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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Redazione

Norman Podhoretz o dell’attualità di un iconoclasta

Andrea Zanardo - Moked.it - 16/03/2026

Dal radicalismo beat alla guerra culturale neoconservatrice: come Norman Podhoretz trasformò una rivista ebraica newyorkese nell'epicentro intellettuale della destra americana — e perché la sua lezione riguarda anche noi.

Secondo un celebre midrash, Abramo – molto prima di diventare il patriarca del monoteismo – era già un giovane inquieto, incapace di accettare il mondo così com’era. Suo padre, Terach, era un commerciante di idoli: statue di legno e di pietra vendute come divinità, un’attività rispettabile e redditizia. Ma per Abramo quella normalità era una menzogna insopportabile. Un giorno, mentre il padre era assente, prese un bastone e distrusse tutte le statue della bottega. Solo una rimase intatta: la più grande, alla quale Abramo mise in mano il bastone. Quando Terach tornò, esplose d’ira e chiese conto al figlio. Abramo rispose con apparente innocenza: non era stato lui, ma l’idolo più grande, che aveva distrutto gli altri. Terach reagì indignato: era impossibile, disse, quelle non erano che statue; non si muovevano, erano solo oggetti. A quel punto Abramo pronunciò la frase decisiva: «Che le tue orecchie ascoltino ciò che la tua bocca ha appena detto». Se gli idoli erano incapaci di agire, di pensare, di decidere, perché venivano adorati? Perché si attribuiva loro potere? Il gesto di Abramo non era solo distruttivo: era una sfida lanciata contro il potere e la paura.

Nella sua carriera intellettuale, Norman Podhoretz ha distrutto molti idoli. Nato nel 1930 a Brooklyn, in una famiglia ebrea di immigrati dell’Europa orientale, entrò alla Columbia University con una borsa di studio, e lì divenne amico di Allen Ginsberg, e parte della generazione beat. Proseguì poi la sua formazione a Cambridge e, dopo il servizio militare, nel 1955 tornò a New York, dove iniziò a collaborare con The New Yorker e Partisan Review, frequentando i circoli degli intellettuali ebrei di formazione trotskista che allora dominavano il dibattito culturale americano. Era un ambiente sicuro di sé, attraversato dall’idea che la storia avesse una direzione necessaria: verso il socialismo. Era un mondo dominato da idoli: la presunta superiorità morale della sinistra liberal e l’indulgenza verso il totalitarismo comunista.

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