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Le preghiere della donna ebrea

49,00

Una raccolta delle più belle preghiere universali per ogni momento della vita
Prima ristampa 2023 – Pagine 320

Informazioni aggiuntive

Autore

Aliza Lavie

Copertina

Cartonata e plastificata

Formato

170×240 mm

Testo

Testo ebraico e traduzione italiana a fronte

COD: 093 Categorie: , Product ID: 24930

Descrizione

La versione in ebraico di questo libro, Tefillàt Nashìm, è stata pubblicata in Israele alla fine del 2005, e ha goduto di enorme popolarità in tutti i settori della frammentatissima società del paese. È stata adottata dai membri di tutte le principali comunità religiose in Israele, dagli ultraortodossi ai più laici e, ancor più sorprendentemente, dai musulmani e dai cristiani. In effetti, si è sviluppato intorno a essa un vero e proprio fenomeno culturale.

Il libro ha prodotto molte recensioni, conferenze accademiche e dibattiti culturali sui media israeliani. Le poesie liturgiche e le preghiere sono state messe in musica da autori israeliani e altre sono state portate in scena e, contemporaneamente, hanno arricchito la vita religiosa degli individui e delle comunità. Si sono formati gruppi e laboratori per incoraggiare la scrittura di preghiere personali, ispirate allo stile intimo e soggettivo delle suppliche di questo libro.

Aliza Lavie – Dalla prefazione

Prefazione all’edizione inglese

“È possibile vivere senza speranza; forse anche senza verità – ma non senza preghiera, che è la ricerca di entrambe… Se l’arte è la via dell’uomo per dire ‘no’, la preghiera è il suo modo per dire ‘si’. Si all’universo e al suo creatore, si alla vita ed al suo significato, si alla fede, alla speranza, alla gioia. Una torcia per il girovago che ha perso la strada, una scala per Giacobbe, che cerca sogni, una finestra sull’anima”

Elie Wiesel

Alla vigilia dello Yom Kippùr del 2002, ho letto su un giornale un’intervista con Chen Keinan, una donna che aveva perso la sua bambina Sinai, e sua madre Ruthi Peled, in un attacco terroristico in un centro commerciale di Petach Tikva, Israele.

In un istante, Chen era diventata sia una madre privata della figlia, sia un’orfana. Dopo l’attacco, Chen e suo marito, Lior, hanno lasciato Israele e si sono trasferiti negli Stati Uniti. Questa intervista, lo sentivo, era un addio alla società israeliana. Chen era incapace di contenere il panico; restare nel paese dove aveva subito la perdita di ciò che aveva di più prezioso al mondo, era diventato troppo difficile da sopportare.

L’articolo mi aveva scioccato e aveva provocato in me un miscuglio di emozioni burrascose. Il panico e la disperazione di Chen, il suo grido dal profondo del cuore mi avevano lacerato, lasciandomi perplessa e schiacciata dalle domande. Volevo abbracciarla; volevo offrirle parole di conforto, rafforzare il suo spirito. Quando più tardi mi sono recata alla sinagoga per il Kol Nidrè, non riuscivo a pregare. Le parole del libro di preghiere mi sfuggivano. Il poco che ero riuscita a leggere era bagnato dalle mie lacrime. I pensieri si rincorrevano nella testa e mi trasportavano fuori dalla sinagoga, oltre i muri e attraverso i confini del tempo. Pensavo alle molte donne ebree nel corso della storia che avevano subito perdite simili a quella di Chen ed erano rimaste forti. Volevo raccontare a Chen di queste donne, i cui meriti sono conservati in eterno dal Creatore; donne come le nostre matriarche Sara e Rachele. Volevo raccontarle di Elishèva, figlia di Aminadàv, che perdette i suoi figli Nadàv e Avihù; di Ruth la moabita; e di Glückel di Hamelin. Volevo trasmetterle la forza e il coraggio delle donne ebree in Italia; dirle della mia stessa nonna, Hannah Mashiah, che era emigrata da Buchara dove era una donna rispettata, benestante e che aveva sopportato il lutto e la povertà nella Terra Promessa: aveva dato alla luce nove figli ma, già a trentasei anni, ne aveva persi tre ed era vedova. Avrei sussurrato a Chen che la fede incrollabile e risoluta di mia nonna e la sua partecipazione alle funzioni religiose tre volte al giorno, ogni giorno, tutto l’anno, erano il fondamento del mio stesso profondo legame con l’ebraismo. 

