Sono reduce da un viaggio a Roma dove ho visitato, fra mostre e monumenti, la ricostruzione dell’Ara Pacis, l’altare della dea Pace che il Senato dedicò a Ottaviano Augusto nel 13 a. E.V. di ritorno dalle Gallie per celebrare la nuova era che si apriva. A qualche distanza fu collocata una meridiana (horologium) al centro della quale serviva da gnomone un obelisco egiziano: l’ombra di questo avrebbe raggiunto l’ara il 23 settembre, equinozio d’autunno e compleanno dell’imperatore, per sottolineare che il suo concepimento era dunque avvenuto in concomitanza con la “nascita” del sole, cui Augusto era particolarmente devoto nella figura del dio Apollo. Basterebbe questa informazione a documentare quanto i nostri Maestri scrivono nel Talmud a proposito dell’eclissi di sole con riferimento al paganesimo romano anteriore alle origini del cristianesimo.
In tutte le culture fin da antico all’eclissi viene attribuito il significato di presagio di sventura. Si racconta che Cristoforo Colombo si servì di questo strumento in chiave politica per guadagnare posizioni nella conquista dell’America: si recò da un capo indiano e lo minacciò che se non si fosse piegato il giorno dopo avrebbe oscurato il sole. La cosa si verificò puntualmente, lasciando gli indigeni nel terrore. Semplicemente il conquistatore aveva con sé le carte fornitegli dall’astronomo ebreo spagnolo Avraham Zaccuto che gli consentirono di prevedere il fenomeno con certezza.
Anche alla tradizione ebraica non è estranea la visione negativa, sia pure con importanti distinguo. C’è chi sostiene che per questa ragione non si deve preannunciare un’eclissi, così come è proibito invitare altri ad osservare l’arcobaleno. Anche questo fenomeno atmosferico, infatti, è interpretato negativamente: come è noto, ricorda la punizione della generazione del Diluvio e chi lo richiama è come se facesse maldicenza (Mishnah Berurah a Orach Chayim 229, 1 a nome del Chayyè Adam). Altri Decisori contemporanei ritengono invece che essendo l’eclissi un fenomeno largamente annunciato dagli scienziati e dai media, nel nostro caso una preoccupazione simile non sussiste (Rav Neventzal). Comunque abbiamo preferito scrivere dell’argomento a fatti avvenuti.
Ma vediamo le cose con ordine. Come è noto si riconoscono due tipi di eclissi.
L’eclissi di sole si verifica allorché la luna si interpone fra la terra e il sole impedendo a quest’ultimo di irradiare la sua luce sulla terra. Per sua natura si verifica sempre al novilunio e dunque al capo-mese lunare (in ebraico she’at ha-molad o “momento della nascita” della luna in cui questa non si noterebbe del tutto se non fosse per l’allineamento di cui abbiamo parlato). Abbiamo assistito all’eclissi di sole il 12 agosto 2026 (1 Elul).
L’eclissi di luna si verifica allorché la terra si interpone fra il sole e la luna proiettando la propria ombra su quest’ultima oscurandola. Per sua natura essa avviene in occasione del plenilunio e dunque a metà del mese lunare (in ebraico: she’at ha-niggud o “momento della contrapposizione”, in cui la luna è dalla parte opposta del sole rispetto alla terra e mostrerebbe intera la propria faccia se non fosse per l’allineamento di cui abbiamo parlato). Abbiamo assistito all’eclissi di luna il 28 agosto 2026 (15 Elul).
Nella Torah la fonte che ci introduce all’argomento è il versetto seguente:
וּפֶן־תִּשָּׂ֨א עֵינֶ֜יךָ הַשָּׁמַ֗יְמָה וְ֠רָאִ֠יתָ אֶת־הַשֶּׁ֨מֶשׁ וְאֶת־הַיָּרֵ֜חַ וְאֶת־הַכּֽוֹכָבִ֗ים כֹּ֚ל צְבָ֣א הַשָּׁמַ֔יִם וְנִדַּחְתָּ֛ וְהִשְׁתַּֽחֲוִ֥יתָ לָהֶ֖ם וַֽעֲבַדְתָּ֑ם אֲשֶׁ֨ר חָלַ֜ק יְהֹוָ֤ה אֱלֹהֶ֨יךָ֙ אֹתָ֔ם לְכֹל֙ הָ֣עַמִּ֔ים תַּ֖חַת כָּל־הַשָּׁמָֽיִם
Devarim 4,19: …Affinché tu non levi gli occhi al Cielo e vedendo il sole, la luna e le stelle, tutta la schiera celeste, tu (non) ti allontani, ti prostri a loro e presti loro culto, dal momento che H. tuo D. li ha destinati (chalaq) a tutti gli (altri) popoli sotto ogni cielo.
