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Chukkàt. Facciamo i conti

Verso la fine della parashà è raccontato che Moshè inviò degli ambasciatori a Sichòn, re degli emorei,  chiedendo il permesso di passaggio attraverso il suo territorio al fine di poter entrare nella terra d’Israele. Il re Sichòn non solo non diede il permesso di passaggio ma anche uscì con tutto il suo esercito nel deserto dove erano accampati gli israeliti per dar guerra. Le cose non andarono bene per Sichòn. Egli fu ucciso, il suo esercito fu distrutto e le sue città conquistate dagli israeliti. Il nome di Sichòn, e la guerra vittoriosa nei suoi confronti, viene citato da Moshè numerose volte nel libro di Devarìm e appare anche nei libri di Yehoshua’ e dei Shofetìm e perfino nel libro di Nechemià, scritto al ritorno dall’esilio babilonese. La vittoria era stata così miracolosa e impressionante che servì alle generazioni future per dare coraggio al popolo quando dovevano combattere. Moshè oltre a essere il sommo profeta, fu anche il generale che non perse neppure una battaglia.

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