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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Marco Del Monte

Kòrach. Quando la domanda non cerca risposta

La Torah non ha paura delle domande. Tutto il Talmud vive di domande. La stessa parola חכמה, chokhmà, sapienza, viene letta dai Maestri del pensiero come כח מה, koach mah: la forza del “che cosa?”. La vera sapienza nasce quando l’uomo sa chiedere: che cosa vuole Hashem da me? Ma non tutte le domande nascono dallo stesso luogo. La Haggadà di Pesach ci presenta quattro figli, cioè quattro modalità diverse di porre quesiti. Il figlio saggio domanda per entrare più profondamente nella Torah; il semplice domanda perché vuole capire; chi non sa domandare ha bisogno che qualcuno apra per lui il discorso. Il figlio malvagio, invece, chiede: “Che cos’è questo servizio per voi?”. Non è una domanda innocente. Non sta dicendo: “Aiutatemi a capire”. Sta dicendo: “Che cosa state facendo? Perché siete ancora legati a queste cose? Voi siete rimasti indietro; Io sono oltre, Io sono più evoluto”. La sua domanda non cerca una risposta, ma vuole denigrare l’altro, trasformare l’ebraismo e gli ebrei in qualcosa di ridicolo, guardare dall’alto chi serve Hashem, sentendosi intellettualmente superiore. Korach appartiene a questa stessa radice: la domanda che non cerca risposta. Il Midrash racconta che chiese a Moshe: “un tallit tutto azzurro ha bisogno del filo azzurro? Una casa piena di Sifrè Torah ha bisogno della mezuzà? Domande brillanti, quasi geniali.

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