Rashì ad loc.: Destinati: per dar loro la luce (Meghillah 9b). Altra spiegazione: come divinità, cioè: non ha impedito ai popoli di errare dietro agli astri; li ha fatti scivolare (chalaq > hecheliq) dietro le loro vanità (‘Avodah Zarah 55a).
Il versetto stabilisce il principio per cui la soggezione agli astri è l’esito di una scelta sbagliata dei popoli che tuttavia il S.B. non ha ritenuto di impedire. Diverso è il destino del popolo ebraico, una volta che questi ha scelto di sottomettersi all’autorità Divina accettando la Torah.
Quanto all’eclissi di luna, afferma il Talmud che “il volto di Moshe è come il sole, mentre il volto di Yehoshua’ è come la luna” (Bavà Batrà 75b). Moshe ci ha trasmesso la Torah, mentre Yehoshua’ suo discepolo ci ha messo a disposizione Eretz Israel. Ma i due doni non sono soggetti alla stessa durata. Mentre la Torah è un dono perpetuo, come il sole che illumina di luce propria e non si spegne, il dono di Eretz Israel è condizionato all’osservanza della Torah, come la luna che brilla della luce riflessa dal sole. Se però fra il sole-Torah e la luna-Eretz Israel si intromette la materialità, rappresentata dal pianeta terra, impedendo l’irradiazione della Torah su Eretz Israel ecco che Eretz Israel, D. non voglia, si “spegne”!
Ma è all’eclissi di sole che paiono riferirsi alcuni versetti dei Profeti.
לָכֵ֞ן לַ֤יְלָה לָכֶם֙ מֵֽחָז֔וֹן וְחָשְׁכָ֥ה לָכֶ֖ם מִקְּסֹ֑ם וּבָ֤אָה הַשֶּׁ֙מֶשׁ֙ עַל־הַנְּבִיאִ֔ים וְקָדַ֥ר עֲלֵיהֶ֖ם הַיּֽוֹם׃
Mikhah 3, 6: Perciò sarà per voi notte di visioni, si oscurerà per voi tanto da non consentire la consultazione. Il sole tramonterà sui Profeti e il giorno rabbuierà su di voi.
Tutti i commentatori affermano che l’oscuramento del sole allude a una punizione che sarà impedito ai Profeti di preannunciare.
וְהָיָ֣ה ׀ בַּיּ֣וֹם הַה֗וּא נְאֻם֙ אֲדֹ-נָ֣י יֱהֹ-וִ֔ה וְהֵבֵאתִ֥י הַשֶּׁ֖מֶשׁ בַּֽצׇּהֳרָ֑יִם וְהַחֲשַׁכְתִּ֥י לָאָ֖רֶץ בְּי֥וֹם אֽוֹר׃
Amos 8, 9: E avverrà in quel giorno, dice il S. H., che farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in un giorno di luce.
Anche commentando questo versetto Malbim intende l’oscuramento del sole come metafora dell’allontanamento di D. dal popolo di Israel a causa dei suoi peccati. Altri vi hanno voluto vedere invece il riferimento preciso a un eclissi di sole che si è manifestata in Eretz Israel il 15 giugno 753 a. E.V. e che il Profeta avrebbe documentato.
Ma è soprattutto nella fonte seguente che i Maestri scorgono un riferimento preciso.
