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Rosh Hashanà. Rinascere, sempre noi stessi, ancora una volta

Restare sempre se stessi ma anche cambiare continuamente: è la condizione propria degli umani. Quando la mattina ci svegliamo siamo in genere coscienti di essere la stessa persona che si è addormentata la sera precedente. Ma siamo anche altro: vecchie cellule sono morte e nuove cellule le hanno sostituite. Riusciamo a vivere solo in virtù di una capacità trasformativa che garantisce la continuità individuale e collettiva. Siamo uno strano dosaggio di persistenza e mutazione; e se ciò è vero a livello fisico/biologico, lo è ancora di più a quello emotivo/identitario: percepiamo ogni oscillazione interiore pur essendo consapevoli dell’unità del nostro io. Questo impasto esistenziale - verrebbe da dire all’incrocio tra il minerale, il vegetale e il vivente - mi pare espresso con chiarezza dal senso profondo di Rosh ha Shanah.

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