Mentre stavo lì, in piedi in sinagoga, combattendo con le domande di Chen e rendendomi conto che il libro di preghiere che avevo in mano non avrebbe potuto fornirmi le risposte, mi sono decisa a cercare il segreto dell’eredità di mia nonna ed esplorare la fede, eterna e potente, delle donne ebree. In quel momento ho intrapreso una ricerca che si sarebbe potuta concludere solo con la pubblicazione di questa raccolta in ebraico e ora anche in inglese (e in italiano, N.d.T.).

Ora sono seduta a Gerusalemme non lontano dalla sinagoga nella quale questa avventura è iniziata. I miei pensieri mi portano alle preghiere che ho imparato a conoscere, alle storie delle vite alle quali mi sono avvicinata, alle donne che ho incontrato e alle conversazioni immaginarie che ho avuto con quelle di loro scomparse da lungo tempo. La pubblicazione di questo libro segna il culmine di un viaggio durato sei anni che mi ha messo in contatto con un mondo spirituale quasi perso nel tempo. Questa collezione raccoglie preghiere che si sono trasmesse di madre in figlia e di figlia in nipote; che erano sussurrate attraverso le generazioni, in Israele e nel mondo, in ebraico e in molte altre lingue della diaspora ebraica, solo raramente scritte o stampate. In questo libro, ci sono preghiere che sono state scritte tremila anni fa, accanto ad altre scritte nel terzo millennio. Il mondo che ho scoperto, il codice antico delle donne ebree che mi si è schiuso, sono qui conservati in un unico volume.

È assai significativo che l’intera concezione ebraica della preghiera sia originata da una donna. Dopo la distruzione del Tempio, è stata fissata una formula di preghiera per sostituire i sacrifici quotidiani offerti al Santuario. Molte delle leggi e dei dettagli riguardanti questa formulazione derivano dalle suppliche di Anna, la madre del profeta Samuele, per avere un figlio. Fra tutte le proposte di preghiere della Bibbia, i rabbini hanno scelto l’appello accorato e personale di una donna a Dio come paradigma per la preghiera individuale e sussurrata, che è il cuore di tutte le funzioni religiose pubbliche. In omaggio all’importanza del suo contributo, i libri di preghiera di molte comunità ebraiche del mondo intero si aprono con le parole “Anna pregava e disse”.

Anna sapeva come pregare senza alcuna guida esterna. L’espressione pura del suo dolore e l’amarezza del suo spirito, unite alla sua manifesta fede nel potere del Creatore dell’universo, sono l’essenza della forza della sua preghiera. Anna anche aveva capito che l’atto di pregare è esso stesso ispiratore e dà forza. Senza curarsi se la richiesta a Dio sarà in fin dei conti esaudita, la preghiera è spiritualmente soddisfacente di per sé. Perciò, come segnala il Chazòn Ish (rav Avraham Yeshayahu Karelitz, 1878-1953), Anna non aveva bisogno di una risposta immediata da Dio per alleviare le sue sofferenze emotive; la sua stessa preghiera le dava sufficiente sollievo e, alla fine, “l’espressione del suo volto non era più [triste]”.

Con il progredire della mia ricerca per questo libro, ho scoperto che il modo di pregare di Anna – un dialogo intimo, emotivo e personale con Dio – era sopravvissuto fra le donne ebree nel mondo intero e attraverso i secoli.