כֹּ֣ה ׀ אָמַ֣ר ה’ אֶל־דֶּ֤רֶךְ הַגּוֹיִם֙ אַל־תִּלְמָ֔דוּ וּמֵאֹת֥וֹת הַשָּׁמַ֖יִם אַל־תֵּחָ֑תּוּ כִּי־יֵחַ֥תּוּ הַגּוֹיִ֖ם מֵהֵֽמָּה׃
Yirmeyahu 10, 2: Così dice H.: non imparate il comportamento dei popoli e non abbiate paura dei segni celesti (Rashì: cioè delle eclissi), benché i popoli ne abbiano timore.
Bereshit Rabbà 44,12: Ai tempi di Yirmeyahu gli Ebrei volevano praticare l’astrologia, ma il S.B. non glielo permise. Già Avraham lo avrebbe voluto, ma H. non glielo aveva permesso, come è detto: “D. lo fece uscir fuori e gli disse: ‘Guarda (habbèt) verso il Cielo e conta gli astri’ (Bereshit 15,5). Habbatah significa guardare dall’alto in basso: ci insegna che H. fece salire Avraham al di sopra della volta celeste e gli disse: “Finché hai i sandali ai piedi calpesta gli astri”. Chiunque stia sotto di loro ne avrà paura, ma tu che ne stai al di sopra calpestali!”.
Il Talmud affronta l’argomento dell’eclissi per associazione di idee in un contesto dove tratta dell’influenza dei fenomeni atmosferici sull’osservanza delle Mitzwot: l’esenzione dal precetto della Sukkah in caso di pioggia è vissuto a sua volta come un segno di rigetto da parte del S.B.
Sukkah 29a: Insegnavano i Maestri: quando il sole si eclissa è un brutto segno per tutto il mondo. A cosa si può paragonare la cosa? Ad un re in carne e sangue che ha indetto un banchetto per i suoi servi e ha messo una lanterna davanti a loro. Ad un certo punto si adirò con loro e disse al suo servo più fidato: “Togli la lanterna davanti a loro e lasciali al buio”… Non c’è alcuna nazione che sia punita senza che venga punita anche la sua divinità con essa, come è detto: “E con tutte le divinità d’Egitto farò giustizia” (Shemot 12,12). Ma quando Israele esegue la volontà di H. non ha da temere di tutto ciò, come è detto: “Così dice H., non imparate il comportamento dei popoli e non abbiate paura dei segni celesti, benché i popoli ne abbiano timore” (Yirmeyahu 10, 2). I popoli ne avranno timore, Israele non ne avrà timore.
R. David Qimchi (Radaq) ad v.: …Perché gli astri sono servi Miei. Se dunque servirete il Padrone non avrete bisogno dei servi, ma se servirete i servi il Padrone si adirerà. Se dunque servirete Me essi non avranno il permesso di farvi alcun male, né vi danneggerà il loro oscuramento. Quanto ai popoli, il fatto che servano gli astri non porterà loro alcun beneficio, perché è il Padrone che va servito e non i servi: pertanto il fatto di servire gli astri non li preserverà dal danno.
Il senso del versetto è ripreso da R. Yechiel bar Avraham da Roma (padre di Natan, autore del ‘Arukh, sec. XI): Dal Piyut: “Per l’eclissi del sole e della luna” (Cfr. Chayim Schirmann in “Scritti in memoria di E. Sereni”, ebr., p. 103):
הוללים וכסילים בקר וערב כיוכתו | החרס וסהר אם ישתנו ויוחתו | ומפני שמי תיראו ותרהו ותחתו | ומאתות השמים אל תחתו.
Gli sciocchi e gli stolti mattina e sera sono come abbattuti (cfr. Iyov 4,20 e Rashì) / se il sole e la luna mutano si impauriscono / invece temete il Mio Nome, riveriteLo e abbiateNe riguardo / e non abbiate timore dei segni celesti.
Il tema sarebbe stato al centro di un importante dibattito nel XVI secolo. L’intellettuale ferrarese Azaryah De’ Rossi (mantovano di nascita) pubblicò nel 1575 un’opera che suscitò molte ostilità. Nel Meor ‘Eynayim egli mise in dubbio l’autorità del Midrash e della Aggadah, cioè delle affermazioni omiletiche dei Maestri del Talmud anticipando di fatto il moderno approccio critico ai testi. Sebbene De ‘Rossi sostenesse che in materia di Halakhah si dovesse continuare a mantenere le prescrizioni rituali tradizionali, le sue affermazioni scossero gli animi e suscitarono severe reazioni. La più sistematica è stata la risposta del Maharal di Praga che dedicò alla confutazione di De’ Rossi particolarmente la sesta parte del suo Beer ha-Golah.
