Nel silenzio che precede la creazione, non c’era materia, ma vibrazione. La nostra tradizione ci insegna che il mondo non è stato costruito con pietre o cemento, ma attraverso il linguaggio. "In principio", ci dice la Mishnah, il mondo fu creato con dieci espressioni (Ma’amarot). Questa radice spirituale pone la parola al centro dell’esperienza umana, trasformandola da semplice mezzo di comunicazione a strumento di creazione o, purtroppo, di distruzione, nella torre di Babele si distruggerà confondendo il linguaggio. Ma già da prima la storia della parola umana subisce una crisi profonda con Noach. D-o gli comanda di entrare nell’arca per poter salvare l’umanità. I maestri rivelano un significato più profondo: poiché Tevà in ebraico significa sia "arca" che "parola". Entrando nel significato profondo della parola si può salvare l’umanità dalla distruzione. Quando si è entrati nella parola-arca Hashem comanda: "Tzoar taasé la-Tevà" — "Fai un’apertura per la luce nell’arca". Il comando non era solo architettonico, era anche spirituale: "Metti una luce nelle parole che pronunci".