Potevo mostrare una ricca eredità di coinvolgimento delle donne nella creazione e nella divulgazione di preghiere che è proseguita fino ai giorni nostri. Ho percepito un legame diretto fra le vite intensamente spirituali delle donne ebree italiane del quindicesimo secolo e Fanny Neuda, l’autrice del diciannovesimo secolo di un libro di preghiere molto diffuso che ha composto in Germania; sentii l’eco della supplica privata di Anna per avere un figlio nelle techinòt – suppliche, in yiddish composte nel sedicesimo secolo. Mi è capitata fra le mani una lettera che Rabbì Ovadià di Bertinoro scrisse a suo padre nel 1488 e sono stata colpita dal suo ritratto delle donne ebree siciliane. Nonostante esse non avessero un’educazione formale ebraica né conoscessero i testi e non pregassero secondo gli usi, le donne descritte da Rabbì Ovadià di Bertinoro vivevano il loro ebraismo in maniera forte ed emotiva. Il loro ebraismo proveniva dal cuore, dall’anima. Era un dialogo costante, non mediato, con il Creatore; era un ebraismo autentico che era trasmesso, non corrotto, di generazione in generazione. Forse, ho pensato, era sempre stato così; sembrava che le donne ebree, indipendentemente dal loro ambiente, avessero conservato una relazione viscerale, personale con Dio, nell’eco dell’antica preghiera di Anna.

La ricerca per trovare il materiale incluso in questo libro, mi ha messo in contatto con diversi lavori che riflettono un affascinante mosaico femminile: preghiere composte per l’intera comunità, intese perché fossero recitate sia dagli uomini che dalle donne; preghiere per le fedeli nel gineceo della sinagoga o per gruppi di preghiera femminili; testi composti o raccolti e riuniti da uomini per le donne, spesso da un padre per sua figlia, o da uno sposo per la sua sposa. Ho visto testi rari conservati in giro per il mondo – in musei e biblioteche – ma anche in raccolte private, in archivi dimenticati e in ambienti famigliari. Ho trovato preghiere ripiegate dentro alberi genealogici e in siddurìm – libri di preghiere, personali trasmessi di madre in figlia. Ogni preghiera, ogni liturgia ha la sua storia. Spesso, mi ritrovavo senza parole di fronte alla bellezza di una preghiera appena scoperta o mi venivano le lacrime agli occhi per la sua amarezza. In alcuni casi, era l’autore stesso che mi incuriosiva. Le preghiere, le suppliche, le liturgie e i salmi che emergevano sono diversi l’uno dall’altro, ma hanno in comune alcuni temi: il dialogo con il Creatore, la speranza per un futuro migliore e la preoccupazione per il benessere del popolo ebraico.

Le molte donne che ho incontrato e le storie che ho ascoltato mi hanno insegnato le abitudini delle donne nella fede, le cerimonie dimenticate e le versioni uniche delle preghiere. Più di qualsiasi altra cosa, mi hanno dimostrato che c’è un percorso comune che si era rotto fra le preghiere delle “Bubbies”, le preghiere delle “Mamme” (in italiano nel testo, N.d.T.) e le preghiere di un circolo di donne. In molti paesi occidentali, il catalizzatore di questa disintegrazione era il desiderio di adottare stili di vita non ebraici e assimilarsi socialmente. Nello Stato d’Israele, l’accettazione di una formula di preghiera standardizzata, così come l’immigrazione di massa, l’incremento di livello culturale e l’accelerazione di un processo di secolarizzazione, hanno condotto alla scomparsa del mondo spirituale e dell’eredità delle donne ebree di molte parti della diaspora; le loro preghiere, canzoni, cerimonie, usi e versioni speciali di benedizioni non sono però state per nulla dimenticate. Nella maggior parte dei casi, solo una piccola parte degli usi comuni e dei modi di esprimersi tradizionali sono stati documentati. Questo volume ne recupera molti che erano quasi perduti e li conserva per le nostre figlie e nipoti e per le generazioni a venire.

