“Beato il popolo che conosce la Teruah, o Eterno, nella luce del Tuo volto procederanno” (Salmi 89:16). In quanto giorno del Giudizio, il precetto del suono dello Shofar di Rosh Hashanà ha un duplice scopo: invitarci al pentimento e, nel Tribunale Celeste, confondere il nostro accusatore durante la sua requisitoria.
Ma qual è il collegamento del suono dello Shofar con il motivo della Creazione dell’universo e, in particolare, quella dell’essere umano?
Per rispondere alla domanda analizziamo l’ordine dei suoni dello Shofar.
Due sono i suoni nominati dalla Torah scritta, Teqiyah e Teruah, ma, nella tradizione orale, i maestri sono abbastanza concordi solo su come debba essere il suono della Teqiyah. Riguardo la Teruah, sono in contrasto tanto che per risolvere la diatriba, viene stabilito di aggiungere un terzo suono, lo Shevarim che, alternato alla Teruah, permette di uscire dal dubbio se il suono giusto sia l’uno o l’altro.
I suoni dello Shofar sono così ordinati in serie di Teqiyah, Shevarim-Teruah, Teqiyah: la Teqiyah, un suono lungo e costante, lo Shevarim, un suono spezzettato in tre parti, la Teruah, un suono ancor più frammentato (minimo nove) e a chiudere la serie, una seconda Teqiyah.
Cosa simboleggiano i diversi suoni e perché hanno questo particolare ordine?
Secondo un’interpretazione mistica, i suoni dello Shofar corrispondono ai tempi della storia dell’universo.
La storia, generalmente, viene suddivisa in passato, presente e futuro. Secondo la visione ebraica della storia, passato presente e futuro sono in relazione con le espressioni di una frase che recitiamo molto spesso, sia nelle formule di preghiera quotidiane sia in quelle festive: “Adona-y Melekh/L’Eterno regna, Adona-y Malakh l’Eterno regnò, Adona-y Imlokh leolam vaed/l’Eterno regnerà per sempre”.
Questa frase è composta da un versetto della Torà e da parole tratte da versetti diversi. Ma ora analizziamo meglio questa frase.
“L’Eterno regnò” (Salmi 93:1; 96:10; 97:1; 99:1; I Cronache 16:31): l’espressione si riferisce alla sovranità assoluta di Dio nel passato, prima del peccato del primo essere umano. A questo allude la prima Teqiyah, al puro richiamo di un mondo incontaminato. Infatti, la parola Teqiyah, deriva dalla radice “taqua”, che significa “fissato” o “fissato in posizione”.
“L’Eterno regnerà per sempre” (Esodo 15:18): è un riferimento alla fine dei giorni che fa Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso. Come nella dimensione passata, tornerà l’era della Teqiyah, l’era di un’epoca paradisiaca come quella vissuta dal primo essere umano nel Giardino dell’Eden. Dopo tutte le tribolazioni sopportate nel tempo, il suono un suono lungo e costante della Teqiyah sarà ascoltato ancora una volta, poiché il mondo intero riconoscerà il regno di Dio. Questa è l’era futura in cui “l’Eterno regnerà per sempre”.
“L’Eterno regna” (Salmi 10;16): tra i due suoni lunghi e costanti della Teqiyah, tuttavia, arriva il complesso stadio intermedio. Questa è la realtà attuale, la nostra, quella di un mondo in cui è in atto la lotta tra le forze che vogliono realizzare la dimensione in cui Dio sia al centro del mondo e quelle che ostacolano questa volontà. Questa fase complicata è rappresentata dai suoni ansimanti dello Shevarim e dai singhiozzi spezzettati della Teruah (la parola “Shever” significa rotto e “Rauah” significa traballante). È un periodo di instabilità e incertezza, un’era caratterizzata da progressi e battute d’arresto, progressi e fallimenti.
Ma “beato il popolo che conosce la Teruah”, un popolo che sa affrontare le sfide di questo mondo e che sa trascendere l’incertezza e superare le difficoltà e che nonostante i dubbi e la confusione, è in grado di “camminare alla luce della Presenza divina”, consapevoli che l’era dell’“l’Eterno regnerà per sempre” arriverà certamente.
Concludo con una piccola analisi dell’anno che sta per iniziare.
Gli anni ebraici non hanno tutti la stessa durata. Mentre l’anno gregoriano può durare solo 365 o 366 giorni, l’anno ebraico presenta una gamma di durate molto più ampia. Un anno può durare da 353 a 385 giorni e due fattori contribuiscono a questo fenomeno. In primo luogo ci sono anni che possono avere un mese in più (detti anni embolismici a 13 mesi, 7 in un periodo ciclico di 19 anni); in secondo luogo, la durata di Cheshvan e Kislew, unici variabili tra i 12 mesi dell’anno: entrambi possono avere 29 giorni o 30, oppure Cheshvan può averne 29 e Kislew 30. Mettendo insieme questi due fattori, l’anno più lungo possibile è un anno con 13 mesi in cui, sia Cheshvan sia Kislew hanno entrambi 30 giorni, per un totale di 385 giorni. E il 5787 è proprio quell’anno, il che lo rende un anno speciale e favorevole!
Ma c’è un significato dietro al numero 385, il numero di giorni di quest’anno?
In ebraico, il numero 385 è il valore numerico della parola safah/שפה, che significa “linguaggio”. Ma questo numero corrisponde anche al valore numerico di Shekhinah/שכינה, la Presenza Divina. Gli insegnamenti dei maestri della mistica, collegano la Shekhinah al linguaggio divino e notano che questa connessione si riflette anche nel nostro linguaggio.
Il miglior messaggio augurale per quest’anno che posso fare, è quello di trasformare le nostre vite e le nostre case in luoghi dove la presenza di Dio possa davvero sentirsi a casa. E in una società sempre più abbruttita, incattivita dall’uso improprio del linguaggio, a maggior ragione cerchiamo di sfruttare l’anno più lungo per essere persone che parlano lo stesso linguaggio di Dio, Shanah Tovah a tutti.
