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Pèsach. “Vendere casa” per non fare le pulizie?

Commentando nel Birkè Yossef la discussione fra i Maestri se è lecito delegare altri a eliminare il nostro Chametz in vista di Pesach (Shulchan ‘Arukh, Orach Chayim 434, 4), il Chidà di Livorno (sec. XVIII) narra di una controversia sorta in una località imprecisata dei tempi suoi. Reuven e Shim’on erano vicini di casa: il primo possedeva un appartamento con molte stanze, mentre il secondo viveva in un monolocale. Reuven faticava a pulire la casa per Pesach data la sua ampiezza. Shim’on, d’altronde, dopo aver terminato rapidamente il lavoro nella sua modesta abitazione, decise di propria iniziativa di dare una mano al ricco dirimpettaio. Evidentemente aveva accesso al suo appartamento e senza dirgli nulla glielo fece trovare sgombro, credendo sinceramente di fargli un favore. Ma Reuven non apprezzò l’idea, al punto di rivolgersi per un parere rabbinico al Chidà: Shim’on gli aveva sottratto una Mitzwah che spettava al padrone di casa. Il Chidà diede ragione a Reuven. Secondo la Halakhah, se una persona porta via ad un’altra l’opportunità di eseguire un precetto, gli sottrae la ricompensa della Mitzwah stessa e ciò costituisce un danno, che i nostri Maestri arrivano a quantificare in una multa (Bavà Qammà 91b e Tos. ad loc. s.v. chiyyevò; Maimonide, Hil. Chovèl u-Mazzìq 7, 13-14).

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