Le preghiere comprese in questo libro sono il frutto di estese ricerche. Il principio guida che ho seguito è stato quello di includere solo preghiere che fossero scritte da, per o sulle donne. In molti casi l’autore della preghiera è esplicitamente nominato. Talvolta, non conosciamo con precisione la sua identità, ma la tradizione attribuisce un certo nome alla preghiera. La maggior parte delle preghiere in questo volume è accompagnata da una spiegazione o da un commento. Quando le informazioni circa l’autore della preghiera – le circostanze che l’hanno portato a scrivere le sue parole, o il suo ambiente e le sue condizioni di vita – non erano disponibili, ho cercato di fornire dettagli supplementari circa l’origine della preghiera. Troviamo preghiere per commemorare ogni occasione e ogni passaggio nel ciclo della vita, dal più terreno allo straordinario. Ci sono preghiere speciali per lo shabbàt e le feste e le date importanti nell’anno ebraico; preghiere per segnare pietre miliari della vita, come Bar mitzvà, matrimonio, gravidanza e nascite; e preghiere per il conforto e la comprensione in momenti di tragedia e di perdita.

Il libro è un lavoro politico ed è stato recepito, in un primo momento, con circospezione da una parte del mondo rabbinico. Ho dovuto spiegare molte volte le mie motivazioni e le mie intenzioni per la pubblicazione di questo lavoro. Al tempo stesso, ho capito che le preghiere, con lo stereotipo conservatore maschile che senza ombra di dubbio molte di esse contengono, rischiavano di offendere la sensibilità moderna e politically correct di alcuni lettori. D’altra parte, esistono svariati volumi di preghiere di donne ebree contemporanee pubblicati negli ultimi anni, molti dei quali presentano un interesse umanistico, universalista e convogliano un messaggio politically correct. Il mio libro non è inteso come contributo a questo genere di libri. Nonostante la sua enorme varietà di fonti geografiche e storiche, questa raccolta evidenzia un’unità nella percezione dello scopo esistenziale. La vita reale delle donne ebree reali attraverso le generazioni è ciò che ha fatto nascere le preghiere che esse hanno creato. Le preghiere riflettono le loro abitudini, credenze, regole e valori. Non ignoriamo né distorciamo le loro voci o i loro messaggi. La mia aspirazione è stata quella di trasmetterle in buona fede, credendo che la loro eredità significativa e irresistibile sia un tesoro che né i testi universalistici contemporanei, da una parte, né il libro di preghiere tradizionale, dall’altra, possono sostituire. Per la salvezza dell’identità e della continuità generazionale delle donne ebree nel presente e nel futuro, è questo retaggio – che sopravvive in un numero sempre più piccolo di cuori e di menti – che ho voluto reclamare prima che scomparisse completamente dalla nostra vista. Infine, il libro e la discussione vivace e multiforme che l’hanno circondato, hanno riscattato dall’oblio le innumerevoli donne – gli individui e le comunità intorno a esse – e hanno restituito loro la giusta posizione all’interno della Storia, della consapevolezza, della tradizione e della preghiera ebraiche.

La versione in ebraico di questo libro, Tefillàt Nashìm – Le preghiere delle donne, è stata pubblicata in Israele alla fine del 2005, e ha goduto di enorme popolarità in tutti i settori della frammentatissima società del paese. È stata adottata dai membri di tutte le principali comunità religiose in Israele, dagli ultraortodossi ai più laici e, ancor più sorprendentemente, dai musulmani e dai cristiani. In effetti, si è sviluppato intorno a essa un vero e proprio fenomeno culturale. Il libro ha prodotto molte recensioni, conferenze accademiche e dibattiti culturali sui media israeliani. Le poesie liturgiche e le preghiere sono state messe in musica da autori israeliani e altre sono state portate in scena e, contemporaneamente, hanno arricchito la vita religiosa degli individui e delle comunità. Si sono formati gruppi e laboratori per incoraggiare la scrittura di preghiere personali, ispirate allo stile intimo e soggettivo delle suppliche di questo libro. Un esempio particolarmente toccante del coraggio e dell’impeto che il libro ha provocato è “Yizkòr – Preghiera per un figlio” (non presente nell’edizione italiana N.d.T.) che Dalia Wertheim-Yohanan ha composto per la sua amica Reena Robinson, il cui figlio, Matanya, un soldato dell’esercito israeliano, è stato ucciso in battaglia.

