All’apice del mese di Elul, la Parashà di Nitzavim ci consegna un versetto che il Ben Ish Chai trasforma in una vera mappa della Teshuvà: “Questa -cosa- è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu possa compierla». La chiave della lettura del verso è un termine apparentemente semplice: דבר – davar-cosa-parola. Che cosa rappresenta questo termine apparentemente indefinito, ha-davar («la cosa» o «la parola»), che la Torà dichiara essere «molto vicino a te»? Rav Yosef Chayim di Baghdad nel Ben Ish Chai offre una spiegazione esegetica e psicologica precisa: «Ein davar ella shemirat Shabbat – Non vi è davar se non l’osservanza dello Shabbat».
Il fondamento testuale di questa equivalenza nasce dal celebre verso del profeta Isaia sul valore del settimo giorno: «Se tratterrai il piede a motivo del Sabato... e lo onorerai astenendoti dal seguire le tue vie, dal curare i tuoi affari e dal -proferire parola ve-daber davar-» (Yeshayahu 58:13). In questo versetto profetico, il termine davar individua esattamente la frontiera del sacro: i maestri del Talmud vi deducono che di Shabbat il nostro linguaggio debba mutare radicalmente rispetto ai giorni feriali.
