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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Redazione

Vayerà. Analisi letterarie – Abramo e Avimèlekh: il racconto che si capovolge

Rav Jonathan Grossman 2026-5787 – YouTube

Traduzione-adattamento editoriale ChatGPT

1. Un racconto che obbliga a rileggere tutto dall'inizio

Vorrei dedicare la lezione di oggi a una questione che abbiamo già incontrato nel nostro primo incontro, dedicato alla parashà di Bereshit: l'ordine con cui la Torà presenta le informazioni al lettore. Nel brano che esamineremo, tuttavia, questo procedimento narrativo assume una forma particolarmente radicale, perché l'intero racconto sembra orientare il lettore verso una determinata interpretazione, finché, proprio nel versetto conclusivo, compare un'informazione che lo costringe a tornare sui propri passi e a rileggere tutto ciò che precede alla luce di una comprensione completamente nuova. La domanda che ne deriva è fondamentale per l'interpretazione del testo: perché la Torà ha scelto di comunicare soltanto alla fine un dato tanto importante, capace di modificare retroattivamente il significato dell'intera vicenda?

Potremmo definire questo procedimento, prendendo in prestito un'espressione dalla critica letteraria, un racconto che si capovolge, sul modello di quelle composizioni poetiche il cui significato si rovescia improvvisamente negli ultimi versi. Anche nel nostro caso, la conclusione ci obbliga a tornare indietro, perché ciò che avevamo letto fino a quel momento assume un significato diverso.

Mi riferisco al racconto della discesa di Abramo e Sara a Gherar, nel capitolo 20 di Bereshit. Numerosi studiosi moderni hanno sostenuto che questa narrazione manifesti una sensibilità morale più elevata rispetto al precedente episodio della discesa di Abramo e Sara in Egitto, narrato nel capitolo 12, quando i due si trovano di fronte al faraone. Nel nostro racconto, infatti, davanti ad Avimèlekh, re di Gherar, la Torà concede ad Abramo la possibilità di giustificare il proprio comportamento, facendogli dichiarare: «Del resto, ella è davvero mia sorella: è figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre» (Bereshit 20,12). Alcuni interpreti hanno visto in questa precisazione il tentativo di presentare Abramo sotto una luce più onesta e moralmente accettabile rispetto alla sua rappresentazione nel capitolo 12.

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