Dalle reazioni alla pubblicazione del libro in ebraico in poi, mi sono imbattuta in molte altre preghiere e cerimonie femminili e ho scoperto altre donne scrittrici i cui nomi non apparivano da nessuna parte nelle pagine dei libri di storia ebraica. Ho anche continuato a scoprire sempre di più la popolarità e la divulgazione di alcune preghiere contenute nel libro. Dalla pubblicazione di Tefillàt Nashìm, ho scoperto donne che recitavano la “Preghiera per un figlio sotto le armi” durante la Prima Guerra Mondiale così come si fa in Israele oggi.

La fiorente ricerca contemporanea sul genere (maschile e femminile) e sull’ebraismo porta con sé la speranza che vengano rivelate nuove informazioni che daranno nuova luce a questo libro – sia aggiungendo nuove interpretazioni al materiale qui pubblicato sia introducendo nuove preghiere e autori fin qui sconosciuti. Contemporaneamente, ho cercato di presentare le preghiere in modo da mantenere la loro autenticità testuale unita alla loro rilevanza nel ventunesimo secolo, per le donne così come per gli uomini, per gli ebrei e i gentili.

La mia speranza per questa raccolta è resa magnificamente da questa leggenda chassidica:

Quando il Bà’al Shem Tov prevedeva un pericolo mortale per il popolo ebraico, si recava in un certo luogo nella foresta; là accendeva un fuoco e pronunciava una certa preghiera con intensa concentrazione e la sentenza veniva miracolosamente annullata.

Tempo dopo, quando il suo discepolo rav Dov-Ber, il Magghìd di Mezritch, si trovava di fronte ad un problema simile di importanza vitale, si recava nello stesso luogo nella foresta, dove dichiarava: “Padrone del mondo: non so come accendere il fuoco ma sono capace di offrirti la preghiera” – e la medesima miracolosa liberazione avveniva.

Ancora una generazione successiva e fu rav Moishe Leib di Sasov che cercò di salvare il suo popolo. Si recò nella foresta e disse: “Non sono capace di accendere il fuoco; le meditazioni segrete della preghiera sono anch’esse andate perdute. Ma almeno posso essere qui nel luogo della foresta dove tutto accadde”. Questo da solo fu sufficiente per eliminare la sentenza.

Passò un’altra generazione ancora e fu il turno di rav Yisrael di Ruzhin di implorare il perdono divino. Sedette sul suo seggio imponente, tenendo il capo fra le mani e parlò con il Santo, Benedetto Egli sia: “Padrone dell’universo: ascolta la mia voce. Non posso accendere il fuoco, né conosco la preghiera. Non posso nemmeno trovare il luogo nella foresta. Tutto ciò che so fare è raccontare la storia. Fa che ciò sia sufficiente”.

E, certamente, la supplica del quarto tzaddìk non fu meno efficace delle azioni dei suoi tre predecessori.

La mia speranza è che questo volume riesca a evocare e rivitalizzare l’enorme retaggio della fede delle donne ebree – questa è la storia che questo libro vuole raccontare.

