Mentre l'ala nazional-religiosa ortodossa del sionismo celebra la vittoria demografica e politica, l'ala liberal-religiosa sta cercando di costruire un impressionante apparato di lavoro pubblico. Dai depliant dello Shabbat ben progettati alle sofisticate campagne sul reclutamento degli ultra-ortodossi. Uno sguardo sia strutturale che ideologico-sostanziale.
Yosef Russo - HaKol HaYehudi - 29/1/2026 (In foto: Rav Avraham Stav)
Parte I: Il movimento del pendolo
A prima vista, sembrerebbe che la battaglia fosse decisa. Se negli ultimi anni ci si aggira nelle yeshivot, nelle scuole religiose femminili o persino nei corridoi della Knesset, la sensazione tra il pubblico religioso e ortodosso è quella di una vittoria per knockout. Il processo attraversato dal sionismo religioso è stato un riflesso quasi esatto di ciò che è accaduto nella mappa politica generale di Israele: la bilancia si è chiaramente inclinata a destra - sia politicamente che religiosamente.
Le istituzioni conservatrici - le yeshivot della linea dura, le preparatorie religiose e i nuclei di insediamento - sono cresciute a un ritmo vertiginoso, mentre le istituzioni liberali arrancavano dietro. Anche nell'arena politica, l'ultimo tentativo di creare un'alternativa "liberal-religiosa" nelle figure di Naftali Bennett e Ayelet Shaked, che pretendevano di presentare un ebraismo moderato e unificante, si è concluso con uno spettacolare schianto e una quasi totale cancellazione dalla mappa. Parallelamente, il punto debole storico dell'ala ortodossa - i media - si è improvvisamente trasformato in un punto di forza. Se in passato la destra religiosa balbettava davanti ai microfoni, gli ultimi anni hanno segnato la sua età dell'oro con una solida presa su media influenti come 'Olam Katan', 'BeSheva' e Canale 14.