Una delle argomentazioni di De’ Rossi riguardava proprio le eclissi. Se si tratta propriamente di fenomeni astronomici ricorrenti e prevedibili, come può il Talmud sostenere che si tratti invece di segni premonitori di punizione per atti immorali compiuti dall’uomo? Risponde il Maharal che alla base di questi fenomeni vi è una doppia causalità, o “causa della causa” (sibbah le-sibbah). La giustificazione astronomica è a ben vedere solo la causa più superficiale. Scendendo nel profondo vi è un secondo ordine di motivazioni, quelle che fanno appunto riferimento alla moralità e all’umano comportamento, che dà un senso a tutta la natura. Non ci deve stupire a questo punto, aggiunge il Maharal, il fatto che nel creare il mondo il S.B. abbia già tenuto conto del cattivo comportamento futuro degli uomini come un fatto acquisito. Il male nel mondo, spiega il Maharal, può essere di tre tipi. Esiste un’imperfezione innata della natura indipendente dal comportamento umano, come già sosteneva Maimonide. Esiste il male che l’uomo ha provocato nel mondo in un’epoca posteriore alla prima trasgressione: se questa non fosse avvenuta il mondo sarebbe stato diverso. Ma esiste un livello di imperfezione della natura “intermedio”: pur essendo conseguenza delle umane trasgressioni a sua volta, D. lo ha già connaturato alla creazione sapendo semplicemente che l’uomo trasgredirà. A questo livello appartiene l’oscuramento periodico degli astri. Cosa accadrà nell’età messianica? Anche coloro che ritengono come Maimonide che l’avvento del Mashiach nulla modificherà dell’assetto naturale del cosmo, salvo liberarci dall’asservimento ai popoli, riconosceranno che la luminosità del sole e della luna non avrà più rilevanza, come dice il Profeta:
וְחָֽפְרָה֙ הַלְּבָנָ֔ה וּבוֹשָׁ֖ה הַחַמָּ֑ה כִּֽי־מָלַ֞ךְ ה’ צְבָא֗וֹת בְּהַ֤ר צִיּוֹן֙ וּבִיר֣וּשָׁלַ֔͏ִם וְנֶ֥גֶד זְקֵנָ֖יו כָּבֽוֹד
Yesha’yahu 24, 23: E arrossirà la luna e impallidirà il sole, quando regnerà H. Tzevaot sul Monte Tziyon e Yerushalaim.
R. Chayim David ha-Levy, Resp. ‘Asseh lekhà Rav, V, n.7: “Perché non si recita una Berakhah per l’eclissi?” I nostri Maestri non hanno istituito una Berakhah per l’eclissi, a differenza di altri fenomeni astronomici e atmosferici. La ragione sta nel fatto che essi hanno visto nelle eclissi un segno dell’ira del S.B. Nessuno è autorizzato a creare di sua iniziativa una nuova Berakhah per sé. Se però uno prova la necessità di recitare comunque una Berakhah può farlo attraverso la lettura di un versetto che contiene gli elementi centrali di ogni Berakhah: la parola Barukh, il Nome (Shem) e l’affermazione del Suo Regno (Malkhut):
ויברך דויד את ה’ לעיני כל הקהל ויאמר דוד ברוך אתה ה’ אלקי ישראל מעולם ועד עולם. לך ה’ הממלכה עושה מעשה בראשית.
“E David benedisse H. agli occhi di tutta la Comunità dicendo: Benedetto Tu H. D. d’Israel nostro padre da sempre per sempre. A Te H. appartiene il Regno e crei l’opera della Creazione”.
Non è privo di significato il fatto che entrambe le eclissi di quest’anno si sono avvicendate quest’anno nel mese di Elul, il mese che dedichiamo all’introspezione e alla Teshuvah in vista degli Yamim Noraim. Quello che siamo sollecitati a fare è pentirci dei nostri cattivi comportamenti e formulare migliori propositi per il nuovo anno. Questo è il messaggio delle eclissi.
