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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Marco Del Monte

Nitzavìm. Quando shabbàt diventa shofàr

All’apice del mese di Elul, la Parashà di Nitzavim ci consegna un versetto che il Ben Ish Chai trasforma in una vera mappa della Teshuvà: “Questa -cosa- è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu possa compierla». La chiave della lettura del verso è un termine apparentemente semplice: דבר – davar-cosa-parola. Che cosa rappresenta questo termine apparentemente indefinito, ha-davar («la cosa» o «la parola»), che la Torà dichiara essere «molto vicino a te»? Rav Yosef Chayim di Baghdad nel Ben Ish Chai offre una spiegazione esegetica e psicologica precisa: «Ein davar ella shemirat Shabbat – Non vi è davar se non l’osservanza dello Shabbat».

Il fondamento testuale di questa equivalenza nasce dal celebre verso del profeta Isaia sul valore del settimo giorno: «Se tratterrai il piede a motivo del Sabato... e lo onorerai astenendoti dal seguire le tue vie, dal curare i tuoi affari e dal -proferire parola ve-daber davar-» (Yeshayahu 58:13). In questo versetto profetico, il termine davar individua esattamente la frontiera del sacro: i maestri del Talmud vi deducono che di Shabbat il nostro linguaggio debba mutare radicalmente rispetto ai giorni feriali.

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