre soldati israeliani. Raemer rimase nascosta per molte ore nella stanza protetta della sua abitazione, prima di essere tratta in salvo dai soldati israeliani e trasferita a Eilat.