Aliza Lavie, primavera 2008

Prefazione all’edizione italiana

Anna, che sarà la madre di Samuele, di fronte al marito che non capisce il suo pianto di donna sterile e le risponde lamentandosi a sua volta: Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli? Prende lei stessa l’iniziativa e va con decisione e da sola, a presentarsi all’Eterno, con la promessa di dedicargli il figlio che nascerà. Nel midràsh Bereshìt Rabbà ci si chiede per quale motivo sono diventate sterili le madri: «… perché l’Eterno desidera la loro preghiera e desidera le loro parole». Anna si rivolge a Dio direttamente, per implorarlo di farla divenire madre, rivolgendosi al «Signore delle schiere», mossa dal suo dolore ma con molta fermezza. Esistono – nella ricchezza dell’interpretazione ebraica – le schiere del mondo superiore che non hanno alcuna discendenza, ma non muoiono: sono gli angeli celesti. Le schiere del mondo inferiore invece hanno il destino di morire, ma hanno una discendenza: sono gli esseri umani. Anna si rivolge a Dio, in un colloquio confidenziale: «Se io appartengo alle schiere di sopra, allora non farmi morire; ma se appartengo a quelle di sotto, allora Tu devi darmi una discendenza». Anna contende con Dio, preferisce essere mortale e avere una discendenza che garantirà anche la sua rispettabilità sociale. Ma Elì, il sacerdote del santuario, non vede di buon occhio la donna che si pone in rapporto diretto con Dio e l’accusa di essere ebbra a causa delle preghiere non formali sussurrate a fior di labbra da lei che, con tanta intensità, non accetta il suo essere sterile. Il Salmo di Anna enfatizza il ruolo della madre che ha avuto un figlio “grazie all’Eterno”. La preghiera di ringraziamento canta:

«Ha gioito il mio cuore nell’Eterno, 

grazie all’Eterno mi sono sollevata,

la mia parola ha trionfato sui miei nemici,

perché ho gioito della Tua salvezza.

Non c’è un santo come l’Eterno, perché nessuno è come Te,

e non c’è roccia pari al nostro Dio.[…]

L’Eterno fa morire e fa rivivere,

fa scendere allo sheòl e ne fa risalire».

In questo racconto tutto femminile troviamo un primo accenno ai “morti che rivivono”, un tema centrale nella preghiera del popolo d’Israele.

Dai tempi biblici delle madri d’Israele, di Miriam e di Anna e fino ai nostri giorni, lungo tutte le generazioni, molte donne hanno saputo esprimere le loro aspirazioni, le ansie e i dolori, le gioie e le speranze, rivolgendosi al Signore con la fiducia di essere ascoltate, anche se le parole spesso erano altre rispetto al formulario rituale. Sono testi in prosa, spesso scritti in forma poetica, e sono documenti da cui risulta evidente che le donne sapevano bene destreggiarsi con la scrittura, in ebraico e nelle lingue parlate nelle varie comunità, ad esempio il ladino e lo yiddish.

La vita ebraica è un frequente rimando al Cielo e la giornata è punteggiata da benedizioni al Signore: che ci fa riaprire gli occhi al giorno dopo aver superato i pericoli insiti nell’incoscienza del sonno, che ci permette di godere del creato, che ci nutre con i prodotti della terra, e così via nelle varie attività e occasioni di lavoro, di viaggio, di festa, fino al momento di affidarsi a Dio prima del riposo. Le formulazioni delle preghiere sono codificate fin dai tempi talmudici, alcune devono essere pronunciate in orari e giorni fissati dal lunario ebraico: in questo caso i nostri maestri hanno esentato le donne dall’obbligo della preghiera. Il loro ruolo di madri e il loro essere garanti della vita ebraica e della kashrùt della famiglia non garantirebbe una costante presenza attiva nelle ore prescritte.

