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Cultura ebraica a tutto campo

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Author page: Marco Del Monte

Ki Tavò. La cesta che vale più dell’oro

Tratto da alcuni Shiurim di Rav Y. Metzgher

La Parashat Ki Tavò si apre con il solenne precetto delle primizie: «Prenderai delle primizie di ogni frutto della terra… le porrai in una cesta e andrai al luogo che HaShem tuo D-o avrà scelto» (Devarim 26:2). La Mishnà (Bikkurim 3:8) descrive però una scena visivamente contrastante: «I ricchi portavano i loro Bikkurim in recipienti d’argento e d’oro, mentre i poveri li portavano in ceste di rami di salice scortecciato; le ceste e i Bikkurim venivano donati ai Kohanim». Sorge subito un paradosso, commentato da Rabbenu Ovadia da Bartenura con l’adagio talmudico: « La povertà corre dietro al povero » (Bava Kammà 92a). Al ricco veniva restituito il suo prezioso vaso d’oro, mentre all'indigente veniva trattenuta persino l'umile cesta.

In una precedente riflessione avevamo già illustrato alcune spiegazioni di questa apparente disparità:

La tutela della dignità: Il ricco disponeva di frutti perfetti in abbondanza; il povero, avendo pochi alberi, poneva i frutti migliori in cima e quelli modesti sotto. Per non svergognarlo svuotando il cesto, il Kohen lo ritirava interamente.

L'umiltà gradita ad HaShem: I metalli preziosi rischiano di destare superbia («Ogni cuore altero è abominio per HaShem», Mishlè 16:5), mentre l’umiltà del povero («Uno spirito contrito è gradito a D-o», Tehillim 51:19) veniva accolta ed elevata.

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