Ma la preghiera tuttavia permea ogni giorno e ogni ora della vita delle donne, che in alcuni casi plasmano i testi scritti da mani maschili, con forme grammaticali riferite agli uomini, e li trasformano in forme al femminile. Così si trovano anche in Italia – nel secolo XV e nel primo Cinquecento – manoscritti di libri delle preghiere mattutine evidentemente copiati per una donna, in cui si legge: «Benedetto sii Tu o Eterno, nostro Dio, che mi hai creato secondo la Tua volontà», e non «… che non mi hai creato donna», com’è usuale. In alcuni casi si trovano trasformazioni ancora più incisive, come: «… che mi hai creato donna, e non uomo», e ancora la benedizione a Dio «… che non ha fatto di me un’ancella e una serva».

Questo libro, che si pubblica ora in traduzione italiana dall’originale in ebraico, raccoglie testi di preghiera scritti dalle donne, in tempi diversi e in vari ambiti della diaspora: a volte ricalcano i formulari in uso nelle loro comunità, con piccoli significativi cambiamenti, a volte si tratta di una scrittura originale, per occasioni particolari, in prosa o poesia. Le preghiere sono suddivise sotto titoli che richiamano vari momenti dell’anno ebraico – come ad esempio Pèsach, la Pasqua – oppure le varie occasioni legate alla vita biologica della donna ebrea – come il momento della menopausa– così come i vari accadimenti della vita familiare: il matrimonio, il divenire madre, l’essere guida per i figli. Una parte importante è riservata ai tre doveri della donna, desunti dalla Torà: l’accensione dei lumi del sabato, il precetto della challà – il pane del sabato, e l’immersione rituale mensile nel periodo fertile. Crisi e sofferenze trovano spazio, con parole di dolore e di speranza, nelle preghiere che le donne ebree come le loro compagne di tutte le culture compongono in modo spontaneo e profondamente sentito nei momenti di pena.

Se nel cuore dell’Europa medievale, a Worms, un documento fa riferimento alla sinagoga delle donne, oggi si vanno diffondendo in Israele sinagoghe che danno alle donne maggiore spazio di quello che era loro riservato tradizionalmente: soprattutto c’è un lavorio di ricerca originale sui testi tradizionali, per preparare lezioni che vengono poi offerte al pubblico sia maschile che femminile nell’ambito della lettura della Torà nei giorni di sabato, sermoni dai quali un tempo erano rigorosamente escluse le donne, e che oggi ritroviamo invece anche pubblicati per esempio nei volumi di Kolèkh – La tua voce (di donna), raccolte di interventi molto seri e documentati di parte prevalentemente, anche se non esclusivamente, femminile.

Con questa raccolta di preghiere di donne ebree si apre anche al pubblico italiano l’opportunità di prendere parte al dibattito, attualmente molto vivace soprattutto in Israele, sulla presenza femminile nella cultura tradizionale delle comunità ebraiche.

Laura Voghera Luzzatto

Indice

Prefazione all’edizione inglese 7

Sull’edizione italiana 13

Prefazione all’edizione italiana 15

Momenti nella vita della donna 23

Preghiere di ogni giorno 25

Ascolta la mia preghiera 26

Sarà mattino 28

Preghiera di una madre al mattino presto 32

Tre benedizioni sostitutive della benedizione «… che mi ha fatto secondo la Sua volontà» 34

Preghiera per tutte le occasioni 36

Canti segreti 40

Preghiera prima di addormentarsi per le donne 44

Bat mitzvà 46

Preghiera per il Bat mitzvà 48

Il Cantico di Debora 52

Preghiera della giovane fanciulla 56

Supplica della ragazza alla comparsa del primo ciclo mestruale 60

Trovare marito 63

Preghiera affinché la ragazza trovi lo sposo adatto 64

Trovare la propria metà 66

Il giorno del matrimonio 69

Preghiera per la donna nel giorno del suo matrimonio 70

Siano benedetti 72

Sterilità e fertilità 75

Preghiere per la fertilità 76

Preghiera per coppie senza figli 78

Gravidanza e parto 81

Preghiera della donna per un figlio maschio 82

Implorazione della donna gravida 86

Preghiera per alleviare il dolore della gravidanza 88

Prima del parto 90

Preghiera delle levatrici 92

Preghiera dell’ostetrica per la donna partoriente 94

Ringraziamento dopo il parto 96

Preghiera della donna dopo il parto 98

Supplica della puerpera, quando si reca per la prima volta in sinagoga dopo il parto 102

Misheberàkh per la nascita di una figlia 104

Zèved Habàt – Cerimonia per la nascita di una bambina 106

Zèved Habàt – Cerimonia per la nascita di una bambina – Comunità di Roma 110

Preghiera della donna prima della circoncisione del figlio 112

Preghiere delle madri 115

Supplica della madre che porta il figlio dal maestro di Torà 116

Preghiera della madre alla comparsa del primo ciclo mestruale della figlia 120

Preghiera della madre per il bar mitzvà del figlio 122

Preghiera della suocera 124

I precetti delle donne 127

Accensione dei lumi dello shabbàt 129

Supplica prima di accendere i lumi 130

Preghiera prima di accendere i lumi 132

Preghiera dopo l’accensione dei lumi secondo l’uso yemenita 134

Preghiera di Anna 136

Preghiera del venerdì sera 138

La separazione della challà 141

Supplica per il prelievo della challà 142

Preghiera per il prelievo della challà 144

Per merito di questa challà, che è chiamata reshìt (inizio) 146

Supplica di Perla 152

Immersione e purificazione 155

Preghiera per l’ultimo dei Sette giorni puliti 156

Preghiera della donna che s’immerge nel mikvè 158

Preghiera prima dell’immersione 160

Preghiera della donna prima dell’unione 162

Preghiera della donna per un buon concepimento 166

Preghiera per la donna in menopausa 170

Shabbàt 175

Io Ti sono grata – Benvenuto agli angeli 176

Benedizione delle figlie e dei figli 178

Misheberàkh per le donne 180

Preghiera della donna al termine dello shabbàt 182

Capo mese 185

Supplica per la vigilia del Capo mese 186

Supplica delle matriarche per la benedizione del mese 188

Pèsach 193

Misheberàkh di Pèsach 194

La cantica di Miriam 196

Canterò, come la cantica di Mosè e Miriam 198

Haggadà della libertà 200

Shavu’òt 203

Poema di Merecina 204

Tishà Beàv 207

Parole amare 208

Elegie femminili per il Nove di av 212

Il mese di elùl, Rosh Hashanà e Kippùr 215

Supplica delle matriarche per il Capo mese di elùl 216

Supplica da recitare quando si estrae il rotolo della Torà a Ròsh Hashanà 226

La notte di Kippùr in Sicilia 230

Sukkòt 233

Supplica dopo aver preso le Quattro specie 234

Preghiera della donna nel momento in cui rimuove il pittàm dal cedro 238

Sheminì ’Atzèret e Simchàt Torà 241

Preghiera per la pioggia 242

Canto per Simchàt Torà 248

Chanukkà 251

Giuditta 252

Tu Bishvàt 257

Sèder di Tu Bishvàt 258

Purìm 261

Preghiera della regina Ester 262

Momenti di crisi 267

Malattia 269

Preghiera per la donna per la pronta guarigione e per trovare marito 270

Preghiera per il marito malato 272

Cambio del nome per una donna malata 276

Perdita e lutto 279

Preghiera della madre presso la tomba del figlio 280

Supplica per l’anniversario della morte 284

Preghiera della sposa infelice 288

Preghiera per le ’agunòt e per le donne che non ottengono il divorzio 292

Preghiere di pace e redenzione 295

Preghiera sulla tomba della matriarca Rachele 296

Canto della redenzione 302

La preghiera di Glückel di Hamelin 304

Ringraziamenti 309

Bibliografia 312

Libri di preghiere, libri di preghiere per le festività (machazorìm) e libri di usanze 318

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